La fossa pterigo-mascellare riveste notevole interesse anatomo-chirurgico per il frequente coinvolgimento delle strutture in essa contenute in vari quadri di patologia (neoplastica, flogistica, traumatica e, non ultima, nelle dismorfosi maxillo-facciali). La collocazione topografica e la complessità strutturale rendono difficile ai mezzi di indagine tradizionali, ivi compresa la esplorazione radiologica classica, uno studio esauriente della regione, ed inoltre problematico l’approccio chirurgico. Di qui la necessità di un approfondimento degli studi di base ricorrendo alle più avanzate tecniche di diagnostica per immagini. A tale riguardo gli AA. Hanno effettuato uno studio con TC ed RM su 20 pazienti, nei quali la patologia di base non alterava le strutture della fossa pterigo-mascellare (selezionati su una vasta casistica già studiata con la Tomografia Computerizzata e con la Risonanza Magnetica), al fine di valutare comparativamente la capacità di risoluzione di immagine delle due tecniche, e quindi l’efficacia, nella definizione delle varie strutture della fossa pterigo-mascellare. Da tale indagine è emersa la notevole incisività della TC nello studio delle strutture scheletriche (apofisi pterigoidee, giunzione pterigo-mascellare, parete latero-posteriore del seno mascellare, ramo mandibolare), derivante sia dalla maggiore risoluzione spaziale di tale tecnica che dalla possibilità di effettuare indagini tomodensitometriche molto fini. La TC inoltre offre una buona evidenza dell’apparato muscolare della regione, permettendo una valutazione complessiva dell’assetto muscolo-scheletrico della fossa. La RM, in virtù della migliore risoluzione di contrasto, si mostra particolarmente idonea per un più accurato studio dei tessuti molli ed in particolare dei muscoli pterigoidei esterni ed interni, delle fasce muscolo-aponevrotiche, della componente adiposa e delle formazioni vascolari (arteria mascellare interna, carotide esterna), mentre le strutture scheletriche, prive di segnale, appaiono evidenti per contrasto con i tessuti molli circostanti. Da questa analisi di base emerge, in definitiva, che lo studio integrato con queste tecniche d’imaging prospetta un significativo arricchimento ed affinamento dei dati nella diagnostica dei vari quadri di patologia della regione.

Valutazione comparativa TC-RM nello studio della fossa pterigo-mascellare in relazione alle problematiche cliniche e chirurgiche della regione

CUTILLI, Tommaso;MASCIOCCHI, CARLO;
1987-01-01

Abstract

La fossa pterigo-mascellare riveste notevole interesse anatomo-chirurgico per il frequente coinvolgimento delle strutture in essa contenute in vari quadri di patologia (neoplastica, flogistica, traumatica e, non ultima, nelle dismorfosi maxillo-facciali). La collocazione topografica e la complessità strutturale rendono difficile ai mezzi di indagine tradizionali, ivi compresa la esplorazione radiologica classica, uno studio esauriente della regione, ed inoltre problematico l’approccio chirurgico. Di qui la necessità di un approfondimento degli studi di base ricorrendo alle più avanzate tecniche di diagnostica per immagini. A tale riguardo gli AA. Hanno effettuato uno studio con TC ed RM su 20 pazienti, nei quali la patologia di base non alterava le strutture della fossa pterigo-mascellare (selezionati su una vasta casistica già studiata con la Tomografia Computerizzata e con la Risonanza Magnetica), al fine di valutare comparativamente la capacità di risoluzione di immagine delle due tecniche, e quindi l’efficacia, nella definizione delle varie strutture della fossa pterigo-mascellare. Da tale indagine è emersa la notevole incisività della TC nello studio delle strutture scheletriche (apofisi pterigoidee, giunzione pterigo-mascellare, parete latero-posteriore del seno mascellare, ramo mandibolare), derivante sia dalla maggiore risoluzione spaziale di tale tecnica che dalla possibilità di effettuare indagini tomodensitometriche molto fini. La TC inoltre offre una buona evidenza dell’apparato muscolare della regione, permettendo una valutazione complessiva dell’assetto muscolo-scheletrico della fossa. La RM, in virtù della migliore risoluzione di contrasto, si mostra particolarmente idonea per un più accurato studio dei tessuti molli ed in particolare dei muscoli pterigoidei esterni ed interni, delle fasce muscolo-aponevrotiche, della componente adiposa e delle formazioni vascolari (arteria mascellare interna, carotide esterna), mentre le strutture scheletriche, prive di segnale, appaiono evidenti per contrasto con i tessuti molli circostanti. Da questa analisi di base emerge, in definitiva, che lo studio integrato con queste tecniche d’imaging prospetta un significativo arricchimento ed affinamento dei dati nella diagnostica dei vari quadri di patologia della regione.
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