Il patrimonio dell’architettura sanatoriale in Italia è testimonianza delle vicende di un vasto programma sociale che, iniziato nel periodo post-unitario, trova la sua massima espansione negli anni ’30 del Novecento. Il tema della salute come diritto per tutti e le nuove acquisizioni mediche implicano modifiche rilevanti nei sistemi di cura e nella dotazione di strutture sanitarie. Dopo il I Congresso Italiano di Tisiologia nel 1900, in cui viene bandito un concorso per il progetto di un sanatorio per poveri, alcuni giovani medici si adoperano per la realizzazione di diverse strutture. Nel 1916, l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti dà avvio a un vero e proprio piano nazionale per la realizzazione di sanatori, cui segue, nel 1927, il secondo, caratterizzato da un processo di normazione che traduce l’edificio di cura in un tipo architettonico moderno, efficace, economico e riproducibile. Il patrimonio sanatoriale, diffuso su tutto il territorio nazionale, è stato oggetto di un rapido e forse sommario giudizio di inadeguatezza funzionale che ne ha decretato un progressivo processo di abbandono. Il contributo intende, nel quadro di una ricostruzione dei programmi nazionali, documentare la storia del patrimonio sanatoriale abruzzese al fine di delineare, nell’ottica di una conservazione attiva, indirizzi strategici coerenti con un progetto di recupero rigenerativo.

The architectural heritage of the Italian sanatoria testifi es to the events of a vast national social program that began in the post-unifi cation period and found its maximum expansion in the 1930s. The issue of health as everyone’s right and new medical improvements led to signifi cant changes in health systems and in the construction of hospitals. In 1900 the 1st Italian Congress of Tisiology promoted a competition for the design of a sanatorium for the poor; as a result, some young physiologists undertook to build various sanatoriums. In 1916, the investment of Cassa Depositi e Prestiti, bank of the Italian government, started a fi rst national building plan began; a second plan followed in 1927 and was inspired by a building standardization process, to define the sanatorium as an economic and reproducible architectural typology. The sanatorium patrimony, widespread throughout Italy, was hastily considered inadequate from a functional point of view. We want to document and reinterpret the history of sanatorium heritage in Abruzzo within the general events of the two building plans. The goal is to define strategic lines that can be coherent and compatible with a regenerative and resilient restoration project appropriate to the principles of “active conservation”.

Ingegneria italiana e lotta alla tubercolosi nel ’900. Il grande cantiere sanatoriale e il caso studio abruzzese.

D. Di Donato
;
A. Tosone;M. Abita;R. Morganti
2022

Abstract

The architectural heritage of the Italian sanatoria testifi es to the events of a vast national social program that began in the post-unifi cation period and found its maximum expansion in the 1930s. The issue of health as everyone’s right and new medical improvements led to signifi cant changes in health systems and in the construction of hospitals. In 1900 the 1st Italian Congress of Tisiology promoted a competition for the design of a sanatorium for the poor; as a result, some young physiologists undertook to build various sanatoriums. In 1916, the investment of Cassa Depositi e Prestiti, bank of the Italian government, started a fi rst national building plan began; a second plan followed in 1927 and was inspired by a building standardization process, to define the sanatorium as an economic and reproducible architectural typology. The sanatorium patrimony, widespread throughout Italy, was hastily considered inadequate from a functional point of view. We want to document and reinterpret the history of sanatorium heritage in Abruzzo within the general events of the two building plans. The goal is to define strategic lines that can be coherent and compatible with a regenerative and resilient restoration project appropriate to the principles of “active conservation”.
978-88-86638-94-4
Il patrimonio dell’architettura sanatoriale in Italia è testimonianza delle vicende di un vasto programma sociale che, iniziato nel periodo post-unitario, trova la sua massima espansione negli anni ’30 del Novecento. Il tema della salute come diritto per tutti e le nuove acquisizioni mediche implicano modifiche rilevanti nei sistemi di cura e nella dotazione di strutture sanitarie. Dopo il I Congresso Italiano di Tisiologia nel 1900, in cui viene bandito un concorso per il progetto di un sanatorio per poveri, alcuni giovani medici si adoperano per la realizzazione di diverse strutture. Nel 1916, l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti dà avvio a un vero e proprio piano nazionale per la realizzazione di sanatori, cui segue, nel 1927, il secondo, caratterizzato da un processo di normazione che traduce l’edificio di cura in un tipo architettonico moderno, efficace, economico e riproducibile. Il patrimonio sanatoriale, diffuso su tutto il territorio nazionale, è stato oggetto di un rapido e forse sommario giudizio di inadeguatezza funzionale che ne ha decretato un progressivo processo di abbandono. Il contributo intende, nel quadro di una ricostruzione dei programmi nazionali, documentare la storia del patrimonio sanatoriale abruzzese al fine di delineare, nell’ottica di una conservazione attiva, indirizzi strategici coerenti con un progetto di recupero rigenerativo.
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