La Roma dell’Ottocento è intimamente e storicamente legata all’utilizzo in architettura dei marmi bianchi e colorati; pietre in larga parte provenienti da scavi, restauri, magazzini e collezioni di frammenti riconducibili alla Roma antica. In ideale continuità con il mondo romano attraverso la tradizione marmoraria medievale, la passione per la tavolozza cromatica e gli interessi antiquari e scientifici rinascimentali e neoclassici, il reimpiego di pietre antiche – spesso rare - conferiva alle architetture un particolare prestigio e una valenza simbolica connessi alla bellezza intrinseca e alla difficoltà di lavorazione di tale materia prima, nonché al suo alto valore economico. Tra il 1861 e il 1864 l’architetto Virginio Vespignani realizzò la nuova scala e la cripta della Confessione di san Mattia nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma: un esempio eccezionale del gusto antiquario e pedantesco per la materia rara e preziosa nonché della predilezione del progettista per il tardo Cinquecento romano. Uno spazio la cui qualità compositiva coincide con il ricco apparato lapideo che lo riveste interamente, composto di marmi colorati e pietre dure “tra le più rare o ritenute tali dalla tradizione marmoraria romana”.

Il gusto della pietra nella Roma dell’Ottocento: scalpellini e scultori, esperti collezionisti e scaltri commercianti

CIRANNA, SIMONETTA
2019-01-01

Abstract

La Roma dell’Ottocento è intimamente e storicamente legata all’utilizzo in architettura dei marmi bianchi e colorati; pietre in larga parte provenienti da scavi, restauri, magazzini e collezioni di frammenti riconducibili alla Roma antica. In ideale continuità con il mondo romano attraverso la tradizione marmoraria medievale, la passione per la tavolozza cromatica e gli interessi antiquari e scientifici rinascimentali e neoclassici, il reimpiego di pietre antiche – spesso rare - conferiva alle architetture un particolare prestigio e una valenza simbolica connessi alla bellezza intrinseca e alla difficoltà di lavorazione di tale materia prima, nonché al suo alto valore economico. Tra il 1861 e il 1864 l’architetto Virginio Vespignani realizzò la nuova scala e la cripta della Confessione di san Mattia nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma: un esempio eccezionale del gusto antiquario e pedantesco per la materia rara e preziosa nonché della predilezione del progettista per il tardo Cinquecento romano. Uno spazio la cui qualità compositiva coincide con il ricco apparato lapideo che lo riveste interamente, composto di marmi colorati e pietre dure “tra le più rare o ritenute tali dalla tradizione marmoraria romana”.
9788820767532
9788820767549
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