Per definire in modo sufficientemente chiaro il terreno sul quale ci si muoverà in questo lavoro di ricerca occorre soffermarsi sulla natura paradigmatica dell’era contemporanea in cui viviamo. In tal senso, il paradigma postfordista è relativo non tanto ad aspetti contingenti e periferici, bensì allo schema cognitivo di fondo delle concezioni organizzative e della conseguente trasformazione in atto. Esso va dunque ben al di là dei confini l’attività lavorativa in senso stretto e produce pertanto un processo di configurazione dell’architettura sociale nel suo complesso (Borghi 2002, 27-41), essendone al tempo stesso alimentato. Tutto ciò accade principalmente poiché «sul lavoro si fondano quasi tutte le Costituzioni recenti, e lo dichiarano un diritto, non soltanto un dovere. È per questo che tutti, assolutamente tutti, […], vogliono essere considerati lavoratori, meglio ancora se lavoratori dipendenti» (ivi, p. 14). Ciò che è mutato non è solante l’inconfondibile impronta industriale che il mondo delle imprese e la produzione dava al lavoro e ai lavoratori: si tratta di un’epoca in cui vi sono metamorfosi profonde come quelle rilevate nel passaggio dall’agricoltura all’industria e, poi, dall’industria al terziario.

Il lavoro nell'era postfordista

COLELLA F;
2013

Abstract

Per definire in modo sufficientemente chiaro il terreno sul quale ci si muoverà in questo lavoro di ricerca occorre soffermarsi sulla natura paradigmatica dell’era contemporanea in cui viviamo. In tal senso, il paradigma postfordista è relativo non tanto ad aspetti contingenti e periferici, bensì allo schema cognitivo di fondo delle concezioni organizzative e della conseguente trasformazione in atto. Esso va dunque ben al di là dei confini l’attività lavorativa in senso stretto e produce pertanto un processo di configurazione dell’architettura sociale nel suo complesso (Borghi 2002, 27-41), essendone al tempo stesso alimentato. Tutto ciò accade principalmente poiché «sul lavoro si fondano quasi tutte le Costituzioni recenti, e lo dichiarano un diritto, non soltanto un dovere. È per questo che tutti, assolutamente tutti, […], vogliono essere considerati lavoratori, meglio ancora se lavoratori dipendenti» (ivi, p. 14). Ciò che è mutato non è solante l’inconfondibile impronta industriale che il mondo delle imprese e la produzione dava al lavoro e ai lavoratori: si tratta di un’epoca in cui vi sono metamorfosi profonde come quelle rilevate nel passaggio dall’agricoltura all’industria e, poi, dall’industria al terziario.
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