Il serbatoio di innaffiamento di via Eleniana a Roma si colloca in un nodo urbano di particolare complessità e interesse per la storia antica e recente della città di Roma: un luogo di confine, interrelazione e attrito tra potenti strutture monumentali e un tessuto viario ed edilizio espressione dell’espansione urbana di fine Ottocento primi decenni del Novecento. La sua architettura disegnata nel suo aspetto definitivo dall’architetto Raffaele de Vico e realizzata dall’ingegnere imprenditore Rodolfo Stoelcker, tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, s’impone per massa volumetrica e per un paramento murario che dialoga con le vestigia romane celando le possenti strutture delle quattro vasche in cemento armato. Lo studio intende ricostruire il complesso iter costruttivo e le successive trasformazioni di tale architettura, fondale scenico di un paesaggio urbano stratificato e al contempo struttura funzionale al fabbisogno idrico di una città in piena trasformazione urbana ed edilizia. Una restituzione nella quale si analizza la doppia anima strutturale e architettonica dell’edificio, nei caratteri costruttivi e figurativi, delineando ruoli, competenze e scelte di committenza, progettista e costruttore nella cornice storico-politica di Roma fascista.

The Via Eleniana water tank in Rome is located in an urban hub of particular complexity and interest for the city’s ancient and recent history: a place of boundary, interrelationship, and friction between imposing monumental structures and a road and building fabric expressing urban expansion in the late nineteenth century and the early decades of the twentieth. Its architecture, given its definitive appearance by the architect Raffaele de Vico and built by the engineer Rodolfo Stoelcker between the 1920s and the 1930s, is powerful for its volumetric mass and for its brick wall that dialogues with the Roman ruins, concealing the imposing structures of the four tanks in reinforced concrete. This study aims to reconstruct the complex building process and the subsequent transformations of this architecture, a scenic backdrop of a layered urban landscape and at the same time a structure of service to the hydric needs of a city undergoing full-blown urban and building transformation. This reconstruction analyses the building’s dual architectural and structural soul, in its constructive and figurative characteristics, outlining the roles, responsibilities, and choices of the customers, the architect, and builder within the historical and political framework of Fascist Rome.

Un’architettura di ‘confine’: il serbatoio idrico di via Eleniana a Roma dell’architetto Raffaele de Vico e dell’ingegnere Rodolfo Stoelcker

Ciranna Simonetta
2021

Abstract

The Via Eleniana water tank in Rome is located in an urban hub of particular complexity and interest for the city’s ancient and recent history: a place of boundary, interrelationship, and friction between imposing monumental structures and a road and building fabric expressing urban expansion in the late nineteenth century and the early decades of the twentieth. Its architecture, given its definitive appearance by the architect Raffaele de Vico and built by the engineer Rodolfo Stoelcker between the 1920s and the 1930s, is powerful for its volumetric mass and for its brick wall that dialogues with the Roman ruins, concealing the imposing structures of the four tanks in reinforced concrete. This study aims to reconstruct the complex building process and the subsequent transformations of this architecture, a scenic backdrop of a layered urban landscape and at the same time a structure of service to the hydric needs of a city undergoing full-blown urban and building transformation. This reconstruction analyses the building’s dual architectural and structural soul, in its constructive and figurative characteristics, outlining the roles, responsibilities, and choices of the customers, the architect, and builder within the historical and political framework of Fascist Rome.
Il serbatoio di innaffiamento di via Eleniana a Roma si colloca in un nodo urbano di particolare complessità e interesse per la storia antica e recente della città di Roma: un luogo di confine, interrelazione e attrito tra potenti strutture monumentali e un tessuto viario ed edilizio espressione dell’espansione urbana di fine Ottocento primi decenni del Novecento. La sua architettura disegnata nel suo aspetto definitivo dall’architetto Raffaele de Vico e realizzata dall’ingegnere imprenditore Rodolfo Stoelcker, tra gli anni Venti e Trenta del Novecento, s’impone per massa volumetrica e per un paramento murario che dialoga con le vestigia romane celando le possenti strutture delle quattro vasche in cemento armato. Lo studio intende ricostruire il complesso iter costruttivo e le successive trasformazioni di tale architettura, fondale scenico di un paesaggio urbano stratificato e al contempo struttura funzionale al fabbisogno idrico di una città in piena trasformazione urbana ed edilizia. Una restituzione nella quale si analizza la doppia anima strutturale e architettonica dell’edificio, nei caratteri costruttivi e figurativi, delineando ruoli, competenze e scelte di committenza, progettista e costruttore nella cornice storico-politica di Roma fascista.
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