Il risk management nell’ambito della finanza locale pone problemi operativi rilevanti soprattutto in merito al ricorso ai prodotti “strutturati”, quali i derivati, e, in particolare, alle operazioni di interest rate swap, che non occasionalmente hanno deluso le aspettative riguardo ai vantaggi economici conseguibili; nel perseguirli, non sempre con piena cognizione di causa, ci si è avvalsi di tali contratti fino a totalizzare volumi preoccupanti, che per giunta le rilevazioni statistiche possono sottostimare. Di qui l’emanazione di norme via via più stringenti, destinate ad arginare la creatività, talora eccessiva, che si è rimproverata agli enti territoriali alle prese con l’innovazione finanziaria. Se i derivati hanno contribuito a far evolvere il sistema finanziario, i rischi crescenti che si sono assunti loro tramite lasciano supporre intenti non circoscritti all’immunizzazione, persino nel segmento oggetto di indagine; eppure, i criteri ai quali ci si dovrebbe ispirare nel contesto di riferimento – in primis relativi a efficienza, efficacia ed economicità – risultano inconciliabili con obiettivi diversi da quelli limitati alla copertura, quali quelli propri dell’arbitraggio e, persino, della speculazione. Dovrebbe improntarsi a cautela anche il comportamento degli intermediari finanziari, per non pregiudicare la validità dei contratti derivati, nell’agire in contropartita con le autonomie locali. Da un lato, si tratta di rispettare con rigore i requisiti soggettivi e oggettivi, che si sono introdotti nel tempo per l’operatività di queste ultime nei termini prospettati; d’altro lato, non possono nascondersi i timori in ordine ai rischi di vario tipo (compresi quelli legali e reputazionali), ai quali gli intermediari bancari – e, in genere, finanziari – restano esposti, in relazione all’attività nel comparto della finanza locale. In definitiva, bisogna mettere in guardia dal rincorrere lucri speculativi sul versante sia della domanda, sia dell’offerta, senza peraltro disconoscere le opportunità implicite negli strumenti sintetici.

Regole per l'operatività in derivati, Lezione 2 - Corso Risk management e derivati

MORI, MARGHERITA
2008

Abstract

Il risk management nell’ambito della finanza locale pone problemi operativi rilevanti soprattutto in merito al ricorso ai prodotti “strutturati”, quali i derivati, e, in particolare, alle operazioni di interest rate swap, che non occasionalmente hanno deluso le aspettative riguardo ai vantaggi economici conseguibili; nel perseguirli, non sempre con piena cognizione di causa, ci si è avvalsi di tali contratti fino a totalizzare volumi preoccupanti, che per giunta le rilevazioni statistiche possono sottostimare. Di qui l’emanazione di norme via via più stringenti, destinate ad arginare la creatività, talora eccessiva, che si è rimproverata agli enti territoriali alle prese con l’innovazione finanziaria. Se i derivati hanno contribuito a far evolvere il sistema finanziario, i rischi crescenti che si sono assunti loro tramite lasciano supporre intenti non circoscritti all’immunizzazione, persino nel segmento oggetto di indagine; eppure, i criteri ai quali ci si dovrebbe ispirare nel contesto di riferimento – in primis relativi a efficienza, efficacia ed economicità – risultano inconciliabili con obiettivi diversi da quelli limitati alla copertura, quali quelli propri dell’arbitraggio e, persino, della speculazione. Dovrebbe improntarsi a cautela anche il comportamento degli intermediari finanziari, per non pregiudicare la validità dei contratti derivati, nell’agire in contropartita con le autonomie locali. Da un lato, si tratta di rispettare con rigore i requisiti soggettivi e oggettivi, che si sono introdotti nel tempo per l’operatività di queste ultime nei termini prospettati; d’altro lato, non possono nascondersi i timori in ordine ai rischi di vario tipo (compresi quelli legali e reputazionali), ai quali gli intermediari bancari – e, in genere, finanziari – restano esposti, in relazione all’attività nel comparto della finanza locale. In definitiva, bisogna mettere in guardia dal rincorrere lucri speculativi sul versante sia della domanda, sia dell’offerta, senza peraltro disconoscere le opportunità implicite negli strumenti sintetici.
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