Come antropologo culturale, Antonello Ciccozzi è stato incaricato dal Tribunale dell’Aquila di fornire una consulenza che analizzasse la comunicazione scientifica fornita dai membri della Commissione Grandi Rischi nei giorni precedenti il terremoto del 6 aprile 2009, e il modo in cui questa comunicazione è stata percepita e tradotta in comportamenti da parte della popolazione. La perizia – la prima consulenza antropologico-culturale accolta in ambito giuridico ­­– ha avuto un ruolo fondamentale nel processo che si è concluso con una sentenza shock, da molti paragonata alla vicenda di Galileo: la condanna in primo grado a sei anni di carcere per gli scienziati della Commissione Grandi Rischi. L’indagine antropologica di Ciccozzi è volta a dimostrare che la comunicazione dei membri della Commissione ha indotto una parte della popolazione aquilana a una sottovalutazione del rischio che ha portato a scelte letali. La «parola della scienza» ha scalfito una cultura popolare stratificata nel tempo che di fronte ai terremoti prescriveva condotte precauzionali. L’autore, mettendo in relazione le struggenti testimonianze dei sopravvissuti con temi di antropologia del rischio e con la teoria delle rappresentazioni sociali, dimostra che tra coloro che hanno perso la vita nei crolli del terremoto c’è chi ha rinunciato alla fuga, proprio perché influenzato dalle diagnosi rassicuranti degli scienziati. Nel terremoto dell’Aquila, sul banco degli imputati non è finita dunque la scienza, ma la negligenza che ha investito la parola dei suoi interpreti. Gli scienziati sono stati chiamati ad assumersi le proprie responsabilità circa una valutazione e una comunicazione del rischio che nel loro impatto sociale si sono rivelate infondate e disastrose. Parola di scienza diventa così un’occasione per riflettere in senso lato sulle ricadute etiche e culturali della comunicazione scientifica, sul valore della parola di «tecnici» ed «esperti» sempre più piegata agli interessi dell’ordine pubblico o dell’economia. Una parola che è tempo di tornare a interrogare nelle sue relazioni con il potere.

Parola di scienza - Il terremoto dell’Aquila e la Commissione Grandi Rischi: un’analisi antropologica

CICCOZZI, ANTONELLO
2013

Abstract

Come antropologo culturale, Antonello Ciccozzi è stato incaricato dal Tribunale dell’Aquila di fornire una consulenza che analizzasse la comunicazione scientifica fornita dai membri della Commissione Grandi Rischi nei giorni precedenti il terremoto del 6 aprile 2009, e il modo in cui questa comunicazione è stata percepita e tradotta in comportamenti da parte della popolazione. La perizia – la prima consulenza antropologico-culturale accolta in ambito giuridico ­­– ha avuto un ruolo fondamentale nel processo che si è concluso con una sentenza shock, da molti paragonata alla vicenda di Galileo: la condanna in primo grado a sei anni di carcere per gli scienziati della Commissione Grandi Rischi. L’indagine antropologica di Ciccozzi è volta a dimostrare che la comunicazione dei membri della Commissione ha indotto una parte della popolazione aquilana a una sottovalutazione del rischio che ha portato a scelte letali. La «parola della scienza» ha scalfito una cultura popolare stratificata nel tempo che di fronte ai terremoti prescriveva condotte precauzionali. L’autore, mettendo in relazione le struggenti testimonianze dei sopravvissuti con temi di antropologia del rischio e con la teoria delle rappresentazioni sociali, dimostra che tra coloro che hanno perso la vita nei crolli del terremoto c’è chi ha rinunciato alla fuga, proprio perché influenzato dalle diagnosi rassicuranti degli scienziati. Nel terremoto dell’Aquila, sul banco degli imputati non è finita dunque la scienza, ma la negligenza che ha investito la parola dei suoi interpreti. Gli scienziati sono stati chiamati ad assumersi le proprie responsabilità circa una valutazione e una comunicazione del rischio che nel loro impatto sociale si sono rivelate infondate e disastrose. Parola di scienza diventa così un’occasione per riflettere in senso lato sulle ricadute etiche e culturali della comunicazione scientifica, sul valore della parola di «tecnici» ed «esperti» sempre più piegata agli interessi dell’ordine pubblico o dell’economia. Una parola che è tempo di tornare a interrogare nelle sue relazioni con il potere.
978-88-6548-065-6
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