Punto di partenza è una discussione della fortunata tesi di Karl Barwich sulla presenza nei libri di Marziale di ‘cicli’ di epigrammi, basati essenzialmente su dati formali che andrebbero a tracciare architetture e simmetrie, sul modello di quanto accade nel Gedichtbuch di età augustea. Una visione statica e archiettonica dell’ordinamento dei testi non è coerente con la poetica di Marziale e solo a prezzo di forzature appare riconoscibile e, quel che più importa, dotata di senso. Viene in alternativa proposto di individuare ‘serie’ di epigrammi fra i quali si stabilisce un nesso, per lo più tematico, con variazioni significative (ad es. i destinatari): vengono perciò analizzati due gruppi di testi finora non letti come ‘serie’ dotata di una disposizione significativa e in cui dunque il tutto è superiore alla somma delle singole parti. Gli epigrammi sull’editto che abolisce la sportula in denaro e più in generale sulle condizioni di vita dei clientes nel III libro (sulla sportula: epigr. 7; 14; 30; 60; sulla clientela in generale: epigr. 36; 37; 38; 46) e gli epigrammi sulla fama e sulla povertà del poeta nella sezione del V libro a ridosso dei componimenti proemiali (epigr. 10; 13; 15; 16; 19; 20). Nel primo caso, l’epigramma 7 introduce il motivo dell’editto imperiale di abolizione della sportula i cui effetti vengono collegati a situazioni concrete negli epigrammi 14 e 30; il gruppo centrale degli epigrammi 36-38 e 46 abbandona il tema specifico della sportula per aprirsi a una riflessione più ampia sulle condizioni dei clienti poveri, che illustra da punti di vista diversi ma coerenti; infine, l’ultimo componimento della serie, III 60, realizza un effetto di Ringkomposition, riproponendo il motivo della sportula collegato a quello della cena e delle umiliazioni che un convitato di basso rango vi poteva subire. Nel libro V, intorno all’epigramma V 15, un orgoglioso autoritratto del poeta in un testo rivolto a Domiziano, si addensano testi nei quali viene tematizzata la questione della gloria e del successo ma anche degli scarsi guadagni garantiti dalla poesia (epigr. 10; 13; 16): la strategia complessiva è quella di indurre l’imperatore ad assumere il ruolo di mecenate, come richiesto esplicitamente nell’epigramma 19; infine, l’epigramma V 20 chiude la sezione in esame rivolgendosi invece a un amico di pari grado (Giulio Marziale) ed esponendo un ideale di vita rilassata e libera da officia e impegni sociali che si pone significativamente in contrasto con la delicata strategia di comunicazione e di omaggio appena conclusa.

Epigrammzyklen und serielle Lektuere in den Buechern Martials. Ueberlegungen und Beispiele

MERLI, Elena
1998-01-01

Abstract

Punto di partenza è una discussione della fortunata tesi di Karl Barwich sulla presenza nei libri di Marziale di ‘cicli’ di epigrammi, basati essenzialmente su dati formali che andrebbero a tracciare architetture e simmetrie, sul modello di quanto accade nel Gedichtbuch di età augustea. Una visione statica e archiettonica dell’ordinamento dei testi non è coerente con la poetica di Marziale e solo a prezzo di forzature appare riconoscibile e, quel che più importa, dotata di senso. Viene in alternativa proposto di individuare ‘serie’ di epigrammi fra i quali si stabilisce un nesso, per lo più tematico, con variazioni significative (ad es. i destinatari): vengono perciò analizzati due gruppi di testi finora non letti come ‘serie’ dotata di una disposizione significativa e in cui dunque il tutto è superiore alla somma delle singole parti. Gli epigrammi sull’editto che abolisce la sportula in denaro e più in generale sulle condizioni di vita dei clientes nel III libro (sulla sportula: epigr. 7; 14; 30; 60; sulla clientela in generale: epigr. 36; 37; 38; 46) e gli epigrammi sulla fama e sulla povertà del poeta nella sezione del V libro a ridosso dei componimenti proemiali (epigr. 10; 13; 15; 16; 19; 20). Nel primo caso, l’epigramma 7 introduce il motivo dell’editto imperiale di abolizione della sportula i cui effetti vengono collegati a situazioni concrete negli epigrammi 14 e 30; il gruppo centrale degli epigrammi 36-38 e 46 abbandona il tema specifico della sportula per aprirsi a una riflessione più ampia sulle condizioni dei clienti poveri, che illustra da punti di vista diversi ma coerenti; infine, l’ultimo componimento della serie, III 60, realizza un effetto di Ringkomposition, riproponendo il motivo della sportula collegato a quello della cena e delle umiliazioni che un convitato di basso rango vi poteva subire. Nel libro V, intorno all’epigramma V 15, un orgoglioso autoritratto del poeta in un testo rivolto a Domiziano, si addensano testi nei quali viene tematizzata la questione della gloria e del successo ma anche degli scarsi guadagni garantiti dalla poesia (epigr. 10; 13; 16): la strategia complessiva è quella di indurre l’imperatore ad assumere il ruolo di mecenate, come richiesto esplicitamente nell’epigramma 19; infine, l’epigramma V 20 chiude la sezione in esame rivolgendosi invece a un amico di pari grado (Giulio Marziale) ed esponendo un ideale di vita rilassata e libera da officia e impegni sociali che si pone significativamente in contrasto con la delicata strategia di comunicazione e di omaggio appena conclusa.
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