Il volume riporta i risultati di un lavoro di ricerca e affronta temi classici del pensiero sociologico a partire dall'analisi di una vicenda specifica. Sul terremoto aquilano del 6 aprile 2009, il volume raccoglie e commenta molte verità, spesso scomode, contraddittorie, inquietanti: le verità di Silvio Berlusconi, di Gianni Letta, di Mario Draghi, di Guido Bertolaso, di Renato Brunetta, di Giulio Tremonti, di Pierferdinando Casini, di Marco Travaglio, di Giuseppe D’Avanzo, di Roberto Saviano, e molti altri ancora, dagli ufologi all’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili. Queste verità sono viste dentro la prospettiva raccomandata dal Papa e dal presidente della Repubblica: l’esistenza di responsabilità diffuse e la necessità di un esame di coscienza. La prima verità presa in considerazione è quella dei familiari delle vittime, che hanno richiesto giustizia attraverso la procura della Repubblica.Il volume prende in considerazione gli atti giudiziari e le polemiche giornalistiche, presentando una previsione (pagina 103) sugli sviluppi delle indagini giudiziarie che era minoritaria quando fu formulata e che poi è stata invece conferma dalla magistratura. Nella ricerca si sostiene che, dopo l'impreparazione iniziale, nel terremoto, le istituzioni hanno scritto una bella pagina della storia italiana, che in qualche modo tenta di riparare la vergogna dell’impreparazione. Il malaffare c’è sempre e dovunque: questa volta, nel dopo-terremoto, ce n’è stato assai poco. Magistrati, finanzieri, carabinieri, poliziotti, militari, vigili del fuoco, medici, volontari, politici hanno tentato di fare a L’Aquila un buon lavoro, nella gestione di una situazione potenzialmente catastrofica. Non c’è disastro senza trauma, lutto, responsabilità, ricerca di un comodo capro espiatorio. Nella rappresentazione della realtà, anche involontariamente, possono vincere i sospetti, gli indizi, le ideologie, le presunzioni, l’odio, la tortura e la gogna. Il volume è nella scia di un corso di laurea che vuole riallacciarsi alla grande tradizione garantista e realista italiana (da Beccaria, Verri, Manzoni fino a Santi Romano). La trattazione tenta di essere universitaria in senso pieno: anche i temi più spinosi possono essere affrontati in maniera imparziale, misurata e mite. Da Sichuan a Katrina, la parte comparativa del volume è sviluppata in molte direzioni, nella convinzione che in tal modo diventa più visibile l’interesse nazionale. Nel volume si sostiene che il terremoto aquilano ha messo in evidenza un problema di fondo: la costruzione di una società della conoscenza, fondata su una buona università e su una buona informazione. E' un tema rilevante dovunque, a livello internazionale, ma soprattutto in Italia (dove esistono molti e gravi ritardi, dimostrati anche dalle vicende precedenti e successive al terremoto aquilano in termini di prevenzione, di corretto intervento pubblico, di spettacolarizzazione).

Le verità del terremoto. Lo specchio del diavolo in una modernità disastrata

SIDOTI, FRANCESCO
2010

Abstract

Il volume riporta i risultati di un lavoro di ricerca e affronta temi classici del pensiero sociologico a partire dall'analisi di una vicenda specifica. Sul terremoto aquilano del 6 aprile 2009, il volume raccoglie e commenta molte verità, spesso scomode, contraddittorie, inquietanti: le verità di Silvio Berlusconi, di Gianni Letta, di Mario Draghi, di Guido Bertolaso, di Renato Brunetta, di Giulio Tremonti, di Pierferdinando Casini, di Marco Travaglio, di Giuseppe D’Avanzo, di Roberto Saviano, e molti altri ancora, dagli ufologi all’Ance (Associazione Nazionale Costruttori Edili. Queste verità sono viste dentro la prospettiva raccomandata dal Papa e dal presidente della Repubblica: l’esistenza di responsabilità diffuse e la necessità di un esame di coscienza. La prima verità presa in considerazione è quella dei familiari delle vittime, che hanno richiesto giustizia attraverso la procura della Repubblica.Il volume prende in considerazione gli atti giudiziari e le polemiche giornalistiche, presentando una previsione (pagina 103) sugli sviluppi delle indagini giudiziarie che era minoritaria quando fu formulata e che poi è stata invece conferma dalla magistratura. Nella ricerca si sostiene che, dopo l'impreparazione iniziale, nel terremoto, le istituzioni hanno scritto una bella pagina della storia italiana, che in qualche modo tenta di riparare la vergogna dell’impreparazione. Il malaffare c’è sempre e dovunque: questa volta, nel dopo-terremoto, ce n’è stato assai poco. Magistrati, finanzieri, carabinieri, poliziotti, militari, vigili del fuoco, medici, volontari, politici hanno tentato di fare a L’Aquila un buon lavoro, nella gestione di una situazione potenzialmente catastrofica. Non c’è disastro senza trauma, lutto, responsabilità, ricerca di un comodo capro espiatorio. Nella rappresentazione della realtà, anche involontariamente, possono vincere i sospetti, gli indizi, le ideologie, le presunzioni, l’odio, la tortura e la gogna. Il volume è nella scia di un corso di laurea che vuole riallacciarsi alla grande tradizione garantista e realista italiana (da Beccaria, Verri, Manzoni fino a Santi Romano). La trattazione tenta di essere universitaria in senso pieno: anche i temi più spinosi possono essere affrontati in maniera imparziale, misurata e mite. Da Sichuan a Katrina, la parte comparativa del volume è sviluppata in molte direzioni, nella convinzione che in tal modo diventa più visibile l’interesse nazionale. Nel volume si sostiene che il terremoto aquilano ha messo in evidenza un problema di fondo: la costruzione di una società della conoscenza, fondata su una buona università e su una buona informazione. E' un tema rilevante dovunque, a livello internazionale, ma soprattutto in Italia (dove esistono molti e gravi ritardi, dimostrati anche dalle vicende precedenti e successive al terremoto aquilano in termini di prevenzione, di corretto intervento pubblico, di spettacolarizzazione).
978-88-87182-42-2
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11697/28316
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