After the earthquake of 2009 and in the actual situation of new seismic events going on in central Italy, it' s important to reflect on the role of conservation after natural disasters and, in particular, on the current approaches to the reconstruction in progress. While the disaster condition may appear similar to a scenery of war, which raises psychological reconstruction instances "where it was - how it was" (now anachronistic and impracticable), on the other hand the destruction caused by natural events produces some emotional reactions which are related to security. For this reason there is actually a general devaluation of the historic architecture features, considered (sometimes erroneously) as inadequate and unsafe, in favour of modern construction technologies that have not always been effective; and there is also a general mistrust of seismic improvement which is considered less effective than seismic retrofit. This position turned into a huge historical heritage demolition and many historical buildings have been replaced by others of poor architectural quality that want to imitate the old ones and that have formal and constructive elements which are a nonsense in new buildings. On the contrary, real conservation is far from restoration and counterfeiting; research about this subject can provide the “conceptual” means to deal with reconstruction not only with a technical approach but also with a more cultural one, that has to be extended from the planning in historical contexts to the reconstruction work in situations of damage (which has to be considered as a real 'lacune' in a figurative fabric). Furthermore, building historical-constructive knowledge allows to highlight their effective resilience over time; and that should be considered in order to estimate the real vulnerability of the historical buildings (often due to inadequate intervention rather than structural deficiency) and to calibrate the reinforcing interventions fit for each specific case.

Dopo il terremoto del 2009 e nella situazione presente di nuovi eventi sismici in corso nell’Italia centrale, è opportuno riflettere sul ruolo del restauro in occasione delle catastrofi naturali e, in particolare, sugli approcci attuali alla ricostruzione in corso. Se da una parte la condizione di disastro può apparire simile a quella degli scenari di guerra, che provocano istanze psicologiche di ricostruzione “dov’era com’era” (oggi anacronistiche e inattuabili), dall’altro le distruzioni causate da eventi naturali inducono reazioni emotive legate all’esigenza di sicurezza. Questo si traduce, nei fatti, ad una generale svalutazione delle caratteristiche dell’architettura storica, ritenuta (talvolta erroneamente) inadeguata e insicura, a favore di tecnologie costruttive moderne che non sempre si sono rivelate efficaci; parallelamente si riscontra una generica diffidenza verso gli interventi di miglioramento sismico ( improvement) ritenuti meno efficaci dell’adeguamento ( seismic retrofit). Tale atteggiamento ha comportato cospicue demolizioni su un patrimonio edilizio di valore storico, sostituito generalmente da edifici di scarsa qualità architettonica che intendono copiare l’antico, riproponendo elementi formali e costruttivi che non hanno alcun senso nelle nuove costruzioni. Al contrario, il restauro (vero e proprio) è ben lontano dai ripristini e dalle falsificazioni e, in tal senso, la ricerca disciplinare può fornire gli strumenti concettuali per affrontare la ricostruzione con un approccio non solo tecnico ma più propriamente culturale, esteso dalla pianificazione nei centri storici e nei contesti paesaggistici, fino agli interventi di ricostruzione in situazioni di danno da considerarsi come vere e proprie lacune in un tessuto figurativo ( urban fabric). Inoltre, la conoscenza storico-costruttiva degli edifici consente di evidenziare la loro effettiva resilienza nel tempo; di ciò è opportuno tener conto per valutare le reali vulnerabilità del costruito storico (dovute spesso a interventi inadeguati più che a carenze costruttive) e calibrare gli interventi di rinforzo in maniera appropriata ad ogni caso specifico.

La ricerca nel restauro come risposta al disastro. Il terremoto in Abruzzo: priorità, prospettive, sfide e occasioni (sinora) mancate

Bartolomucci C
2017-01-01

Abstract

Dopo il terremoto del 2009 e nella situazione presente di nuovi eventi sismici in corso nell’Italia centrale, è opportuno riflettere sul ruolo del restauro in occasione delle catastrofi naturali e, in particolare, sugli approcci attuali alla ricostruzione in corso. Se da una parte la condizione di disastro può apparire simile a quella degli scenari di guerra, che provocano istanze psicologiche di ricostruzione “dov’era com’era” (oggi anacronistiche e inattuabili), dall’altro le distruzioni causate da eventi naturali inducono reazioni emotive legate all’esigenza di sicurezza. Questo si traduce, nei fatti, ad una generale svalutazione delle caratteristiche dell’architettura storica, ritenuta (talvolta erroneamente) inadeguata e insicura, a favore di tecnologie costruttive moderne che non sempre si sono rivelate efficaci; parallelamente si riscontra una generica diffidenza verso gli interventi di miglioramento sismico ( improvement) ritenuti meno efficaci dell’adeguamento ( seismic retrofit). Tale atteggiamento ha comportato cospicue demolizioni su un patrimonio edilizio di valore storico, sostituito generalmente da edifici di scarsa qualità architettonica che intendono copiare l’antico, riproponendo elementi formali e costruttivi che non hanno alcun senso nelle nuove costruzioni. Al contrario, il restauro (vero e proprio) è ben lontano dai ripristini e dalle falsificazioni e, in tal senso, la ricerca disciplinare può fornire gli strumenti concettuali per affrontare la ricostruzione con un approccio non solo tecnico ma più propriamente culturale, esteso dalla pianificazione nei centri storici e nei contesti paesaggistici, fino agli interventi di ricostruzione in situazioni di danno da considerarsi come vere e proprie lacune in un tessuto figurativo ( urban fabric). Inoltre, la conoscenza storico-costruttiva degli edifici consente di evidenziare la loro effettiva resilienza nel tempo; di ciò è opportuno tener conto per valutare le reali vulnerabilità del costruito storico (dovute spesso a interventi inadeguati più che a carenze costruttive) e calibrare gli interventi di rinforzo in maniera appropriata ad ogni caso specifico.
978-88-7140-764-7
After the earthquake of 2009 and in the actual situation of new seismic events going on in central Italy, it' s important to reflect on the role of conservation after natural disasters and, in particular, on the current approaches to the reconstruction in progress. While the disaster condition may appear similar to a scenery of war, which raises psychological reconstruction instances "where it was - how it was" (now anachronistic and impracticable), on the other hand the destruction caused by natural events produces some emotional reactions which are related to security. For this reason there is actually a general devaluation of the historic architecture features, considered (sometimes erroneously) as inadequate and unsafe, in favour of modern construction technologies that have not always been effective; and there is also a general mistrust of seismic improvement which is considered less effective than seismic retrofit. This position turned into a huge historical heritage demolition and many historical buildings have been replaced by others of poor architectural quality that want to imitate the old ones and that have formal and constructive elements which are a nonsense in new buildings. On the contrary, real conservation is far from restoration and counterfeiting; research about this subject can provide the “conceptual” means to deal with reconstruction not only with a technical approach but also with a more cultural one, that has to be extended from the planning in historical contexts to the reconstruction work in situations of damage (which has to be considered as a real 'lacune' in a figurative fabric). Furthermore, building historical-constructive knowledge allows to highlight their effective resilience over time; and that should be considered in order to estimate the real vulnerability of the historical buildings (often due to inadequate intervention rather than structural deficiency) and to calibrate the reinforcing interventions fit for each specific case.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11697/131732
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact