Nuovi strumenti, mercati e intermediari finanziari sono andati proliferando e, così evolvendosi nel tempo, hanno permesso di meglio soddisfare le esigenze che si collocano all’intersezione fra il comparto agroalimentare e quello della finanza. Di quest’ultima, per non lasciarsi sfuggire implicazioni rilevanti, giova radiografare i tre momenti che la pongono al servizio della produzione, quali il credito, la consulenza e il capitale di rischio: se la componente creditizia ha tradizionalmente assunto il peso più incisivo, la diversificazione e differenziazione di cui essa ha beneficiato merita apprezzamento, senza nulla togliere alla considerazione che reclamano gli ulteriori ambiti operativi, anche in chiave prospettica. Invero, nel coniugare tale dimensione con quella storica, si impone all’attenzione la portabilità nell’agribusiness delle soluzioni rivelatesi di successo in altri settori economici: non a caso l’arricchimento della gamma operativa delle banche, a prescindere dalla segmentazione della clientela per settore merceologico di appartenenza, si è contemperato con lo sviluppo, in seno al sistema bancario, di prodotti espressamente destinati all’agroindustria. Concorre a renderne innovativa la finanza il trend verso l’orientamento ai mercati anziché agli intermediari finanziari, che va opportunamente concepito, senza trascurare la sottocapitalizzazione rilevabile nell’insieme nel comparto oggetto d’indagine. Lo caratterizza il prevalere di unità medio-piccole, se non microimprese, bisognose di essere accompagnate nel “salto culturale” che non di rado assurge a condizione necessaria (ancorché non sufficiente) per interloquire con gli stessi intermediari con cognizione di causa; di qui l’ulteriore salto configurabile, di natura dimensionale, a sua volta presupposto per totalizzare la “massa critica” che renda economicamente sostenibile la gestione. In definitiva, il ruolo significativo dell’innovazione finanziaria, a servizio della produzione, anche nel comparto agroalimentare, trova inequivocabili conferme, che incoraggiano a proseguire lungo il sentiero imboccato ma che vanno raccordate con l’autorevole monito a non credere al nuovo se non si è andati, prima, alla scuola della storia.

L'innovazione finanziaria nel comparto agroalimentare

MORI, MARGHERITA
2008-01-01

Abstract

Nuovi strumenti, mercati e intermediari finanziari sono andati proliferando e, così evolvendosi nel tempo, hanno permesso di meglio soddisfare le esigenze che si collocano all’intersezione fra il comparto agroalimentare e quello della finanza. Di quest’ultima, per non lasciarsi sfuggire implicazioni rilevanti, giova radiografare i tre momenti che la pongono al servizio della produzione, quali il credito, la consulenza e il capitale di rischio: se la componente creditizia ha tradizionalmente assunto il peso più incisivo, la diversificazione e differenziazione di cui essa ha beneficiato merita apprezzamento, senza nulla togliere alla considerazione che reclamano gli ulteriori ambiti operativi, anche in chiave prospettica. Invero, nel coniugare tale dimensione con quella storica, si impone all’attenzione la portabilità nell’agribusiness delle soluzioni rivelatesi di successo in altri settori economici: non a caso l’arricchimento della gamma operativa delle banche, a prescindere dalla segmentazione della clientela per settore merceologico di appartenenza, si è contemperato con lo sviluppo, in seno al sistema bancario, di prodotti espressamente destinati all’agroindustria. Concorre a renderne innovativa la finanza il trend verso l’orientamento ai mercati anziché agli intermediari finanziari, che va opportunamente concepito, senza trascurare la sottocapitalizzazione rilevabile nell’insieme nel comparto oggetto d’indagine. Lo caratterizza il prevalere di unità medio-piccole, se non microimprese, bisognose di essere accompagnate nel “salto culturale” che non di rado assurge a condizione necessaria (ancorché non sufficiente) per interloquire con gli stessi intermediari con cognizione di causa; di qui l’ulteriore salto configurabile, di natura dimensionale, a sua volta presupposto per totalizzare la “massa critica” che renda economicamente sostenibile la gestione. In definitiva, il ruolo significativo dell’innovazione finanziaria, a servizio della produzione, anche nel comparto agroalimentare, trova inequivocabili conferme, che incoraggiano a proseguire lungo il sentiero imboccato ma che vanno raccordate con l’autorevole monito a non credere al nuovo se non si è andati, prima, alla scuola della storia.
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