L’utilizzo di marmi rappresenta per l’architettura di Roma una fattore di distinzione e di continuità con l’età imperiale: una peculiarità consegnata, quasi sempre, alle calde tonalità dei marmi antichi di spoglio largamente reimpiegati dalla tarda antichità a tutto l’Ottocento e oltre. Fino e oltre la metà del XIX secolo, il cantiere edile romano mantenne in uso procedimenti e strumenti tradizionali, a partire dai metodi di estrazione, sollevamento e trasporto, fino a quelli della lavorazione e definitiva messa in opera dei marmi; procedure e strumenti in stretta continuità, se non molto diversi, da quelli adottati nell’età antica, perfezionati e incrementati nei grandi cantieri rinascimentali e barocchi, questi ultimi gestiti tecnicamente ed economicamente dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro.Benché l’intero processo di recupero e utilizzo dei marmi, in particolare quelli di spoglio, si caratterizzi per uno spiccato conservatorismo, nel corso dei secoli avanzò, anche, un continuo sperimentalismo incentrato prevalentemente sull’invenzione di ‘ordigni’, cioè di macchine e attrezzi in grado di migliorare in termini qualitativi ed economici le diverse fasi operative, riducendo i rischi, diminuendo i tempi e ottimizzando la resa.

‘Ordigni’ e macchine per l’uso dei marmi nei cantieri romani dell’Ottocento

CIRANNA, SIMONETTA
2006

Abstract

L’utilizzo di marmi rappresenta per l’architettura di Roma una fattore di distinzione e di continuità con l’età imperiale: una peculiarità consegnata, quasi sempre, alle calde tonalità dei marmi antichi di spoglio largamente reimpiegati dalla tarda antichità a tutto l’Ottocento e oltre. Fino e oltre la metà del XIX secolo, il cantiere edile romano mantenne in uso procedimenti e strumenti tradizionali, a partire dai metodi di estrazione, sollevamento e trasporto, fino a quelli della lavorazione e definitiva messa in opera dei marmi; procedure e strumenti in stretta continuità, se non molto diversi, da quelli adottati nell’età antica, perfezionati e incrementati nei grandi cantieri rinascimentali e barocchi, questi ultimi gestiti tecnicamente ed economicamente dalla Reverenda Fabbrica di San Pietro.Benché l’intero processo di recupero e utilizzo dei marmi, in particolare quelli di spoglio, si caratterizzi per uno spiccato conservatorismo, nel corso dei secoli avanzò, anche, un continuo sperimentalismo incentrato prevalentemente sull’invenzione di ‘ordigni’, cioè di macchine e attrezzi in grado di migliorare in termini qualitativi ed economici le diverse fasi operative, riducendo i rischi, diminuendo i tempi e ottimizzando la resa.
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