L’origine delle fiere ha radici nell’aspirazione dell’uomo alla socialità, all’incontro, allo scambio di merci e idee. Un impulso che, alle soglie dell’Ottocento, trova nelle Esposizioni Universali e nel fervore della Rivoluzione Industriale la maturazione dei grandi mercati europei. Parallelamente, il rapido progresso della siderurgia e l’affinamento della produzione delle leghe ferrose aprono la strada all’applicazione della grande luce libera in strutture quali ponti, stazioni ferroviarie, gallerie e mercati coperti e, in particolare, proprio nello specifico tipologico dei grandi padiglioni fieristici assurge a immagine celebrativa del progresso e della sperimentazione tecnologica a questi connessa. Storicamente in posizione baricentrica rispetto ai traffici della penisola e sede di un’esposizione nazionale ai Giardini Margherita nel 1888, la città di Bologna segue vivacemente le tappe evolutive del settore fieristico. La ricostruzione post-bellica e la mancanza di una sede consona alle esigenze e alle potenzialità della città stimolano la creazione di un Ente Autonomo per la Fiera. La storica Campionaria, tornata nel 1951 nel Parco della Montagnola, assume un rilievo commerciale in linea con la coeva ripresa economica e il P.R.G. del 1958 individua nel margine urbano nord un comparto di elezione per un nuovo quartiere fieristico. Nel 1964 inizia la costruzione dei primi dieci padiglioni espositivi, su progetto di Leonardo Benevolo, Tommaso Giura Longo e Carlo Melograni. Leggere strutture metalliche rispondono all’esigenza funzionale della luce libera, veicolando la chiarezza e la riconoscibilità figurativa dei padiglioni. Il quartiere fieristico si arricchisce negli anni di nuovi spazi espositivi, alcuni oggi in via di completamento, e costituisce un prezioso e vivo catalogo dell’applicazione delle strutture in acciaio in Italia. Questo contributo intende indagare il quadro dell’evoluzione storica e delle vicende costruttive che hanno riguardato la Fiera di Bologna negli anni Sessanta e analizzare la declinazione della costruzione metallica applicata alla grande luce, motivo dominante nell’assetto funzionale della tipologia del padiglione fieristico, nel nucleo originario progettato da Benevolo, Giura Longo e Melograni.

The origin of fairs has its roots in the human aspiration to socialize, meet and exchange goods and ideas. On the threshold of the 19th century, this impulse meets the maturation of great European markets in Universal Expositions and fervor of the Industrial Revolution. At the same time, the steel industry advancement and the production refinement of ferrous alloys pave the way for the application of long-span structures in bridges, railway stations, tunnels, and covered markets construction, resulting in a celebratory image of progress and technological experimentation which soon characterizes the peculiar trade fair pavilions typology. A key place within the framework of Italian goods traffic and the site of a national exhibition at Giardini Margherita in 1888, the city of Bologna has consistently followed the evolutionary path of the exhibition sector. The post-war reconstruction process and the lack of a venue suited to the needs and potential of the city soon suggest the creation of an autonomous body for the Fair. The historic Campionaria, which returned to Montagnola Park in 1951, sees an increase in its commercial importance as part of the contemporary economic recovery, and the 1958 General Town Plan identifies a suitable location for a new exhibition center in the northern suburban area of the city. In 1964, the construction of the first ten pavilions began, based on a project by Leonardo Benevolo, Tommaso Giura Longo, and Carlo Melograni. Lightweight metal structures respond to the functional need of long-span architecture, conveying the clarity and figurative recognizability of exhibition buildings and facilities. Over the years, the Bologna fair district has been enriched with new functional spaces, some now nearing completion, and constitutes a precious and lively catalog of the application of steel structures in Italy. This paper intends to investigate the context of the historical evolution and construction events that involved the Bologna fair district in the 1960s and analyze the application of metal construction to long-span structures, a key aspect in the functional typology of the exhibition pavilion, in the original core designed by Benevolo, Giura Longo, and Melograni.

La Fiera di Bologna. L’architettura della grande luce nei padiglioni di Benevolo, Giura Longo, Melograni.

A. Tosone;A. Fagnani;R. Morganti
2022-01-01

Abstract

L’origine delle fiere ha radici nell’aspirazione dell’uomo alla socialità, all’incontro, allo scambio di merci e idee. Un impulso che, alle soglie dell’Ottocento, trova nelle Esposizioni Universali e nel fervore della Rivoluzione Industriale la maturazione dei grandi mercati europei. Parallelamente, il rapido progresso della siderurgia e l’affinamento della produzione delle leghe ferrose aprono la strada all’applicazione della grande luce libera in strutture quali ponti, stazioni ferroviarie, gallerie e mercati coperti e, in particolare, proprio nello specifico tipologico dei grandi padiglioni fieristici assurge a immagine celebrativa del progresso e della sperimentazione tecnologica a questi connessa. Storicamente in posizione baricentrica rispetto ai traffici della penisola e sede di un’esposizione nazionale ai Giardini Margherita nel 1888, la città di Bologna segue vivacemente le tappe evolutive del settore fieristico. La ricostruzione post-bellica e la mancanza di una sede consona alle esigenze e alle potenzialità della città stimolano la creazione di un Ente Autonomo per la Fiera. La storica Campionaria, tornata nel 1951 nel Parco della Montagnola, assume un rilievo commerciale in linea con la coeva ripresa economica e il P.R.G. del 1958 individua nel margine urbano nord un comparto di elezione per un nuovo quartiere fieristico. Nel 1964 inizia la costruzione dei primi dieci padiglioni espositivi, su progetto di Leonardo Benevolo, Tommaso Giura Longo e Carlo Melograni. Leggere strutture metalliche rispondono all’esigenza funzionale della luce libera, veicolando la chiarezza e la riconoscibilità figurativa dei padiglioni. Il quartiere fieristico si arricchisce negli anni di nuovi spazi espositivi, alcuni oggi in via di completamento, e costituisce un prezioso e vivo catalogo dell’applicazione delle strutture in acciaio in Italia. Questo contributo intende indagare il quadro dell’evoluzione storica e delle vicende costruttive che hanno riguardato la Fiera di Bologna negli anni Sessanta e analizzare la declinazione della costruzione metallica applicata alla grande luce, motivo dominante nell’assetto funzionale della tipologia del padiglione fieristico, nel nucleo originario progettato da Benevolo, Giura Longo e Melograni.
2022
978-88-86638-94-4
The origin of fairs has its roots in the human aspiration to socialize, meet and exchange goods and ideas. On the threshold of the 19th century, this impulse meets the maturation of great European markets in Universal Expositions and fervor of the Industrial Revolution. At the same time, the steel industry advancement and the production refinement of ferrous alloys pave the way for the application of long-span structures in bridges, railway stations, tunnels, and covered markets construction, resulting in a celebratory image of progress and technological experimentation which soon characterizes the peculiar trade fair pavilions typology. A key place within the framework of Italian goods traffic and the site of a national exhibition at Giardini Margherita in 1888, the city of Bologna has consistently followed the evolutionary path of the exhibition sector. The post-war reconstruction process and the lack of a venue suited to the needs and potential of the city soon suggest the creation of an autonomous body for the Fair. The historic Campionaria, which returned to Montagnola Park in 1951, sees an increase in its commercial importance as part of the contemporary economic recovery, and the 1958 General Town Plan identifies a suitable location for a new exhibition center in the northern suburban area of the city. In 1964, the construction of the first ten pavilions began, based on a project by Leonardo Benevolo, Tommaso Giura Longo, and Carlo Melograni. Lightweight metal structures respond to the functional need of long-span architecture, conveying the clarity and figurative recognizability of exhibition buildings and facilities. Over the years, the Bologna fair district has been enriched with new functional spaces, some now nearing completion, and constitutes a precious and lively catalog of the application of steel structures in Italy. This paper intends to investigate the context of the historical evolution and construction events that involved the Bologna fair district in the 1960s and analyze the application of metal construction to long-span structures, a key aspect in the functional typology of the exhibition pavilion, in the original core designed by Benevolo, Giura Longo, and Melograni.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.
Pubblicazioni consigliate

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11697/196286
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact