I titoli finanziari derivati sono utilizzati, come è noto, nelle operazioni di hedging ma, anche, in quelle speculative. La teoria offre tutte quelle tecniche, in ambiente di non arbitraggio, che permettono il fair pricing. Le previsioni teoriche, assai spesso nella pratica delle operazioni di trading, non sono rispettate non perché non funzionano i modelli ma perché le ipotesi semplificative non tengono conto del continuo evolversi dei presupposti di partenza. (E. Barone Adesi, 2010). Numerosi sono gli studi sull’efficienza del mercato; fare un excursus non è facile e questo lavoro a riguardo non ha pretese di esaustività. L’inefficienza del mercato, in alcuni casi, è attribuita ad una errata determinazione del tasso risk free e all’assunto che la volatilità del sottostante è funzione della volatilità storica dello stesso. In altri casi, come la storia insegna, alcuni pricing sono costruiti a scopo speculativo o addirittura criminale Sage Russel (1816-1906), finanziere statunitense. Nei modelli classici, ormai scolastici, le grandezze da tenere in considerazione sono: la volatilità del sottostante, il tasso risk free, il rendimento atteso e la distribuzione dei prezzi del sottostante che è, nella maggior parte dei casi, assunta normale. Nella valutazione di portafogli contenenti derivati, solo una conoscenza dettagliata della composizione degli stessi può rivelare i suoi pericoli nascosti. Una varietà di misure come l’Alpha di Jensen e l’Indice di Sharpe, comunemente utilizzate nella valutazione di portafoglio, sono fuorvianti in presenza di derivati. Il rischio nascosto può rivelarsi improvvisamente con conseguenze drammatiche.(E. Barone Adesi, 2010) In questa ottica si vuole prescindere dal contesto di asimmetria informativa ma si vuole illustrare come, attraverso i titoli derivati ed in particolare le opzioni, si possono costruire strategie non dipendenti dall’andamento del sottostante, fatto quest’ultimo evidenziato da Barone-Olivieri (2009) e da noi approfondito nel presente studio.

Il mercato dei derivati: efficienza e speculazione

BARRACCHINI, CARLA;
2011-01-01

Abstract

I titoli finanziari derivati sono utilizzati, come è noto, nelle operazioni di hedging ma, anche, in quelle speculative. La teoria offre tutte quelle tecniche, in ambiente di non arbitraggio, che permettono il fair pricing. Le previsioni teoriche, assai spesso nella pratica delle operazioni di trading, non sono rispettate non perché non funzionano i modelli ma perché le ipotesi semplificative non tengono conto del continuo evolversi dei presupposti di partenza. (E. Barone Adesi, 2010). Numerosi sono gli studi sull’efficienza del mercato; fare un excursus non è facile e questo lavoro a riguardo non ha pretese di esaustività. L’inefficienza del mercato, in alcuni casi, è attribuita ad una errata determinazione del tasso risk free e all’assunto che la volatilità del sottostante è funzione della volatilità storica dello stesso. In altri casi, come la storia insegna, alcuni pricing sono costruiti a scopo speculativo o addirittura criminale Sage Russel (1816-1906), finanziere statunitense. Nei modelli classici, ormai scolastici, le grandezze da tenere in considerazione sono: la volatilità del sottostante, il tasso risk free, il rendimento atteso e la distribuzione dei prezzi del sottostante che è, nella maggior parte dei casi, assunta normale. Nella valutazione di portafogli contenenti derivati, solo una conoscenza dettagliata della composizione degli stessi può rivelare i suoi pericoli nascosti. Una varietà di misure come l’Alpha di Jensen e l’Indice di Sharpe, comunemente utilizzate nella valutazione di portafoglio, sono fuorvianti in presenza di derivati. Il rischio nascosto può rivelarsi improvvisamente con conseguenze drammatiche.(E. Barone Adesi, 2010) In questa ottica si vuole prescindere dal contesto di asimmetria informativa ma si vuole illustrare come, attraverso i titoli derivati ed in particolare le opzioni, si possono costruire strategie non dipendenti dall’andamento del sottostante, fatto quest’ultimo evidenziato da Barone-Olivieri (2009) e da noi approfondito nel presente studio.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11697/19463
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