Alla fine degli anni Cinquanta la Capitale vive un periodo di febbrile preparazione ai Giochi della XVII Olimpiade dell’era moderna e nonostante la predilezione generale per il cemento armato nel caso della realizzazione dei grandi stadi e delle strutture ricettive, la costruzione metallica viene largamente impiegata nell’evento: essa risponde con efficacia ai requisiti di economia, rapidità costruttiva ed efficienza funzionale stabiliti dal C.O.R., il comitato tecnico delle “Costruzioni Olimpiche Roma” che coordina le operazioni di progettazione degli impianti. Il collettivo sceglie principalmente sistemi resistenti in acciaio per palestre all’aperto, ampliamenti dei centri sportivi esistenti, nonché installazioni in siti di particolare valore storico-artistico. Tra i sistemi scelti, quello che impiega elementi tubolari si rivela particolarmente adatto allo scopo, integrandosi con notevole flessibilità di configurazione sia nel panorama moderno dell’Eur, che nel contesto archeologico delle Terme di Caracalla e della Basilica di Massenzio. La costruzione metallica entra in gioco anche nella concezione di impianti funzionali con minimi costi di gestione, come nelle grandi coperture spaziali dell’Acqua Acetosa, oppure per raggiungere ardite configurazioni, come nel caso dell’elegante pensilina del Velodromo. Alcune strutture in acciaio sono realizzate anche nei contesti di gara al di fuori della città, come la Torre di Segnalazione e Controllo ubicata sulle rive del Lago Albano, la cui prometeicità ferrigna dialoga con la splendida cornice del cratere vulcanico di Castelgandolfo. Purtroppo la maggior parte delle opere vengono abbandonate o demolite per ragioni diverse negli anni successivi all’evento, nonostante il loro spiccato potenziale d’innovazione favorito dall’impiego dell’acciaio. Il contributo tenta di ricostruire singoli episodi di una vicenda dai contorni sfumati interamente declinata all’interno dell’unica Olimpiade finora svolta nel nostro Paese, protagonista l’acciaio, materiale d’elezione per architetture dimenticate, capace di tradurre in forme suggestive ed accattivanti l’agonistico superamento del limite che il motto olimpico “Citius!, Altius!, Fortius!” evoca. At the end of the Fifties the Italian Capital is lively involved in the preparation of XVII Olympic Games and despite the preference for reinforced concrete in the realisation of great stadiums and athletes accommodations, metal construction is largely used: it fits economic, building and functional requirements established by the technical committee named COR, which coordinates design operations of sport facilities. The committee mainly chooses steel structures for outdoor gyms, extensions of existing sport centres and installations located in valuable historical places. Among the applied technologies, the system that uses tubular elements shows a high suitability for these purposes, matching with remarkable flexibility of shapes the modern panorama of Eur district and the archaeological contexts of Baths of Caracalla and Basilica of Maxentius. Metal construction is also employed to conceive new functional facilities with lowest operating costs, as for the large space frame structures of Acqua Acetosa gyms, or to reach inventive configurations, as for the elegant projecting roof of Olympic Velodrome. Steel structures are also realised outside the city, such as the Signal and Control Tower, placed on the shores of Lake Albano, of which its metal audacity dialogues with the splendid setting of Castelgandolfo volcanic crater. Unfortunately, after the sport event, most of these buildings are abandoned or demolished for different reasons, despite their strong potential of innovation favoured by the use of steel. The contribution tries to reconstruct single episodes of a faded event, completely happened in the only Olympics played in Italy: main character is steel, elective material for forgotten architectures which is able to translate in appealing and winsome shapes the agonistic crossing of the line that the Olympic motto “Citius!, Altius!, Fortius!” calls to mind.

Acciaio e olimpiadi: Roma 1960 - Steel and Olympics: Rome 1960

Morganti R;Tosone A;Abita M;Di Donato D
2018-01-01

Abstract

Alla fine degli anni Cinquanta la Capitale vive un periodo di febbrile preparazione ai Giochi della XVII Olimpiade dell’era moderna e nonostante la predilezione generale per il cemento armato nel caso della realizzazione dei grandi stadi e delle strutture ricettive, la costruzione metallica viene largamente impiegata nell’evento: essa risponde con efficacia ai requisiti di economia, rapidità costruttiva ed efficienza funzionale stabiliti dal C.O.R., il comitato tecnico delle “Costruzioni Olimpiche Roma” che coordina le operazioni di progettazione degli impianti. Il collettivo sceglie principalmente sistemi resistenti in acciaio per palestre all’aperto, ampliamenti dei centri sportivi esistenti, nonché installazioni in siti di particolare valore storico-artistico. Tra i sistemi scelti, quello che impiega elementi tubolari si rivela particolarmente adatto allo scopo, integrandosi con notevole flessibilità di configurazione sia nel panorama moderno dell’Eur, che nel contesto archeologico delle Terme di Caracalla e della Basilica di Massenzio. La costruzione metallica entra in gioco anche nella concezione di impianti funzionali con minimi costi di gestione, come nelle grandi coperture spaziali dell’Acqua Acetosa, oppure per raggiungere ardite configurazioni, come nel caso dell’elegante pensilina del Velodromo. Alcune strutture in acciaio sono realizzate anche nei contesti di gara al di fuori della città, come la Torre di Segnalazione e Controllo ubicata sulle rive del Lago Albano, la cui prometeicità ferrigna dialoga con la splendida cornice del cratere vulcanico di Castelgandolfo. Purtroppo la maggior parte delle opere vengono abbandonate o demolite per ragioni diverse negli anni successivi all’evento, nonostante il loro spiccato potenziale d’innovazione favorito dall’impiego dell’acciaio. Il contributo tenta di ricostruire singoli episodi di una vicenda dai contorni sfumati interamente declinata all’interno dell’unica Olimpiade finora svolta nel nostro Paese, protagonista l’acciaio, materiale d’elezione per architetture dimenticate, capace di tradurre in forme suggestive ed accattivanti l’agonistico superamento del limite che il motto olimpico “Citius!, Altius!, Fortius!” evoca. At the end of the Fifties the Italian Capital is lively involved in the preparation of XVII Olympic Games and despite the preference for reinforced concrete in the realisation of great stadiums and athletes accommodations, metal construction is largely used: it fits economic, building and functional requirements established by the technical committee named COR, which coordinates design operations of sport facilities. The committee mainly chooses steel structures for outdoor gyms, extensions of existing sport centres and installations located in valuable historical places. Among the applied technologies, the system that uses tubular elements shows a high suitability for these purposes, matching with remarkable flexibility of shapes the modern panorama of Eur district and the archaeological contexts of Baths of Caracalla and Basilica of Maxentius. Metal construction is also employed to conceive new functional facilities with lowest operating costs, as for the large space frame structures of Acqua Acetosa gyms, or to reach inventive configurations, as for the elegant projecting roof of Olympic Velodrome. Steel structures are also realised outside the city, such as the Signal and Control Tower, placed on the shores of Lake Albano, of which its metal audacity dialogues with the splendid setting of Castelgandolfo volcanic crater. Unfortunately, after the sport event, most of these buildings are abandoned or demolished for different reasons, despite their strong potential of innovation favoured by the use of steel. The contribution tries to reconstruct single episodes of a faded event, completely happened in the only Olympics played in Italy: main character is steel, elective material for forgotten architectures which is able to translate in appealing and winsome shapes the agonistic crossing of the line that the Olympic motto “Citius!, Altius!, Fortius!” calls to mind.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11697/126826
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