In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Michele Federico Sciacca, il presente contributo si ispira alla sua rigorosa analisi interpretativa del raziovitalismo di José Ortega y Gasset, figura emblematica del volto moderno e laico della cultura iberica. L’attenzione si concentra in particolare sulle osservazioni critiche sciacchiane riguardo al tentativo orteghiano di risolvere l’antinomia tra ragione pura e impulso vitale. L’obiettivo è mostrare come anche brevi e circoscritti frammenti riflessivi possano contribuire a riattivare o ad ampliare il dialogo filosofico contemporaneo attorno alla rilevanza di una philosophia perennis o, più propriamente, di una metaphysica perennis, nella quale — secondo l’interpretazione rosminiana di Sciacca — emerge «la necessità di quel coraggio dell’ardire filosofico, di quel buon coraggio che libera la Filosofia da inutili restrizioni e ingiusti vincoli», tanto per «amore della verità» quanto per il desiderio orteghiano di «vivere faccia a faccia con la realtà profonda della vita contemporanea».

Sciacca interprete dell’antinomia orteghiana tra ragione e vita

Lucia Maria Grazia Parente
2025-01-01

Abstract

In occasione del cinquantesimo anniversario della morte di Michele Federico Sciacca, il presente contributo si ispira alla sua rigorosa analisi interpretativa del raziovitalismo di José Ortega y Gasset, figura emblematica del volto moderno e laico della cultura iberica. L’attenzione si concentra in particolare sulle osservazioni critiche sciacchiane riguardo al tentativo orteghiano di risolvere l’antinomia tra ragione pura e impulso vitale. L’obiettivo è mostrare come anche brevi e circoscritti frammenti riflessivi possano contribuire a riattivare o ad ampliare il dialogo filosofico contemporaneo attorno alla rilevanza di una philosophia perennis o, più propriamente, di una metaphysica perennis, nella quale — secondo l’interpretazione rosminiana di Sciacca — emerge «la necessità di quel coraggio dell’ardire filosofico, di quel buon coraggio che libera la Filosofia da inutili restrizioni e ingiusti vincoli», tanto per «amore della verità» quanto per il desiderio orteghiano di «vivere faccia a faccia con la realtà profonda della vita contemporanea».
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