Nella prima metà dell’800 l’ingegnere e geologo francese Jacques Triger mette a punto un procedimento tecnico utile a scavare suoli in alveo per raggiungere strati di giacimenti fossili con l’immissione di aria compressa in una camera di lavoro in modo tale da mantenere asciutta l’area di intervento e garantire l’attività estrattiva. Malgrado la pericolosità insita nel sistema, che esponeva gli operai ai rischi di un ambiente iperbarico, il procedimento Triger, trova un’ampia applicazione nell’ambito dell’ingegneria civile, rivelandosi particolarmente adatto per fondazioni di pile da ponte. Nella seconda metà dell’Ottocento questo procedimento costruttivo arriva anche in Italia ed è adottato per la realizzazione dei ponti delle nuove reti ferroviarie grazie alla collaborazione tra tecnici locali e imprese francesi e inglesi. Tra il 1853 e il 1855 le fondazioni pneumatiche sono impiegate per quattro ponti della linea ferroviaria Torino-Novara le cui pile sono costituite da cilindri di ghisa affondati nel terreno. Negli anni Sessanta l’evoluzione del metodo di affondamento consente di utilizzare cassoni in lamiera di ferro di grandi dimensioni, impiegati per la prima volta per i ponti sul fiume Po a Piacenza, Mezzana Corti e Pontelagoscuro. Solo alla fine degli anni Settanta le fondazioni pneumatiche, nelle loro due declinazioni, sono realizzate da imprese italiane per la costruzione di nuovi ponti non solo ferroviari. Il contributo, attraverso fonti d’archivio e documentazione tecnica dell’epoca, racconta le esperienze italiane più significative e le principali tappe evolutive di un procedimento costruttivo d’importazione.

In the first half of the 19th century the French engineer and geologist Jaques Triger developed a construction process, useful to dig soils into the riverbed in order to reach fossil deposits, pumping into a work space compressed air that kept it dry and allowed the mining activity. Despite the dangerousness of workers exposure with a hyperbaric environment, Triger’s process was used into many fields of civil engineering, especially in the construction of bridge piers. In the second half of the 19th century this construction process also arrived in Italy and was used to build many bridges of the new national railway network with the collaboration of local technicians and French and English companies. Between 1853 and 1855 pneumatic foundations were built in four bridges of the railway line between Turin and Novara, for which were used cast-iron cylinders sunk in the soil. The development of the sinking method in the Sixties allowed the use of large iron sheet caissons, built for the first time for the bridges over the river Po in Piacenza, Mezzana Corti and Pontelagoscuro. Only in the end of the Seventies, the construction of pneumatic foundations and their two typologies were finally managed by Italian companies for new bridges. The essay, through archive sources and technical documentation, tells the story of the most significant experiences and the main evolution stages in Italy of an imported construction process.

Scavare con l'aria compressa. Le fondazioni pneumatiche nei ponti delle prime “strade ferrate”. Digging with the compressed air. First railway bridges and pneumatic foundations in Italy.

M Abita
;
A Tosone;R Morganti;Danilo Di Donato
2021

Abstract

In the first half of the 19th century the French engineer and geologist Jaques Triger developed a construction process, useful to dig soils into the riverbed in order to reach fossil deposits, pumping into a work space compressed air that kept it dry and allowed the mining activity. Despite the dangerousness of workers exposure with a hyperbaric environment, Triger’s process was used into many fields of civil engineering, especially in the construction of bridge piers. In the second half of the 19th century this construction process also arrived in Italy and was used to build many bridges of the new national railway network with the collaboration of local technicians and French and English companies. Between 1853 and 1855 pneumatic foundations were built in four bridges of the railway line between Turin and Novara, for which were used cast-iron cylinders sunk in the soil. The development of the sinking method in the Sixties allowed the use of large iron sheet caissons, built for the first time for the bridges over the river Po in Piacenza, Mezzana Corti and Pontelagoscuro. Only in the end of the Seventies, the construction of pneumatic foundations and their two typologies were finally managed by Italian companies for new bridges. The essay, through archive sources and technical documentation, tells the story of the most significant experiences and the main evolution stages in Italy of an imported construction process.
Nella prima metà dell’800 l’ingegnere e geologo francese Jacques Triger mette a punto un procedimento tecnico utile a scavare suoli in alveo per raggiungere strati di giacimenti fossili con l’immissione di aria compressa in una camera di lavoro in modo tale da mantenere asciutta l’area di intervento e garantire l’attività estrattiva. Malgrado la pericolosità insita nel sistema, che esponeva gli operai ai rischi di un ambiente iperbarico, il procedimento Triger, trova un’ampia applicazione nell’ambito dell’ingegneria civile, rivelandosi particolarmente adatto per fondazioni di pile da ponte. Nella seconda metà dell’Ottocento questo procedimento costruttivo arriva anche in Italia ed è adottato per la realizzazione dei ponti delle nuove reti ferroviarie grazie alla collaborazione tra tecnici locali e imprese francesi e inglesi. Tra il 1853 e il 1855 le fondazioni pneumatiche sono impiegate per quattro ponti della linea ferroviaria Torino-Novara le cui pile sono costituite da cilindri di ghisa affondati nel terreno. Negli anni Sessanta l’evoluzione del metodo di affondamento consente di utilizzare cassoni in lamiera di ferro di grandi dimensioni, impiegati per la prima volta per i ponti sul fiume Po a Piacenza, Mezzana Corti e Pontelagoscuro. Solo alla fine degli anni Settanta le fondazioni pneumatiche, nelle loro due declinazioni, sono realizzate da imprese italiane per la costruzione di nuovi ponti non solo ferroviari. Il contributo, attraverso fonti d’archivio e documentazione tecnica dell’epoca, racconta le esperienze italiane più significative e le principali tappe evolutive di un procedimento costruttivo d’importazione.
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