La singolare complessità dell’itinerario biografico e intellettuale di Luigi Credaro (Sondrio, 1860 – Roma, 1939) ne ha sin qui ostacolato un’articolata ricostruzione e adeguata interpretazione sotto il profilo della storia dell’educazione. È prevalso il Credaro “politico della scuola”, l’artefice e l’”apostolo” dell’Unione Magistrale Nazionale (1901), il parlamentare radicale, Ministro della P. I. con Luzzatti e Giolitti (1910-1914), l’autore, assieme al suo predecessore alla “Minerva”, Edoardo Daneo, della legge 4 giugno 1911, n. 487, che sancì la parziale avocazione delle scuole elementari allo Stato. Solo con difficoltà è venuto emergendo il ruolo, pure decisivo, giocato dal Credaro “organizzatore di cultura” nel dare un “luogo” e una “voce”, con la “Rivista Pedagogica” da lui fondata e diretta dal 1908 al ‘39, a quel “fronte antidealistico della pedagogia italiana” che rappresentò l’unica consistente alternativa, nel primo ‘900, all’attualismo di Giovanni Gentile; e di recente la riscoperta del Credaro “professore”, ordinario di Pedagogia alla “Sapienza” di Roma dal 1902 al ‘35, sembra poter riaprire il discorso sullo “studioso”. Muovendo nella direzione appena indicata, il volume propone la ricognizione di un ampio tratto del percorso intellettuale di Credaro, volta ad illustrare i più significativi passaggi di una “formazione” che sfocia, nei lustri a cavallo fra ‘800 e ‘900, nella “conversione” dalla ricerca filosofica e storiografico-filosofica alla teoresi educativa e all’impegno politico. Nelle dinamiche ideali che presiedono a tale svolta, e ne determinano gli esiti, la parabola di Credaro evidenzia tutto il suo interesse, ponendosi come emblematica dei destini di una intera generazione di intellettuali (a sua volta meritevole di rinnovata considerazione).

The personal, intellectual and career path of Luigi Credaro (Sondrio, 1860 – Roma, 1939) is an extremely complex and articulated one, a fact that, so far, has hampered any attempt to reconstruct and interpret these paths from a History of Education perspective. So far focus has been more on Credaro’s role as a “politician of education”, as the establisher and “patron” of the Unione Magistrale Nazionale (the Association of Italian Primary School Teachers, founded in 1901), the radical member of parliament, the Minister of Education under the Luzzatti and Giolitti governments (1910-1914) and the drafter, together with his predecessor at the Ministry, Edoardo Daneo, of law no. 487 of June 4, 1911, that assigned management of part of the Primary Schools to the Central Government. Conversely, the equally important role of Credaro as an “organizer of culture”, the one who gave a “home” and a “voice” to the anti-idealistic front of Italian pedagogy (that represented the sole real alternative to Giovanni Gentile’s Actual Idealism) has been only scarcely dealt with; lastly, the recent focus on the role of Credaro as “the professor”, full professor of Pedagogy in Rome University La Sapienza from 1902 to 1935 seems to reopen the debate on Credaro’s contributions as a scholar. This book moves exactly in this direction, proposing recognition of a wide section of Credaro’s intellectual path, aiming at depicting the most significant moments of his career that has its apex in his conversion from philosophical and historical research to theory of education and political activism. Credaro’s figure and his history appear particularly interesting in the light of the conceptual dynamics that were at the root of said conversion and partially set its outcome, thus becoming the emblem of the destinies of a whole generation of intellectuals (a generation worthy of further research in its own right).

L’impegno necessario. Filosofia, politica, educazione in Luigi Credaro (1860-1914)

D'ARCANGELI, MARCO ANTONIO
2004-01-01

Abstract

La singolare complessità dell’itinerario biografico e intellettuale di Luigi Credaro (Sondrio, 1860 – Roma, 1939) ne ha sin qui ostacolato un’articolata ricostruzione e adeguata interpretazione sotto il profilo della storia dell’educazione. È prevalso il Credaro “politico della scuola”, l’artefice e l’”apostolo” dell’Unione Magistrale Nazionale (1901), il parlamentare radicale, Ministro della P. I. con Luzzatti e Giolitti (1910-1914), l’autore, assieme al suo predecessore alla “Minerva”, Edoardo Daneo, della legge 4 giugno 1911, n. 487, che sancì la parziale avocazione delle scuole elementari allo Stato. Solo con difficoltà è venuto emergendo il ruolo, pure decisivo, giocato dal Credaro “organizzatore di cultura” nel dare un “luogo” e una “voce”, con la “Rivista Pedagogica” da lui fondata e diretta dal 1908 al ‘39, a quel “fronte antidealistico della pedagogia italiana” che rappresentò l’unica consistente alternativa, nel primo ‘900, all’attualismo di Giovanni Gentile; e di recente la riscoperta del Credaro “professore”, ordinario di Pedagogia alla “Sapienza” di Roma dal 1902 al ‘35, sembra poter riaprire il discorso sullo “studioso”. Muovendo nella direzione appena indicata, il volume propone la ricognizione di un ampio tratto del percorso intellettuale di Credaro, volta ad illustrare i più significativi passaggi di una “formazione” che sfocia, nei lustri a cavallo fra ‘800 e ‘900, nella “conversione” dalla ricerca filosofica e storiografico-filosofica alla teoresi educativa e all’impegno politico. Nelle dinamiche ideali che presiedono a tale svolta, e ne determinano gli esiti, la parabola di Credaro evidenzia tutto il suo interesse, ponendosi come emblematica dei destini di una intera generazione di intellettuali (a sua volta meritevole di rinnovata considerazione).
88-7346-268-5
The personal, intellectual and career path of Luigi Credaro (Sondrio, 1860 – Roma, 1939) is an extremely complex and articulated one, a fact that, so far, has hampered any attempt to reconstruct and interpret these paths from a History of Education perspective. So far focus has been more on Credaro’s role as a “politician of education”, as the establisher and “patron” of the Unione Magistrale Nazionale (the Association of Italian Primary School Teachers, founded in 1901), the radical member of parliament, the Minister of Education under the Luzzatti and Giolitti governments (1910-1914) and the drafter, together with his predecessor at the Ministry, Edoardo Daneo, of law no. 487 of June 4, 1911, that assigned management of part of the Primary Schools to the Central Government. Conversely, the equally important role of Credaro as an “organizer of culture”, the one who gave a “home” and a “voice” to the anti-idealistic front of Italian pedagogy (that represented the sole real alternative to Giovanni Gentile’s Actual Idealism) has been only scarcely dealt with; lastly, the recent focus on the role of Credaro as “the professor”, full professor of Pedagogy in Rome University La Sapienza from 1902 to 1935 seems to reopen the debate on Credaro’s contributions as a scholar. This book moves exactly in this direction, proposing recognition of a wide section of Credaro’s intellectual path, aiming at depicting the most significant moments of his career that has its apex in his conversion from philosophical and historical research to theory of education and political activism. Credaro’s figure and his history appear particularly interesting in the light of the conceptual dynamics that were at the root of said conversion and partially set its outcome, thus becoming the emblem of the destinies of a whole generation of intellectuals (a generation worthy of further research in its own right).
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