La Salvia divinorum (Salvia degli indovini), erba che per i suoi effetti psicotropi ed allucinogeni è utilizzata dagli sciamani della regione messicana di Oaxaca a scopo terapeutico e divinatorio, è nota ai botanici dal 1962 e, negli ultimi anni, ha richiamato con crescente interesse l’attenzione integrata di biochimici, tossicologi, farmacologi, neurologi e medici legali. Il suo principio attivo, la salvinorina A, un diterpene neoclerodanico*, è assorbito a livello della mucosa della cavità orale ma non significativamente in sede gastro-intestinale. Entra invece rapidamentre in circolo per inalazione. Le sensazioni prodotte dall’assunzione sono diverse, possono variare in rapporto alla dose e vanno dalla sensazione di diventare un oggetto a visioni, a rivisitazione di luoghi visti nel passato, alla sensazione di essere spinti o ritorti da forze esterne o di essere contemporaneamente in luoghi differenti. La salvinorina A mostra spiccata e selettiva affinità per il recettore kappa degli oppioidi (così come la morfina per il recettore mu) ed il suo studio, nonchè quello delle molecole ad essa correlate, potrebbe presto dischiudere nuovi ed interessanti sviluppi farmaco-terapeutici nel trattamento di diverse, comuni e gravi patologie della sfera neuropsichica (quali sindromi depressive e schizofreniche); e certamente sarà in grado di permettere una più completa conoscenza delle funzioni superiori del Sistema Nervoso Centrale. Utilizzata come droga d’abuso - non ancora in modo diffuso - la Salvia divinorum è stata messa al bando in Italia solo nel 2004 ma, in altri paesi europei ed extraeuropei, il suo impiego, ancora legale, è favorito dal gran numero di siti internet che la pubblicizzano e la commercializzano. Scopo di questo scritto è sintetizzare in un unico testo il bagaglio di conoscenze finora accumulato al riguardo e di tratteggiare i possibili sviluppi farmacoterapeutici che ne possono scaturire. Le piante magiche delle Indie Occidentali si affacciano alla nostra Cultura con la conquista del Messico ad opera di Hernán Cortés che si impadronisce della capitale Tenochtitlán (oggi Ciudad de México) nell’agosto del 1521. Già nel medesimo secolo Bernardin de Sahagún e, successivamente, altri dotti religiosi descrivono l’impiego da parte della popolazione india di numerosi vegetali allucinogeni tra cui particolare importanza hanno alcuni tipi di fungo. Ma, al di là dei riti magico-divinatori rivolti alla popolazione locale, le piante psicotrope sembrano aver influenzato la storia non solo del Messico ma anche d’Europa. La decisione dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo di affrontare deliberatamente la morte ad opera dei rivoltosi a Querétaro fu essenzialmente dovuta allo stato depressivo conseguente la gravidanza per la violenza subita in stato di incoscienza dalla giovane moglie Carlotta di Sassonia cui era stata propinata una pozione a base di Datura. Tuttavia il misterioso, seducente e spesso inquietante mondo delle piante psicotrope messicane giunge al grande pubblico solo nel 1968 quando Carlos Castaneda pubblica la propria tesi di dottorato in antropologia dal titolo “The Teachings of Don Juan - AYaqui Way of Knowledge” (in italiano, più brevemente:“Gli insegnamenti di Don Juan”, edito da Rizzoli). Il libro diviene il primo di una serie di best sellers in cui l’Autore racconta la propria esperienza di apprendistato presso uno sciamano Yaqui, Juan Matus (Don Juan), che gli dischiude la concezione spiritualistica sciamanica del mondo e l’uso rituale di piante, come il peyote (o mescalito), sacre agli indiani del Messico. Oggi l’uso di una “nuova” pianta allucinogena si va diffondendo da una circoscritta regione del Messico al resto del pianeta: la Salvia divinorum. È da sperare che, analogamente altri veleni, come il curaro, pure giunti dal Nuovo Mondo, anche dalla Salvia divinorum possano derivare conoscenze scientifiche e nuovi farmaci per il bene dell’Umanità.

Salvia divinorum: dai riti degli sciamani alla farmacologia molecolare

CARMIGNANI, Marco;VOLPE, ANNA RITA
2010

Abstract

La Salvia divinorum (Salvia degli indovini), erba che per i suoi effetti psicotropi ed allucinogeni è utilizzata dagli sciamani della regione messicana di Oaxaca a scopo terapeutico e divinatorio, è nota ai botanici dal 1962 e, negli ultimi anni, ha richiamato con crescente interesse l’attenzione integrata di biochimici, tossicologi, farmacologi, neurologi e medici legali. Il suo principio attivo, la salvinorina A, un diterpene neoclerodanico*, è assorbito a livello della mucosa della cavità orale ma non significativamente in sede gastro-intestinale. Entra invece rapidamentre in circolo per inalazione. Le sensazioni prodotte dall’assunzione sono diverse, possono variare in rapporto alla dose e vanno dalla sensazione di diventare un oggetto a visioni, a rivisitazione di luoghi visti nel passato, alla sensazione di essere spinti o ritorti da forze esterne o di essere contemporaneamente in luoghi differenti. La salvinorina A mostra spiccata e selettiva affinità per il recettore kappa degli oppioidi (così come la morfina per il recettore mu) ed il suo studio, nonchè quello delle molecole ad essa correlate, potrebbe presto dischiudere nuovi ed interessanti sviluppi farmaco-terapeutici nel trattamento di diverse, comuni e gravi patologie della sfera neuropsichica (quali sindromi depressive e schizofreniche); e certamente sarà in grado di permettere una più completa conoscenza delle funzioni superiori del Sistema Nervoso Centrale. Utilizzata come droga d’abuso - non ancora in modo diffuso - la Salvia divinorum è stata messa al bando in Italia solo nel 2004 ma, in altri paesi europei ed extraeuropei, il suo impiego, ancora legale, è favorito dal gran numero di siti internet che la pubblicizzano e la commercializzano. Scopo di questo scritto è sintetizzare in un unico testo il bagaglio di conoscenze finora accumulato al riguardo e di tratteggiare i possibili sviluppi farmacoterapeutici che ne possono scaturire. Le piante magiche delle Indie Occidentali si affacciano alla nostra Cultura con la conquista del Messico ad opera di Hernán Cortés che si impadronisce della capitale Tenochtitlán (oggi Ciudad de México) nell’agosto del 1521. Già nel medesimo secolo Bernardin de Sahagún e, successivamente, altri dotti religiosi descrivono l’impiego da parte della popolazione india di numerosi vegetali allucinogeni tra cui particolare importanza hanno alcuni tipi di fungo. Ma, al di là dei riti magico-divinatori rivolti alla popolazione locale, le piante psicotrope sembrano aver influenzato la storia non solo del Messico ma anche d’Europa. La decisione dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo di affrontare deliberatamente la morte ad opera dei rivoltosi a Querétaro fu essenzialmente dovuta allo stato depressivo conseguente la gravidanza per la violenza subita in stato di incoscienza dalla giovane moglie Carlotta di Sassonia cui era stata propinata una pozione a base di Datura. Tuttavia il misterioso, seducente e spesso inquietante mondo delle piante psicotrope messicane giunge al grande pubblico solo nel 1968 quando Carlos Castaneda pubblica la propria tesi di dottorato in antropologia dal titolo “The Teachings of Don Juan - AYaqui Way of Knowledge” (in italiano, più brevemente:“Gli insegnamenti di Don Juan”, edito da Rizzoli). Il libro diviene il primo di una serie di best sellers in cui l’Autore racconta la propria esperienza di apprendistato presso uno sciamano Yaqui, Juan Matus (Don Juan), che gli dischiude la concezione spiritualistica sciamanica del mondo e l’uso rituale di piante, come il peyote (o mescalito), sacre agli indiani del Messico. Oggi l’uso di una “nuova” pianta allucinogena si va diffondendo da una circoscritta regione del Messico al resto del pianeta: la Salvia divinorum. È da sperare che, analogamente altri veleni, come il curaro, pure giunti dal Nuovo Mondo, anche dalla Salvia divinorum possano derivare conoscenze scientifiche e nuovi farmaci per il bene dell’Umanità.
978-88-95122-19-9
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11697/28101
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