L’ultima parte del IV libro della Pharsalia narra la disfatta delle truppe di Curione in Africa. La struttura dell’episodio ricalca quella della narrazione liviana di grandi sconfitte romane (Trebbia, Trasimeno, Canne), e il ritratto del protagonista è quello di un comandante inesperto e temerario. Ma Lucano accentua in particolare (e con qualche eccesso) il suo essere iuvenis (in realtà al momento della morte Curione aveva 35 anni), un ragazzo avventato sì ma generoso e dotato di virtus, audace e destinato a morire sotto un nemico più forte: il modello epico in filigrana è quello degli adulescentes morti ante diem dell’Eneide, destinati a soccombere (come Curione e le sue truppe) davanti a un nemico più forte. Non solo: come Pallante, anche Curione muore senza poter vedere qualcosa che sta per realizzarsi. Nel caso di Pallante si tratta del nuovo regno di Enea (Aen. XI 42-4), in quello di Curione dello scontro di Farsalo (Fars. IV 803-4). Lucano conferma così la sua vocazione di anti-Virgilio. Infine, se Curione diviene protagonista e riceve l’omaggio amaro del poeta al momento della morte, anche il gigante Anteo, il cui scontro con Ercole aveva aperto la sezione ‘africana’ del libro IV, viene definito con notevole innovazione iuvenis prorio nel momento della sconfitta e della morte (v. 650). La storia liviana e l’epos virgiliano offrono a Lucano spunti narrativi e schemi per presentare le vicende della guerra civile ma non strumenti di interpretazione adeguati all'oggetto del suo poema.

Historische Erzaehlung und epische Technik in Pharsalia 4, 581-824

MERLI, Elena
2005-01-01

Abstract

L’ultima parte del IV libro della Pharsalia narra la disfatta delle truppe di Curione in Africa. La struttura dell’episodio ricalca quella della narrazione liviana di grandi sconfitte romane (Trebbia, Trasimeno, Canne), e il ritratto del protagonista è quello di un comandante inesperto e temerario. Ma Lucano accentua in particolare (e con qualche eccesso) il suo essere iuvenis (in realtà al momento della morte Curione aveva 35 anni), un ragazzo avventato sì ma generoso e dotato di virtus, audace e destinato a morire sotto un nemico più forte: il modello epico in filigrana è quello degli adulescentes morti ante diem dell’Eneide, destinati a soccombere (come Curione e le sue truppe) davanti a un nemico più forte. Non solo: come Pallante, anche Curione muore senza poter vedere qualcosa che sta per realizzarsi. Nel caso di Pallante si tratta del nuovo regno di Enea (Aen. XI 42-4), in quello di Curione dello scontro di Farsalo (Fars. IV 803-4). Lucano conferma così la sua vocazione di anti-Virgilio. Infine, se Curione diviene protagonista e riceve l’omaggio amaro del poeta al momento della morte, anche il gigante Anteo, il cui scontro con Ercole aveva aperto la sezione ‘africana’ del libro IV, viene definito con notevole innovazione iuvenis prorio nel momento della sconfitta e della morte (v. 650). La storia liviana e l’epos virgiliano offrono a Lucano spunti narrativi e schemi per presentare le vicende della guerra civile ma non strumenti di interpretazione adeguati all'oggetto del suo poema.
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