Seconda solo all’artrite reumatoide tra le malattie di interesse reumatologico, la sindrome di Sjogren, per l’interessamento morfologico e funzionale delle ghiandole salivari maggiori, potrebbe a ragione essere considerata una delle parotidomegalie pseudo tumorali, ma l’estensione dei siti dell’organismo coinvolti da tale disordine messa in luce da recenti ricerche suggerisce l’opportunità di una autonoma messa a punto. Sulla base di criteri essenzialmente clinici le sindrome va classificata in due sottotipi: primaria, caratterizzata da cherato-congiuntivite secca e xerostomia, spesso accompagnata da tumefazione transitoria della ghiandola parotide, e secondaria, associata malattie del connettivo. Mentre non si conosce il ruolo etiologico dei fattori ambientali,risultano di indubbia importanza i fattori genetici e la presenza di una stimolazione antigenica(EBV, Cytomegalovirus). Considerata una malattia dell’età adulta (picco in donne tra 40 e 60 anni), la patologia risulta essere frequente anche nel bambino. Dal punto di vista clinico il sintomo prevalentemente lamentato dal paziente è la xerostomia; il paziente che riferisce tale disturbo va attentamente esaminato al fine di escludere altre cause del sintomo (ostruzione delle alte vie aeree, uso di farmaci ad azione anticolinergica (antidepressivi triciclici, anti-Parkinsoniani, antispastici, decongestionanti), irradiazioni della regione testa-collo a scopo terapeutico, uso di alcuni dentifrici, depressione, stress. I disturbi oculari devono essere sempre ricercati con una visita oculistica e con lo studio del film lacrimale, il reperto di cherato-congiuntivite secca sarà indicativo per la conferma della diagnosi di sindrome di Sjogren. La biopsia della ghiandole salivari minori, da eseguire in presenza del patognomonico quadro clinico, consente di osservare le alterazioni istologiche caratteristiche. La natura dei linfociti presenti negli infiltrati ghiandolari può essere studiata con metodiche immuno-istologiche mediante l’esame con anticorpi monoclonali. L’approccio al trattamento del paziente con sindrome di Sjogren non può che essere multidisciplinare: solo dalla collaborazione dell’otorinolaringoiatra con il reumatologo,l’oculista e il dentista il paziente potrà ottenere un miglioramento dei sintomi e la prevenzione di ulteriori danni.

"La sindrome di Sjogren: recenti acquisizioni"

LAURIELLO, MARIA
1985-01-01

Abstract

Seconda solo all’artrite reumatoide tra le malattie di interesse reumatologico, la sindrome di Sjogren, per l’interessamento morfologico e funzionale delle ghiandole salivari maggiori, potrebbe a ragione essere considerata una delle parotidomegalie pseudo tumorali, ma l’estensione dei siti dell’organismo coinvolti da tale disordine messa in luce da recenti ricerche suggerisce l’opportunità di una autonoma messa a punto. Sulla base di criteri essenzialmente clinici le sindrome va classificata in due sottotipi: primaria, caratterizzata da cherato-congiuntivite secca e xerostomia, spesso accompagnata da tumefazione transitoria della ghiandola parotide, e secondaria, associata malattie del connettivo. Mentre non si conosce il ruolo etiologico dei fattori ambientali,risultano di indubbia importanza i fattori genetici e la presenza di una stimolazione antigenica(EBV, Cytomegalovirus). Considerata una malattia dell’età adulta (picco in donne tra 40 e 60 anni), la patologia risulta essere frequente anche nel bambino. Dal punto di vista clinico il sintomo prevalentemente lamentato dal paziente è la xerostomia; il paziente che riferisce tale disturbo va attentamente esaminato al fine di escludere altre cause del sintomo (ostruzione delle alte vie aeree, uso di farmaci ad azione anticolinergica (antidepressivi triciclici, anti-Parkinsoniani, antispastici, decongestionanti), irradiazioni della regione testa-collo a scopo terapeutico, uso di alcuni dentifrici, depressione, stress. I disturbi oculari devono essere sempre ricercati con una visita oculistica e con lo studio del film lacrimale, il reperto di cherato-congiuntivite secca sarà indicativo per la conferma della diagnosi di sindrome di Sjogren. La biopsia della ghiandole salivari minori, da eseguire in presenza del patognomonico quadro clinico, consente di osservare le alterazioni istologiche caratteristiche. La natura dei linfociti presenti negli infiltrati ghiandolari può essere studiata con metodiche immuno-istologiche mediante l’esame con anticorpi monoclonali. L’approccio al trattamento del paziente con sindrome di Sjogren non può che essere multidisciplinare: solo dalla collaborazione dell’otorinolaringoiatra con il reumatologo,l’oculista e il dentista il paziente potrà ottenere un miglioramento dei sintomi e la prevenzione di ulteriori danni.
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