Da una preliminare considerazione dello “stato della questione” critica e della recente “fortuna” di Luigi Credaro, l’autore ricava la conclusione che la figura e l’opera del Valtellinese sembrano essere passati, nella letteratura critica, da decenni di oblio o scarsa considerazione a un generalizzato e generico “riconoscimento d’importanza”, che ancora una volta ostacola se non preclude un serio approfondimento del contributo di Credaro alla modernizzazione della scuola e della pedagogia italiane nel primo Novecento e allontana la possibilità di stilare un ponderato bilancio del suo apporto nel complesso della vicenda unitaria. In questa chiave e a tale scopo, l’autore propone di rilanciare gli studi su Luigi Credaro, rileggendone la complessa parabola biografica e intellettuale alla luce della “tensione, intensione e intenzionalità” pedagogica che ne costituì l’asse centrale e portante. La netta sconfitta accusata dal modello liberal-democratico sotto il profilo politico, e kantiano-herbartiano dal punto di vista filosofico-pedagogico, incarnato dal valtellinese nei primi lustri del secolo, che fece seguito alla Grande Guerra con l’affermazione del fascismo e dell’attualismo, segnò, nell’interpretazione dell’autore del saggio, l’avvio di una serrata revisione, da parte di Credaro, delle categorie portanti della sua teoresi educativa e della sua epistemologia pedagogica: con l’abbandono dei residui dell’evoluzionismo delle “magnifiche sorti e progressive”, nonché della vetusta, meccanicistica e deterministica “scienza” del positivismo ottocentesco italiano, che pure avevano continuato a influenzare la sua concezione dell’uomo, della società e della storia, e con ciò dell’educazione, e l’accostamento a un concetto aperto, problematico e critico di “scienza dell’educazione”, che adombra quello che John Dewey veniva contemporaneamente elaborando e proponendo, negli Stati Uniti, fra ultimi anni ’20 e primi anni ’30, anche nell’allusione a una concezione nuova del rapporto fra l’educazione e le altre sfere della vita spirituale (in primo luogo, delle sue relazioni con la stessa conoscenza: essendo «l’educazione», per riprendere le parole del filosofo e pedagogista di Burlington, appena sopra menzionato, «un modo di vita e d’azione» che «come atto […] è più ampia della scienza», o «un circolo o spirale senza fine, un’attività che include in sé la scienza»).

After a preliminary remark on the "fortune" of Luigi Credaro as far as critique is concerned, the author draws the hypothesis that Credaro's figure and works, after having been neglected for decades, went through an age of generic "acknowledgement of importance" that once again represents a hindrance to a true, reasonable in-depth study of the contribution of Credaro to modernisation of school and pedagogy in post-unification Italy. In this view and keeping in mind this purpose, the author decides to re-read the complex biographic and intellectual story of Credaro in the light of pedagogy as its main beacon and supporting beam. The net defeat suffered by the liberal and democratic model and of the Kant-Herbart pedagogical model with the triumph of Fascism after World War I prompted Credaro, who had been an emblem of both currents of thoughts, to thoroughly review his educational theoresis and pedagogical epistemology. The result of this were the elimination of any residual evolutionist optimism and of the mechanistic and deterministic "science" of Italian 19th century positivism that had continued to influence his idea of man, society, history and education and the embracing of an open, problematic and critical concept of "education science" that shadowed the concept that John Dewey had been developing and proposing, in the USA, in the late 20s and early 30s, and which was also similar for its hinting at a new concept of the relationships between eduction and the other areas of spiritual life.

Pedagogia come scienza dell’educazione in Luigi Credaro. Una ipotesi di lavoro

D'ARCANGELI, MARCO ANTONIO
2009-01-01

Abstract

Da una preliminare considerazione dello “stato della questione” critica e della recente “fortuna” di Luigi Credaro, l’autore ricava la conclusione che la figura e l’opera del Valtellinese sembrano essere passati, nella letteratura critica, da decenni di oblio o scarsa considerazione a un generalizzato e generico “riconoscimento d’importanza”, che ancora una volta ostacola se non preclude un serio approfondimento del contributo di Credaro alla modernizzazione della scuola e della pedagogia italiane nel primo Novecento e allontana la possibilità di stilare un ponderato bilancio del suo apporto nel complesso della vicenda unitaria. In questa chiave e a tale scopo, l’autore propone di rilanciare gli studi su Luigi Credaro, rileggendone la complessa parabola biografica e intellettuale alla luce della “tensione, intensione e intenzionalità” pedagogica che ne costituì l’asse centrale e portante. La netta sconfitta accusata dal modello liberal-democratico sotto il profilo politico, e kantiano-herbartiano dal punto di vista filosofico-pedagogico, incarnato dal valtellinese nei primi lustri del secolo, che fece seguito alla Grande Guerra con l’affermazione del fascismo e dell’attualismo, segnò, nell’interpretazione dell’autore del saggio, l’avvio di una serrata revisione, da parte di Credaro, delle categorie portanti della sua teoresi educativa e della sua epistemologia pedagogica: con l’abbandono dei residui dell’evoluzionismo delle “magnifiche sorti e progressive”, nonché della vetusta, meccanicistica e deterministica “scienza” del positivismo ottocentesco italiano, che pure avevano continuato a influenzare la sua concezione dell’uomo, della società e della storia, e con ciò dell’educazione, e l’accostamento a un concetto aperto, problematico e critico di “scienza dell’educazione”, che adombra quello che John Dewey veniva contemporaneamente elaborando e proponendo, negli Stati Uniti, fra ultimi anni ’20 e primi anni ’30, anche nell’allusione a una concezione nuova del rapporto fra l’educazione e le altre sfere della vita spirituale (in primo luogo, delle sue relazioni con la stessa conoscenza: essendo «l’educazione», per riprendere le parole del filosofo e pedagogista di Burlington, appena sopra menzionato, «un modo di vita e d’azione» che «come atto […] è più ampia della scienza», o «un circolo o spirale senza fine, un’attività che include in sé la scienza»).
978-88-908037-0-3
After a preliminary remark on the "fortune" of Luigi Credaro as far as critique is concerned, the author draws the hypothesis that Credaro's figure and works, after having been neglected for decades, went through an age of generic "acknowledgement of importance" that once again represents a hindrance to a true, reasonable in-depth study of the contribution of Credaro to modernisation of school and pedagogy in post-unification Italy. In this view and keeping in mind this purpose, the author decides to re-read the complex biographic and intellectual story of Credaro in the light of pedagogy as its main beacon and supporting beam. The net defeat suffered by the liberal and democratic model and of the Kant-Herbart pedagogical model with the triumph of Fascism after World War I prompted Credaro, who had been an emblem of both currents of thoughts, to thoroughly review his educational theoresis and pedagogical epistemology. The result of this were the elimination of any residual evolutionist optimism and of the mechanistic and deterministic "science" of Italian 19th century positivism that had continued to influence his idea of man, society, history and education and the embracing of an open, problematic and critical concept of "education science" that shadowed the concept that John Dewey had been developing and proposing, in the USA, in the late 20s and early 30s, and which was also similar for its hinting at a new concept of the relationships between eduction and the other areas of spiritual life.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11697/30444
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