Il dibattito sulle reti ecologiche si sta sviluppando ormai da alcuni anni conducendo indubbiamente a forme di profonda revisione della “filosofia della conservazione”, pur senza indurre ancora uno scenario certo sul versante applicativo, sia tecnico che di governance. Il riferimento principale della politica ambientale restano le aree naturali protette, come strumento prevalente per la conservazione del patrimonio naturale nel quadro normativo nazionale attualmente vigente, che concentra le attenzioni ambientali su alcune aree ben definite e, in sostanza, molto limitate superficialmente (attualmente meno del 15% del territorio nazionale), ottenendo risultati al loro interno che hanno già manifestato da tempo delle fragilità dovute alla insularizzazione. Del resto le strutture gestionali dei parchi non hanno alcuna possibilità di incidere sulle dinamiche trasformative delle “matrici”, ovvero del territorio “ordinario” che circonda ed inviluppa le eccellenze naturalistiche riconosciute residenti nei parchi e nelle riserve. E’ vero che una lieve opportunità di esportazione di metodologie di governo del territorio è legata alla proposizione di modelli alternativi e virtuosi, oltreché più efficaci sotto alcuni punti di vista, ma si tratta comunque di un processo legato a sensibilità locali e isolate. Il particolare meccanismo delle politiche territoriali differenziali è riscontrabile non solamente in Italia, ma in tutto il Mondo dove storicamente è assolutamente prevalente l’azione di conservazione messa in atto per mezzo di aree protette e ancor oggi sono molto limitate le esperienze alternative.

LE RETI ECOLOGICHE TRA ZONING APPROACH E URBAN POLICY APPROACH

ROMANO, BERNARDINO
2011

Abstract

Il dibattito sulle reti ecologiche si sta sviluppando ormai da alcuni anni conducendo indubbiamente a forme di profonda revisione della “filosofia della conservazione”, pur senza indurre ancora uno scenario certo sul versante applicativo, sia tecnico che di governance. Il riferimento principale della politica ambientale restano le aree naturali protette, come strumento prevalente per la conservazione del patrimonio naturale nel quadro normativo nazionale attualmente vigente, che concentra le attenzioni ambientali su alcune aree ben definite e, in sostanza, molto limitate superficialmente (attualmente meno del 15% del territorio nazionale), ottenendo risultati al loro interno che hanno già manifestato da tempo delle fragilità dovute alla insularizzazione. Del resto le strutture gestionali dei parchi non hanno alcuna possibilità di incidere sulle dinamiche trasformative delle “matrici”, ovvero del territorio “ordinario” che circonda ed inviluppa le eccellenze naturalistiche riconosciute residenti nei parchi e nelle riserve. E’ vero che una lieve opportunità di esportazione di metodologie di governo del territorio è legata alla proposizione di modelli alternativi e virtuosi, oltreché più efficaci sotto alcuni punti di vista, ma si tratta comunque di un processo legato a sensibilità locali e isolate. Il particolare meccanismo delle politiche territoriali differenziali è riscontrabile non solamente in Italia, ma in tutto il Mondo dove storicamente è assolutamente prevalente l’azione di conservazione messa in atto per mezzo di aree protette e ancor oggi sono molto limitate le esperienze alternative.
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