Adriano Olivetti, il “Rathenau italiano”, è stato l’artefice di un ambizioso programma industriale che non ha avuto eguali nello scenario produttivo del Belpaese, nel tentativo, riuscito, di mediare tra l’organizzazione scientifica del lavoro introdotta dal modello fordista-taylorista e le istanze sociali che ponevano al centro la classe operaia. La fabbrica viene concepita da Adriano come un luogo in grado di accogliere l’impianto delle nuove catene di montaggio e di garantire allo stesso tempo luoghi adeguati e confortevoli per la forza lavoro. Questi i presupposti che portano alla costruzione del nuovo complesso di Ivrea, progettato da Figini e Pollini nei primi anni Trenta, cui faranno ben presto seguito altri impianti nella città piemontese e, nel decennio successivo, la grande fabbrica di Barcellona, a firma di Italo Lauro e Josep Soteras. Il complesso spagnolo si colloca all’interno del piano di espansione che la Olivetti persegue sotto la presidenza di Adriano e che negli anni porterà alla costruzione di numerosi edifici oltre i confini italiani, tra gli esempi più noti le fabbriche in Argentina e Brasile progettate da Marco Zanuso nel secondo dopoguerra. Il contributo intende ripercorrere le vicende della Hispano Olivetti, cercando di cogliere possibili parallelismi tra le vicende della fabbrica catalana e quelle italiane, con l’obiettivo di comprendere in che modo le politiche aziendali hanno ispirato e guidato il progetto di edifici rappresentativi per il Movimento Moderno. La ricostruzione di tali vicende è funzionale anche a delineare possibili analogie tra i progetti di riconversione che hanno coinvolto le fabbriche di Ivrea e quella di Barcellona, seguiti al progressivo processo di dismissione del patrimonio dovuto al drastico ridimensionamento che ha coinvolto la Olivetti nell’ultimo decennio del secolo scorso.

Hispano Olivetti: esportazione di un modello industriale

r. morganti;a. tosone;matteo Abita;danilo di donato;alba fagnani
2021

Abstract

Adriano Olivetti, il “Rathenau italiano”, è stato l’artefice di un ambizioso programma industriale che non ha avuto eguali nello scenario produttivo del Belpaese, nel tentativo, riuscito, di mediare tra l’organizzazione scientifica del lavoro introdotta dal modello fordista-taylorista e le istanze sociali che ponevano al centro la classe operaia. La fabbrica viene concepita da Adriano come un luogo in grado di accogliere l’impianto delle nuove catene di montaggio e di garantire allo stesso tempo luoghi adeguati e confortevoli per la forza lavoro. Questi i presupposti che portano alla costruzione del nuovo complesso di Ivrea, progettato da Figini e Pollini nei primi anni Trenta, cui faranno ben presto seguito altri impianti nella città piemontese e, nel decennio successivo, la grande fabbrica di Barcellona, a firma di Italo Lauro e Josep Soteras. Il complesso spagnolo si colloca all’interno del piano di espansione che la Olivetti persegue sotto la presidenza di Adriano e che negli anni porterà alla costruzione di numerosi edifici oltre i confini italiani, tra gli esempi più noti le fabbriche in Argentina e Brasile progettate da Marco Zanuso nel secondo dopoguerra. Il contributo intende ripercorrere le vicende della Hispano Olivetti, cercando di cogliere possibili parallelismi tra le vicende della fabbrica catalana e quelle italiane, con l’obiettivo di comprendere in che modo le politiche aziendali hanno ispirato e guidato il progetto di edifici rappresentativi per il Movimento Moderno. La ricostruzione di tali vicende è funzionale anche a delineare possibili analogie tra i progetti di riconversione che hanno coinvolto le fabbriche di Ivrea e quella di Barcellona, seguiti al progressivo processo di dismissione del patrimonio dovuto al drastico ridimensionamento che ha coinvolto la Olivetti nell’ultimo decennio del secolo scorso.
978-88-96386-62-0
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