La critica tende da tempo a valorizzare la scrittura giornalistica di Parise e a studiarne i legami con i romanzi e le novelle. L'intervento in questione esamina appunto il 'secondo mestiere' di Parise, concentrandosi in particolare sulla sua attività di corrispondente dall'estero, e osservandone i collegamenti cronologici e strutturali con le opere letterarie coeve. In base ad alcuni sondaggi testuali è possibile ipotizzare che a partire dalla metà degli anni Sessanta Parise abbia provato a elaborare, senza teorizzarla esplicitamente, una precisa strategia espressiva, il cui sbocco principale è la letteratura - soprattutto quella del capolavoro "I sillabari" - ma il cui laboratorio si trova proprio nella stampa periodica. Vengono così identificate tre 'lezioni' che l'esercizio del reportage ha specificamente impartito, nel corso degli anni, al progetto narrativo parisiano: una stilistica, applicata soprattutto alla tecnica della descrizione; una strutturale, inerente l'impiego di monuli narrativi brevi; una filosofica, legata a una sorta di relativismo antropologico. Altra fonte decisiva della prosa dell'ultimo Parise è il peculiare giornalismo di costume messo a punto da Pasolini nelle sue rubriche dei primi anni Settanta, sulle colonne del "Corriere della Sera": la seconda parte dell'articolo propone un regesto sistematico e originale dei prestiti pasoliniani riscontrabili tanto nelle pagine giornalistiche di Parise (in particolare quelle di Parise risponde, composte sempre sul "Corriere" dal gennaio 1974 fino alla metà del 1975), quanto nel romanzo postumo "L'odore del sangue".

Il circuito della prosa. Letteratura e giornalismo nell'ultimo Parise

SIMONETTI, GIANLUIGI
2010-01-01

Abstract

La critica tende da tempo a valorizzare la scrittura giornalistica di Parise e a studiarne i legami con i romanzi e le novelle. L'intervento in questione esamina appunto il 'secondo mestiere' di Parise, concentrandosi in particolare sulla sua attività di corrispondente dall'estero, e osservandone i collegamenti cronologici e strutturali con le opere letterarie coeve. In base ad alcuni sondaggi testuali è possibile ipotizzare che a partire dalla metà degli anni Sessanta Parise abbia provato a elaborare, senza teorizzarla esplicitamente, una precisa strategia espressiva, il cui sbocco principale è la letteratura - soprattutto quella del capolavoro "I sillabari" - ma il cui laboratorio si trova proprio nella stampa periodica. Vengono così identificate tre 'lezioni' che l'esercizio del reportage ha specificamente impartito, nel corso degli anni, al progetto narrativo parisiano: una stilistica, applicata soprattutto alla tecnica della descrizione; una strutturale, inerente l'impiego di monuli narrativi brevi; una filosofica, legata a una sorta di relativismo antropologico. Altra fonte decisiva della prosa dell'ultimo Parise è il peculiare giornalismo di costume messo a punto da Pasolini nelle sue rubriche dei primi anni Settanta, sulle colonne del "Corriere della Sera": la seconda parte dell'articolo propone un regesto sistematico e originale dei prestiti pasoliniani riscontrabili tanto nelle pagine giornalistiche di Parise (in particolare quelle di Parise risponde, composte sempre sul "Corriere" dal gennaio 1974 fino alla metà del 1975), quanto nel romanzo postumo "L'odore del sangue".
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