Lavorare in un paese straniero significa percorrere una strada complessa e spesso difficile a causa sia delle diverse caratteristiche socio-culturali del paese di arrivo che del differente quadro normativo. L’interazione del migrante con il mercato del lavoro rappresenta un tema trasversalmente presente in ogni film che si occupa del fenomeno migratorio (da e per l’Italia) poiché, è bene ricordarlo, il lavoro «è la vita generante vita. Nel modo dell’attività vitale si trova l’intero carattere di una specie, il suo carattere specifico. E la libera attività consapevole è il carattere specifico dell’uomo» (Calabrò, 2004, p. 102). Nonostante il suo «disincantarsi» e il suo crescente «rarefarsi», il lavoro è certamente ancora oggi strumento indispensabile e mezzo principale per definire se stessi e per raccontarsi agli altri (Amin, 1994; Méda, 1997; Beck, 2000; Chicchi, 2001; Mingione, Pugliese, 2002). Avere un’occupazione non implica pertanto essere unicamente il detentore di un ruolo, bensì comporta anche il fatto di godere di uno status sociale che definisce un’identità sociale. Con tali premesse, obiettivo di questo capitolo dedicato al tema del lavoro migrante è quello di evidenziare alcuni aspetti interessanti che riguardano tanto gli emigranti italiani all’estero quanto gli immigrati in Italia. Si tratta di un Giano bifronte che, data la complessità, affronteremo separatamente: prima l’una e poi l’altra emigrazione, nel tentativo di offrire un’analisi comparata della produzione filmica italiana.

Il lavoro del migrante nel cinema italiano. Un Giano bifronte tra passato e futuro

COLELLA F
2015

Abstract

Lavorare in un paese straniero significa percorrere una strada complessa e spesso difficile a causa sia delle diverse caratteristiche socio-culturali del paese di arrivo che del differente quadro normativo. L’interazione del migrante con il mercato del lavoro rappresenta un tema trasversalmente presente in ogni film che si occupa del fenomeno migratorio (da e per l’Italia) poiché, è bene ricordarlo, il lavoro «è la vita generante vita. Nel modo dell’attività vitale si trova l’intero carattere di una specie, il suo carattere specifico. E la libera attività consapevole è il carattere specifico dell’uomo» (Calabrò, 2004, p. 102). Nonostante il suo «disincantarsi» e il suo crescente «rarefarsi», il lavoro è certamente ancora oggi strumento indispensabile e mezzo principale per definire se stessi e per raccontarsi agli altri (Amin, 1994; Méda, 1997; Beck, 2000; Chicchi, 2001; Mingione, Pugliese, 2002). Avere un’occupazione non implica pertanto essere unicamente il detentore di un ruolo, bensì comporta anche il fatto di godere di uno status sociale che definisce un’identità sociale. Con tali premesse, obiettivo di questo capitolo dedicato al tema del lavoro migrante è quello di evidenziare alcuni aspetti interessanti che riguardano tanto gli emigranti italiani all’estero quanto gli immigrati in Italia. Si tratta di un Giano bifronte che, data la complessità, affronteremo separatamente: prima l’una e poi l’altra emigrazione, nel tentativo di offrire un’analisi comparata della produzione filmica italiana.
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