Il volume ha posto come obiettivo verificare, attraverso un’indagine sulla produzione architettonica dell’ultimo decennio in Abruzzo, l’esistenza o meno agli inizi del XXI secolo di una ‘provincia dell’architettura’ e, eventualmente, di definirne i contorni e le specificità. La struttura del testo obbedisce a tale scopo. La sua prima parte accoglie le opere, accompagnate da brevi testi introduttivi e da schede tecniche, di progettisti selezionati anche per il loro legame - di nascita, di formazione, di lavoro universitario e personale – con la regione Abruzzo. A tali artefici si è chiesto, però, di presentare assieme a architetture elaborate per il territorio abruzzese anche progetti estranei a questa specifica realtà italiana. Segue una più ampia e allo stesso tempo più asciutta presentazione di progetti e realizzazioni frutto del lavoro di una nuova generazione di professionisti, la cui produzione architettonica è – spesso solo in ragione della loro ‘adolescenza professionale - più radicata alla regione con un’estensione al vicino Molise. Il testo chiude, con un’estesa antologia di quanto realizzato in Abruzzo nell’ultimo decennio, una quadro questo che va a integrare e aggiornare indagini analoghe pubblicate precedentemente dagli stessi autori. Il panorama così ricomposto fornisce gli strumenti, in primo luogo, per conoscere un fare architettura e, poi, per distinguere al suo interno caratteri e specificità, o, anche, echi, importazioni acritiche di forme architettoniche e modelli insediativi estranei, ricadute edonistico-consumistiche di un dibattito e di soluzioni architettoniche appartenenti a realtà metropolitane e a territori urbanizzati ‘centrali’. Comprendere, dunque, e valutare in che modo le architetture e i progettisti attivi in Abruzzo esprimono – in una fase di apparente dissoluzione dell’idea di città e di globalizzazione della conoscenza – la loro eventuale adesione alla diffusione di un’immagine edulcorata dell’architettura e della fortuna individualista del progettista, oppure partecipano a un’idea di modernità fondata sulla ricerca di una tradizione costruttiva e materica, sulla rilettura critica della tradizione o, ancora, sulla dimensione umana e sulla natura dei luoghi. Infine se l’Abruzzo costituisce un laboratorio di tematiche e ricerche coerenti da una lato a una ‘tradizione’ dell’architettura italiana, storicamente attenta alla dimensione urbana e alle sue stratificazioni, dall’altro a un’innovazione incentrata sulla consapevolezza della fragilità dei tessuti urbani, delle periferie e del territorio – anche per la sua stessa natura e orografia – messo a dura prova da una forte stagnazione economica (specialmente nel suo entroterra), eco solo parziale di una ben più globale crisi finanziaria.

Introduzione

CIRANNA, SIMONETTA
2009-01-01

Abstract

Il volume ha posto come obiettivo verificare, attraverso un’indagine sulla produzione architettonica dell’ultimo decennio in Abruzzo, l’esistenza o meno agli inizi del XXI secolo di una ‘provincia dell’architettura’ e, eventualmente, di definirne i contorni e le specificità. La struttura del testo obbedisce a tale scopo. La sua prima parte accoglie le opere, accompagnate da brevi testi introduttivi e da schede tecniche, di progettisti selezionati anche per il loro legame - di nascita, di formazione, di lavoro universitario e personale – con la regione Abruzzo. A tali artefici si è chiesto, però, di presentare assieme a architetture elaborate per il territorio abruzzese anche progetti estranei a questa specifica realtà italiana. Segue una più ampia e allo stesso tempo più asciutta presentazione di progetti e realizzazioni frutto del lavoro di una nuova generazione di professionisti, la cui produzione architettonica è – spesso solo in ragione della loro ‘adolescenza professionale - più radicata alla regione con un’estensione al vicino Molise. Il testo chiude, con un’estesa antologia di quanto realizzato in Abruzzo nell’ultimo decennio, una quadro questo che va a integrare e aggiornare indagini analoghe pubblicate precedentemente dagli stessi autori. Il panorama così ricomposto fornisce gli strumenti, in primo luogo, per conoscere un fare architettura e, poi, per distinguere al suo interno caratteri e specificità, o, anche, echi, importazioni acritiche di forme architettoniche e modelli insediativi estranei, ricadute edonistico-consumistiche di un dibattito e di soluzioni architettoniche appartenenti a realtà metropolitane e a territori urbanizzati ‘centrali’. Comprendere, dunque, e valutare in che modo le architetture e i progettisti attivi in Abruzzo esprimono – in una fase di apparente dissoluzione dell’idea di città e di globalizzazione della conoscenza – la loro eventuale adesione alla diffusione di un’immagine edulcorata dell’architettura e della fortuna individualista del progettista, oppure partecipano a un’idea di modernità fondata sulla ricerca di una tradizione costruttiva e materica, sulla rilettura critica della tradizione o, ancora, sulla dimensione umana e sulla natura dei luoghi. Infine se l’Abruzzo costituisce un laboratorio di tematiche e ricerche coerenti da una lato a una ‘tradizione’ dell’architettura italiana, storicamente attenta alla dimensione urbana e alle sue stratificazioni, dall’altro a un’innovazione incentrata sulla consapevolezza della fragilità dei tessuti urbani, delle periferie e del territorio – anche per la sua stessa natura e orografia – messo a dura prova da una forte stagnazione economica (specialmente nel suo entroterra), eco solo parziale di una ben più globale crisi finanziaria.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11697/25668
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