Il rapporto tra immagine e storia trova grazie all’eidomatica una diversa declinazione, passando da quello tradizionale che riconosceva alle fonti iconografi che il valore di documento, a quello attuale in cui l’immagine come rappresentazione virtuale è in grado di riprodurre la storia secondo una riedizione non falsa ma potenziale. Questo nuovo rapporto apre a una possibile e inedita interpretazione delle molteplici relazioni che intercorrono tra i patrimoni culturali tangibili e quelli intangibili, così come proposti dall’Unesco. In particolare, l’apporto dell’eidomatica può rivelarsi fondamentale laddove tale relazione si espliciti in una trasmutazione, dilatata nel tempo o improvvisa, dalla categoria dell’eredità materiale a quella immateriale. A tal fi ne il contributo vuole proporre gli esiti, ancora in divenire, di una ricerca che sta riguardando un singolare caso studio di patrimonio intangibile – quello dei ponti in ferro realizzati nell’Ottocento romano – ormai perduto ma pur rappresentativo di un punto di svolta nel processo di modernizzazione della città, sancendo l’avvento di un radicale cambio di rotta nel polveroso knowledge tecnologico dell’Urbe. Una metodologia operativa, appositamente calibrata sulle caratteristiche delle costruzioni in ferro ottocentesche, viene validata attraverso la modellazione di due casi studio, nell’ottica di estendere in seguito la sperimentazione anche ad altri possibili episodi. “Recuperare” tale patrimonio assume quindi il valore di ricostruzione e riedizione di una parte della storia urbana di Roma, ricollocandola all’interno delle vicende più generali che ne hanno sancito la repentina metamorfosi da Capitale dello Stato della Chiesa a quella del nuovo Regno Sabaudo.

Patrimoni e memoria. Ricostruzione virtuale dei ponti in ferro romani del XIX secolo

M. Abita
;
A. Tosone;R. Morganti;D. Di Donato
2021

Abstract

Il rapporto tra immagine e storia trova grazie all’eidomatica una diversa declinazione, passando da quello tradizionale che riconosceva alle fonti iconografi che il valore di documento, a quello attuale in cui l’immagine come rappresentazione virtuale è in grado di riprodurre la storia secondo una riedizione non falsa ma potenziale. Questo nuovo rapporto apre a una possibile e inedita interpretazione delle molteplici relazioni che intercorrono tra i patrimoni culturali tangibili e quelli intangibili, così come proposti dall’Unesco. In particolare, l’apporto dell’eidomatica può rivelarsi fondamentale laddove tale relazione si espliciti in una trasmutazione, dilatata nel tempo o improvvisa, dalla categoria dell’eredità materiale a quella immateriale. A tal fi ne il contributo vuole proporre gli esiti, ancora in divenire, di una ricerca che sta riguardando un singolare caso studio di patrimonio intangibile – quello dei ponti in ferro realizzati nell’Ottocento romano – ormai perduto ma pur rappresentativo di un punto di svolta nel processo di modernizzazione della città, sancendo l’avvento di un radicale cambio di rotta nel polveroso knowledge tecnologico dell’Urbe. Una metodologia operativa, appositamente calibrata sulle caratteristiche delle costruzioni in ferro ottocentesche, viene validata attraverso la modellazione di due casi studio, nell’ottica di estendere in seguito la sperimentazione anche ad altri possibili episodi. “Recuperare” tale patrimonio assume quindi il valore di ricostruzione e riedizione di una parte della storia urbana di Roma, ricollocandola all’interno delle vicende più generali che ne hanno sancito la repentina metamorfosi da Capitale dello Stato della Chiesa a quella del nuovo Regno Sabaudo.
978-88-96386-62-0
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