La compressione degli spazi di autonomia di quelle particolari formazioni sociali che sono gli ordini professionali passa, oltre che per le recenti politiche normative, anche per il tramite delle concrete modalità di svolgimento delle funzioni esercitate dalle autorità indipendenti, ed in particolare dall’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato. Attraverso l’uso dei poteri sanzionatori, l’AGCM svolge una funzione conformativa della regolazione dei servizi professionali in grado di “svuotare” l’autonomia deontologica delle categorie professionali. In questo contesto, l’A. recupera la lettura del diritto della concorrenza come nuova forma di governo statale dell’economia elaborata da autorevole dottrina con riferimento al contesto del rapporto tra Stato e Regioni (Tesauro), e la declina in relazione ad una specifica recente casistica, evidenziando i limiti dell’approccio manifestato dall’Autorità garante per la concorrenza e confermato dal Giudice amministrativo. Questo approccio applica ai servizi professionali istituti e meccanismi elaborati in altri contesti e non sembra consapevole della natura normativa e non negoziale dei codici deontologici più volte affermata dalla Corte di cassazione, con esiti assai problematici sul terreno dello straripamento di poteri in danno della cognizione del Giudice di legittimità, che, secondo l’ordinamento vigente, ha l’ultima parola in ordine al controllo della deontologia e delle funzioni disciplinari. Ne risulta una sorta di pericolosa “aggressione” all’autonomia deontologica, che presenta tono costituzionale in quanto colpisce una delle più antiche espressioni del pluralismo democratico, oltre a porsi in controtendenza rispetto ad esigenze di buona regolazione provenienti dagli stessi mercati: le regole deontologiche contribuiscono a preservare un bene giuridico essenziale alle dinamiche di mercato, e cioè la fiducia. Anche sotto una prospettiva interna agli interessi della fluidità delle relazioni economiche, le regole deontologiche si rivelano strumenti preziosi di sostegno e accompagnamento per un assetto efficiente del mercato.

Concorrenza, statalismo e crisi dell'autonomia deontologica

Giuseppe Colavitti
2016

Abstract

La compressione degli spazi di autonomia di quelle particolari formazioni sociali che sono gli ordini professionali passa, oltre che per le recenti politiche normative, anche per il tramite delle concrete modalità di svolgimento delle funzioni esercitate dalle autorità indipendenti, ed in particolare dall’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato. Attraverso l’uso dei poteri sanzionatori, l’AGCM svolge una funzione conformativa della regolazione dei servizi professionali in grado di “svuotare” l’autonomia deontologica delle categorie professionali. In questo contesto, l’A. recupera la lettura del diritto della concorrenza come nuova forma di governo statale dell’economia elaborata da autorevole dottrina con riferimento al contesto del rapporto tra Stato e Regioni (Tesauro), e la declina in relazione ad una specifica recente casistica, evidenziando i limiti dell’approccio manifestato dall’Autorità garante per la concorrenza e confermato dal Giudice amministrativo. Questo approccio applica ai servizi professionali istituti e meccanismi elaborati in altri contesti e non sembra consapevole della natura normativa e non negoziale dei codici deontologici più volte affermata dalla Corte di cassazione, con esiti assai problematici sul terreno dello straripamento di poteri in danno della cognizione del Giudice di legittimità, che, secondo l’ordinamento vigente, ha l’ultima parola in ordine al controllo della deontologia e delle funzioni disciplinari. Ne risulta una sorta di pericolosa “aggressione” all’autonomia deontologica, che presenta tono costituzionale in quanto colpisce una delle più antiche espressioni del pluralismo democratico, oltre a porsi in controtendenza rispetto ad esigenze di buona regolazione provenienti dagli stessi mercati: le regole deontologiche contribuiscono a preservare un bene giuridico essenziale alle dinamiche di mercato, e cioè la fiducia. Anche sotto una prospettiva interna agli interessi della fluidità delle relazioni economiche, le regole deontologiche si rivelano strumenti preziosi di sostegno e accompagnamento per un assetto efficiente del mercato.
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