All’inizio del ‘700 ad Aquila c’erano 11 monasteri femminili afferenti ai quattro ordini principali: le Francescane comprendevano le clarisse di S.Chiara d’Aquili e del Convento della Beata Antonia; le Benedettine accoglievano le suore di S.Croce e di S.Caterina martire; alle celestine si riferivano le monache di S.Basilio, S.Agnese, S.Maria dei Raccomandati e S.Maria Maddalena, mentre delle Agostiniane facevano parte i conventi di S.Amico, S.Caterina da Siena e S.Lucia. Cosa accadde in questo panorama con la portata devastante del terremoto del 2 febbraio 1703? Molti conventi subirono danni così profondi da determinare lo smantellamento stesso degli edifici che ospitavano le suore, costrette a migrare verso altri conventi disposti ad ospitarle. Questa disgregazione determinò nuove configurazioni costituite dai nuovi accorpamenti e dalle nuove sparizioni. Cosa si modifico nella città in seguito a questi nuovi assetti? Questo studio si propone di presentare in modo problematico la realtà dei monasteri femminili nel contesto cittadino in età moderna, con particolari riferimenti alle modifiche sopraggiunte in seguito al grande sisma settecentesco, ma anche in relazione alle precedenti disposizioni del Concilio di Trento, che avevano indotto a scelte determinanti sia nell’organizzazione interna alla vita monastica che all’ubicazione dei conventi nella morfologia della città. Fondamentale è, inoltre, l’analisi del rapporto tra le monacazioni e il ruolo politico che alcuni rappresentanti di famiglie nobili e patrizie avevano tra i secoli XVI e XVIII. Non è casuale infatti che i sistemi dotali, con cui molti monasteri venivano a legarsi in particolare ad alcune casate, fossero le uniche forme di reddito e quindi di visibilità che i conventi femminili potevano ostentare nello scenario cittadino. Viene, così, anche all'Aquila, come in molte città della penisola a configurarsi una geografia interna alla città con gerarchie asimmetriche in cui, anche all'interno dello stesso ordine, alcuni monasteri emergono per prestigio e benessere, rispetto ad altri più modesti e in ombra, proprio a causa del legame economico-politico che veniva a stabilirsi con un certo numero di famiglie dell'aristocrazia. Veniamo così a scoprire il significato delle monacazioni in relazione alle strategie familiari del patriziato aquilano, così come le percentuali delle doti e la loro incidenza nell’analisi delle fonti di reddito dei singoli monasteri. Ma dentro le mura dei monasteri aquilani non si consumavano solo momenti scanditi dalle preghiere e dalle norme legate alla regola: questi istituti, infatti, con le loro spesso ricche biblioteche e con i loro preziosi archivi (purtroppo ancor oggi inaccessibili) erano luoghi di produzione culturale in cui la diffusione dei libri trovava spazi spesso inaspettati. Ruolo particolarmente importante ebbe in questo senso il monastero agostiniano di S.Amico, interessante sia per i legami privilegiati con alcune famiglie dell’aristocrazia cittadina, sia per la solida struttura interna che manifestò anche nel corso del Settecento, rappresentando un punto di riferimento per gli altri monasteri aquilani. E proprio in questo monastero significativo è il caso di suor Maria Teresa, monaca, poi badessa di S.Amico nella prima metà del Settecento, autorevole rappresentante della famiglia aquilana Ciambella. Suor Maria Teresa diventerà, sulla scia dei numerosi casi trattati dai noti e significativi studi di Gabriella Zarri, una "santa viva", un personaggio cioè capace di mediare tra Dio e gli uomini per la difesa della sua città e in particolare del suo casato.

I monasteri femminili all'Aquila in età moderna

MANTINI, SILVIA MARIA
2007-01-01

Abstract

All’inizio del ‘700 ad Aquila c’erano 11 monasteri femminili afferenti ai quattro ordini principali: le Francescane comprendevano le clarisse di S.Chiara d’Aquili e del Convento della Beata Antonia; le Benedettine accoglievano le suore di S.Croce e di S.Caterina martire; alle celestine si riferivano le monache di S.Basilio, S.Agnese, S.Maria dei Raccomandati e S.Maria Maddalena, mentre delle Agostiniane facevano parte i conventi di S.Amico, S.Caterina da Siena e S.Lucia. Cosa accadde in questo panorama con la portata devastante del terremoto del 2 febbraio 1703? Molti conventi subirono danni così profondi da determinare lo smantellamento stesso degli edifici che ospitavano le suore, costrette a migrare verso altri conventi disposti ad ospitarle. Questa disgregazione determinò nuove configurazioni costituite dai nuovi accorpamenti e dalle nuove sparizioni. Cosa si modifico nella città in seguito a questi nuovi assetti? Questo studio si propone di presentare in modo problematico la realtà dei monasteri femminili nel contesto cittadino in età moderna, con particolari riferimenti alle modifiche sopraggiunte in seguito al grande sisma settecentesco, ma anche in relazione alle precedenti disposizioni del Concilio di Trento, che avevano indotto a scelte determinanti sia nell’organizzazione interna alla vita monastica che all’ubicazione dei conventi nella morfologia della città. Fondamentale è, inoltre, l’analisi del rapporto tra le monacazioni e il ruolo politico che alcuni rappresentanti di famiglie nobili e patrizie avevano tra i secoli XVI e XVIII. Non è casuale infatti che i sistemi dotali, con cui molti monasteri venivano a legarsi in particolare ad alcune casate, fossero le uniche forme di reddito e quindi di visibilità che i conventi femminili potevano ostentare nello scenario cittadino. Viene, così, anche all'Aquila, come in molte città della penisola a configurarsi una geografia interna alla città con gerarchie asimmetriche in cui, anche all'interno dello stesso ordine, alcuni monasteri emergono per prestigio e benessere, rispetto ad altri più modesti e in ombra, proprio a causa del legame economico-politico che veniva a stabilirsi con un certo numero di famiglie dell'aristocrazia. Veniamo così a scoprire il significato delle monacazioni in relazione alle strategie familiari del patriziato aquilano, così come le percentuali delle doti e la loro incidenza nell’analisi delle fonti di reddito dei singoli monasteri. Ma dentro le mura dei monasteri aquilani non si consumavano solo momenti scanditi dalle preghiere e dalle norme legate alla regola: questi istituti, infatti, con le loro spesso ricche biblioteche e con i loro preziosi archivi (purtroppo ancor oggi inaccessibili) erano luoghi di produzione culturale in cui la diffusione dei libri trovava spazi spesso inaspettati. Ruolo particolarmente importante ebbe in questo senso il monastero agostiniano di S.Amico, interessante sia per i legami privilegiati con alcune famiglie dell’aristocrazia cittadina, sia per la solida struttura interna che manifestò anche nel corso del Settecento, rappresentando un punto di riferimento per gli altri monasteri aquilani. E proprio in questo monastero significativo è il caso di suor Maria Teresa, monaca, poi badessa di S.Amico nella prima metà del Settecento, autorevole rappresentante della famiglia aquilana Ciambella. Suor Maria Teresa diventerà, sulla scia dei numerosi casi trattati dai noti e significativi studi di Gabriella Zarri, una "santa viva", un personaggio cioè capace di mediare tra Dio e gli uomini per la difesa della sua città e in particolare del suo casato.
88-88676-41-4
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11697/32147
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