Tra le molte tradizioni di cross-dressing che attraversano le pratiche performative, il teatro rinascimentale inglese ha un ruolo simbolico importante, soprattutto se si guarda al canone shakespeariano; e tuttavia solo attraverso la lettura dirompente degli studi di genere e queer si è cominciato a studiare il teatro di Shakespeare come un teatro travestito in cui tutte le parti femminili erano interpretate da ragazzi attori. Questo articolo intende mostrare come tale corpo travestito apra una prospettiva diacronica rispetto a quelle pratiche teatrali del secondo Novecento, che riscoprono la scena elisabettiana come luogo dell’artificio. Il teatro rinascimentale e quello novecentesco condividono quindi il corpo maschile travestito, non secondo una dinamica lineare di modello e imitazione, ma in un intreccio ben più complesso di ritorni e riecheggiamenti. Attraverso la lettura di due lavori della drammaturga Caryl Churchill, Settimo cielo (1979) e Il ritorno di Dioniso (1986), il contributo esplora il corpo maschile travestito come luogo di dialogo tra la scena shakespeariana e quella contemporanea, che condividono così l’effeminatezza -qui intesa come messa in scena del femminile su un corpo maschile- come detonatore per una più ampia crisi delle categorie binarie.

Among the many traditions of cross-dressing in performing practices, English Renaissance theatre plays a central symbolic role, especially considering the Shakespearean canon; however, only through the disruptive reading of gender and queer studies Shakespeare’s theatre has been studied as a transvestite theatre in which all female parts were played by boy actors. This article intends to show how this transvestite body opens a diachronic perspective on those theatrical practices of the second half of the twentieth century that rediscover the Elizabethan stage as a locus of artifice. Renaissance and twentieth-century theatre thus share the transvestite male body, not following a linear dynamic of model and imitation, but in a much more complex interweaving of echoes and returns. Through an analysis of two works by the playwright Caryl Churchill, Cloud Nine (1979) and A Mouthful of Birds (1986), the contribution explores the transvestite male body as a place of dialogue between the Shakespearean and the contemporary scene, which share effeminacy -here understood as the staging of femininity on a male body- as a detonator for a wider crisis of binary categories.

"How to get around in my man's body": The transvestite male body in the English theater, from boy actors to Caryl Churchill|«Come muovermi nel mio corpo da uomo»: Il corpo maschile travestito nel teatro inglese, dai ragazzi attori a Caryl Churchill

Guarracino S.
2020-01-01

Abstract

Among the many traditions of cross-dressing in performing practices, English Renaissance theatre plays a central symbolic role, especially considering the Shakespearean canon; however, only through the disruptive reading of gender and queer studies Shakespeare’s theatre has been studied as a transvestite theatre in which all female parts were played by boy actors. This article intends to show how this transvestite body opens a diachronic perspective on those theatrical practices of the second half of the twentieth century that rediscover the Elizabethan stage as a locus of artifice. Renaissance and twentieth-century theatre thus share the transvestite male body, not following a linear dynamic of model and imitation, but in a much more complex interweaving of echoes and returns. Through an analysis of two works by the playwright Caryl Churchill, Cloud Nine (1979) and A Mouthful of Birds (1986), the contribution explores the transvestite male body as a place of dialogue between the Shakespearean and the contemporary scene, which share effeminacy -here understood as the staging of femininity on a male body- as a detonator for a wider crisis of binary categories.
Tra le molte tradizioni di cross-dressing che attraversano le pratiche performative, il teatro rinascimentale inglese ha un ruolo simbolico importante, soprattutto se si guarda al canone shakespeariano; e tuttavia solo attraverso la lettura dirompente degli studi di genere e queer si è cominciato a studiare il teatro di Shakespeare come un teatro travestito in cui tutte le parti femminili erano interpretate da ragazzi attori. Questo articolo intende mostrare come tale corpo travestito apra una prospettiva diacronica rispetto a quelle pratiche teatrali del secondo Novecento, che riscoprono la scena elisabettiana come luogo dell’artificio. Il teatro rinascimentale e quello novecentesco condividono quindi il corpo maschile travestito, non secondo una dinamica lineare di modello e imitazione, ma in un intreccio ben più complesso di ritorni e riecheggiamenti. Attraverso la lettura di due lavori della drammaturga Caryl Churchill, Settimo cielo (1979) e Il ritorno di Dioniso (1986), il contributo esplora il corpo maschile travestito come luogo di dialogo tra la scena shakespeariana e quella contemporanea, che condividono così l’effeminatezza -qui intesa come messa in scena del femminile su un corpo maschile- come detonatore per una più ampia crisi delle categorie binarie.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11697/195700
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