La formazione e l’attività professionale di Giuseppe Simelli restituiscono un professionista integrale – architetto, agronomo, geometra e infine ingegnere – girovago e in cronica ricerca di lavoro. I suoi giovanili contatti con maestri quali Baldassarre Orsini e Carlo Labruzzi, con ambienti politici progressisti come il Granducato di Toscana di Pietro Leopoldo, con committenti e ricerche legati alla cultura internazionale in particolare negli anni dell’occupazione napoleonica, segnano il suo profilo e la sua intera carriera professionale. Una carriera nella quale emerge il ruolo assegnato al disegno, alla geometria (estesa alla prospettiva) quali strumenti di conoscenza, controllo e trasmissibilità della realtà circostante: dalla scala del dettaglio naturale a quella dell’edificio, fino al territorio. Simelli rappresenta la figura di un moderno tecnico integrale, in continuità con la lezione di Carlo Fontana filtrata da Orsini, ma immersa in anni di separazione dei profili professionali, di scissione del concetto di forma da quello di struttura, di affermazione anche a Roma del ruolo dell’ingegnere nel settore dei lavori pubblici. Una figura poliedrica, in continuo aggiornamento: dall’insegnante al disegnatore accompagnatore, dall’agronomo al geometra catastale, dall’architetto all’ingegnere civile, fino al tecnico peritale. Nella sua attività spiccano anche opere di maggiore rilevanza, dalla macchina di Santa Rosa, al progetto di Palazzo Quaglia fino alle sue perizie romane, ma è proprio la diversificazione del suo lavoro, svolto in anni difficili per Roma e lo Stato Pontificio, a conferire interesse al suo profilo biografico: un ritratto esemplificativo di un professionista che vive in prima persona il contrasto tra un mondo in veloce cambiamento e un contesto conservatore.

Giuseppe Simelli architetto e ingegnere civile

Ciranna S
2020

Abstract

La formazione e l’attività professionale di Giuseppe Simelli restituiscono un professionista integrale – architetto, agronomo, geometra e infine ingegnere – girovago e in cronica ricerca di lavoro. I suoi giovanili contatti con maestri quali Baldassarre Orsini e Carlo Labruzzi, con ambienti politici progressisti come il Granducato di Toscana di Pietro Leopoldo, con committenti e ricerche legati alla cultura internazionale in particolare negli anni dell’occupazione napoleonica, segnano il suo profilo e la sua intera carriera professionale. Una carriera nella quale emerge il ruolo assegnato al disegno, alla geometria (estesa alla prospettiva) quali strumenti di conoscenza, controllo e trasmissibilità della realtà circostante: dalla scala del dettaglio naturale a quella dell’edificio, fino al territorio. Simelli rappresenta la figura di un moderno tecnico integrale, in continuità con la lezione di Carlo Fontana filtrata da Orsini, ma immersa in anni di separazione dei profili professionali, di scissione del concetto di forma da quello di struttura, di affermazione anche a Roma del ruolo dell’ingegnere nel settore dei lavori pubblici. Una figura poliedrica, in continuo aggiornamento: dall’insegnante al disegnatore accompagnatore, dall’agronomo al geometra catastale, dall’architetto all’ingegnere civile, fino al tecnico peritale. Nella sua attività spiccano anche opere di maggiore rilevanza, dalla macchina di Santa Rosa, al progetto di Palazzo Quaglia fino alle sue perizie romane, ma è proprio la diversificazione del suo lavoro, svolto in anni difficili per Roma e lo Stato Pontificio, a conferire interesse al suo profilo biografico: un ritratto esemplificativo di un professionista che vive in prima persona il contrasto tra un mondo in veloce cambiamento e un contesto conservatore.
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