L’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), legalizzata in Italia dalla L. 194/78 è sottoposta a un sistema di sorveglianza con notifica obbligatoria di tutti i casi secondo un modello ISTAT nazionale che consente la descrizione del fenomeno mediante misure epidemiologiche specifiche, anche rispetto a variabili di tipo socio-demografico, ma non la conoscenza dei fattori di rischio e di protezione modificabili. Obiettivo dell’indagine è stata l’analisi di variabili determinanti individuali ed ambientali del ricorso all’aborto volontario di natura psico-sociale e culturale. Lo studio, a disegno caso-controllo, è stato condotto presso una U.O. di Ostetricia e Ginecologia e un Consultorio Familiare della ASL di Chieti (Regione Abruzzo), tra giugno 2008 e luglio 2009. I casi sono stati reclutati tra le donne richiedenti l’IVG e i controlli tra le donne in età fertile afferenti alle strutture per altre prestazioni ginecologiche. È stato utilizzato un questionario anonimo validato su conoscenze, esperienze, atteggiamenti, norme sociali, autoefficacia contraccettiva. Il rischio di IVG è stato stimato con un modello logistico multiplo costruito con procedura step-wise e sono state verificate le differenze tra casi e controlli nelle variabili psico e sociometriche mediante t-test. Sono stati raccolti 371 questionari (213 casi e 158 controlli). L’età media delle donne è 29.4 anni, statisticamente omogenea nei due campioni. La percentuale di cittadine straniere è, invece, maggiore tra i casi (il 24.9 %) rispetto ai controlli (9.1 %), tra i quali l’8.3 % delle donne ha comunque effettuato una IVG nell’arco della vita. Risultano statisticamente influenti sull’IVG la cittadinanza (più a rischio le straniere rispetto alle italiane, OR 3.83 p<0.01), il titolo di studio (più a rischio le donne con istruzione media o bassa, OR rispettivamente 2.96 e 8.58 p<0.01) e il ricorso ai Consultori Familiari, essendo ‘protette’ le donne che nella vita si sono rivolte a tale struttura per motivi non inerenti l’IVG (OR 0.26, p<0.001). Statisticamente diverse sono le misure di scala su livello informativo, atteggiamento nei confronti dell’aborto volontario (più positivo nei casi), norme sociali (sia l’approvazione di altri che la stima della diffusione del fenomeno sono risultate più elevate nei casi) e, infine, l’autoefficacia, soprattutto relativa al controllo sul rapporto fisico e alla scelta del metodo da utilizzare, che sono risultate migliori nei controlli. È stata confermata l’importanza strategica delle strutture territoriali per la promozione di attività educative e di rafforzamento psico-sociale delle donne, specie straniere e di basso livello socio-culturale.

Studio caso - controllo sulle determinanti individuali e ambientali dell’Interruzione Volontaria di Gravidanza in Abruzzo

SCATIGNA, MARIA;
2009-01-01

Abstract

L’interruzione volontaria di gravidanza (IVG), legalizzata in Italia dalla L. 194/78 è sottoposta a un sistema di sorveglianza con notifica obbligatoria di tutti i casi secondo un modello ISTAT nazionale che consente la descrizione del fenomeno mediante misure epidemiologiche specifiche, anche rispetto a variabili di tipo socio-demografico, ma non la conoscenza dei fattori di rischio e di protezione modificabili. Obiettivo dell’indagine è stata l’analisi di variabili determinanti individuali ed ambientali del ricorso all’aborto volontario di natura psico-sociale e culturale. Lo studio, a disegno caso-controllo, è stato condotto presso una U.O. di Ostetricia e Ginecologia e un Consultorio Familiare della ASL di Chieti (Regione Abruzzo), tra giugno 2008 e luglio 2009. I casi sono stati reclutati tra le donne richiedenti l’IVG e i controlli tra le donne in età fertile afferenti alle strutture per altre prestazioni ginecologiche. È stato utilizzato un questionario anonimo validato su conoscenze, esperienze, atteggiamenti, norme sociali, autoefficacia contraccettiva. Il rischio di IVG è stato stimato con un modello logistico multiplo costruito con procedura step-wise e sono state verificate le differenze tra casi e controlli nelle variabili psico e sociometriche mediante t-test. Sono stati raccolti 371 questionari (213 casi e 158 controlli). L’età media delle donne è 29.4 anni, statisticamente omogenea nei due campioni. La percentuale di cittadine straniere è, invece, maggiore tra i casi (il 24.9 %) rispetto ai controlli (9.1 %), tra i quali l’8.3 % delle donne ha comunque effettuato una IVG nell’arco della vita. Risultano statisticamente influenti sull’IVG la cittadinanza (più a rischio le straniere rispetto alle italiane, OR 3.83 p<0.01), il titolo di studio (più a rischio le donne con istruzione media o bassa, OR rispettivamente 2.96 e 8.58 p<0.01) e il ricorso ai Consultori Familiari, essendo ‘protette’ le donne che nella vita si sono rivolte a tale struttura per motivi non inerenti l’IVG (OR 0.26, p<0.001). Statisticamente diverse sono le misure di scala su livello informativo, atteggiamento nei confronti dell’aborto volontario (più positivo nei casi), norme sociali (sia l’approvazione di altri che la stima della diffusione del fenomeno sono risultate più elevate nei casi) e, infine, l’autoefficacia, soprattutto relativa al controllo sul rapporto fisico e alla scelta del metodo da utilizzare, che sono risultate migliori nei controlli. È stata confermata l’importanza strategica delle strutture territoriali per la promozione di attività educative e di rafforzamento psico-sociale delle donne, specie straniere e di basso livello socio-culturale.
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