Gli AA riferiscono su alcuni accorgimenti diagnostici e terapeutici utilizzati nella microsomia emifacciale sulla base di precedenti ricerche sperimentali e cliniche. Data la necessità di interventi combinati su entrambi i mascellari, da eseguire in un tempo, viene suggerito il ricorso ad una analisi strutturale TC ad alta definizione della regione maxillo-facciale, focalizzata su tutte le regioni di specifico interesse chirurgico: condili, mascellare superiore, fossa pterigo-mascellare e rami mandibolari. Essa permette infatti una pianificazione dell’intervento adeguata al grado, estremamente variabile, di alterazione strutturale della microsomia emifacciale. Sotto il profilo terapeutico vengono esposti i vantaggi riscontrati con l’uso del “gel di fibrina” nel riposizionamento e la stabilizzazione del frammento distale nelle osteotomie sagittali dei rami mandibolari evitando l’uso di osteosintesi rigide. Questo accorgimento si è rivelato particolarmente utile, in quanto favorisce il riequilibrio spontaneo dell’assetto condilare nella cavità articolare, la cui pianificazione preoperatoria è di difficile realizzazione in questi dimorfismi. I controlli postoperatori con TC ad alta definizione hanno permesso di dimostrare il suddetto riequilibrio scheletrico, la favorevole neoposizione dei condili nella glenoide, oltre che la fisiologica evoluzione dei calli ossei post-operatori, in assenza di osteosintesi rigide mandibolari.

Microsomia emifacciale. Accorgimenti diagnostici e terapeutici

CUTILLI, Tommaso;MASCIOCCHI, CARLO;
1988

Abstract

Gli AA riferiscono su alcuni accorgimenti diagnostici e terapeutici utilizzati nella microsomia emifacciale sulla base di precedenti ricerche sperimentali e cliniche. Data la necessità di interventi combinati su entrambi i mascellari, da eseguire in un tempo, viene suggerito il ricorso ad una analisi strutturale TC ad alta definizione della regione maxillo-facciale, focalizzata su tutte le regioni di specifico interesse chirurgico: condili, mascellare superiore, fossa pterigo-mascellare e rami mandibolari. Essa permette infatti una pianificazione dell’intervento adeguata al grado, estremamente variabile, di alterazione strutturale della microsomia emifacciale. Sotto il profilo terapeutico vengono esposti i vantaggi riscontrati con l’uso del “gel di fibrina” nel riposizionamento e la stabilizzazione del frammento distale nelle osteotomie sagittali dei rami mandibolari evitando l’uso di osteosintesi rigide. Questo accorgimento si è rivelato particolarmente utile, in quanto favorisce il riequilibrio spontaneo dell’assetto condilare nella cavità articolare, la cui pianificazione preoperatoria è di difficile realizzazione in questi dimorfismi. I controlli postoperatori con TC ad alta definizione hanno permesso di dimostrare il suddetto riequilibrio scheletrico, la favorevole neoposizione dei condili nella glenoide, oltre che la fisiologica evoluzione dei calli ossei post-operatori, in assenza di osteosintesi rigide mandibolari.
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