Il presente contributo si colloca nell’ambito degli esiti della ricerca PRIN 2004 “Tutela e valorizzazione dell’edilizia di base nei contesti storici dell’Abruzzo: caratteri tecniche e tipologia”, responsabile scientifico Prof. L. Zordan, all’interno del programma nazionale “Tutela e valorizzazione dell’edilizia di base e dell’architettura regionale: caratteri tecniche e tipologia”, coordinatore scientifico Prof. C. Aymerich. Riconosciuta l’appetività del patrimonio edilizio dei centri storici, anche minori, e maturata l’idea della opportunità di una sua riutilizzazione, è divenuto centrale nel dibattito della cultura tecnologica l’interrogativo sul “come fare”, ossia la definizione delle caratteristiche e delle qualità di un progetto dell’”esistente”. La strada percorribile appare quella della “conservazione attiva” o della “trasformazione controllata”, accettando che, il nodo fondamentale per la risoluzione del problema dell’intervento sui tessuti edilizi consolidati va ricondotto alla ricerca di un rapporto equilibrato tra la conservazione dei valori storici, architettonici, ambientali, ma anche materici e costruttivi, e l’adeguamento tecnologico connesso a nuove richieste esigenziali. La ricerca di “regole” per l’intervento sul patrimonio edilizio storico, prefigura tra le tematiche centrali rispetto al progetto dell’esistente quella relativa al recupero ed al requisito di miglioramento sismico degli edifici. Le norme in materia di sicurezza strutturale e in particolare quelle relative all’adeguamento antisismico delle strutture antiche hanno, infatti, spesso determinato l’intromissione, nell’apparecchiatura costruttiva dell’edilizia storica di base, di elementi strutturali invasivi ed estranei alla concezione costruttiva muraria. Per di più, soprattutto nell’edilizia minore, tali interventi hanno sovente acquisito un carattere sporadico e localizzato, estraneo a una logica progettuale generale, bensì coniugato con il soddisfacimento di esigenze funzionali, distributive ed impiantistiche, prima ancora che statiche e spesso tra loro contrastanti, che di volta in volta si sono presentate. La messa in sicurezza dei tessuti storicamente consolidati ha trovato e trova nel frazionamento della proprietà delle unità edilizie di base un ostacolo spesso insormontabile all’attuazione di interventi estesi, in una logica di sistema, alle cosiddette “unità di tessuto”, ovvero alle aggregazioni di organismi in rapporto di continuità fisica e strutturale, che in funzione dei processi di crescita e trasformazione del tessuto stesso, acquisiscono il carattere di un unico macro-organismo. Va inoltre considerato che, se è vero che l’edilizia storica in particolare nei centri minori nasce in regime di autocostruzione, è pur vero che oggi questo tipo di edilizia è mantenuta o trasformata spesso ancora in regime di autocostruzione ed anche laddove la norma non è cogente l’autocostruttore mutua da essa, divenuta pratica corrente, i modi di intervenire. I recenti eventi sismici di Umbria e Marche hanno ancora una volta fornito l’occasione, drammatica, per quell’osservazione razionale degli effetti di matrice galileiana, che ha caratterizzato il fare dei costruttori dell’edilizia storica, e lo spunto per una riflessione, da parte degli esperti, sull’efficacia di alcune soluzioni di intervento più o meno esplicitamente suggerite o accettate dalle normative antisismiche e correntemente utilizzate a tutt’oggi. Il giudizio, ormai condiviso, che l’intervento “pesante” si è rivelato in molti casi controproducente non ha ancora intaccato, nella prassi corrente, l’applicazione routinaria alla costruzione muraria storica di tecnologie correntemente utilizzate nella costruzione del “nuovo” e disponibili sul mercato a prezzi appetibili per gli utenti. Il settore della produzione, specificamente rivolto al campo del recupero e con particolare riferimento al ripristino e al miglioramento delle caratteristiche meccaniche dei diversi elementi di fabbrica, riflettendo le diverse tendenze di approccio al progetto dell’esistente, se da un lato tende a recuperare materiali e prodotti propri della tradizione del costruire, dall’altro spinge verso materiali innovativi, soprattutto provenienti dal settore chimico. D’altro canto la letteratura e la manualistica tecnica, relativa agli interventi di prevenzione sismica, forniscono oggi un amplissimo ventaglio di soluzioni tecniche, in cui si pongono sullo stesso piano, spesso in maniera acritica e indifferenziata, tecniche tradizionali e soluzioni fortemente innovative o altamente invasive. Un progetto “dentro le regole” richiede quindi di definire la matrice delle soluzioni possibili, in una valutazione di compatibilità riferita non soltanto ai valori da salvaguardare (ambientali, storici, architettonici e costruttivi) e ai livelli di trasformabilità, ma anche e soprattutto al contesto economico-operativo delle specifiche realtà, in modo da generare prassi operative diffuse e non meri esercizi teorici. Nel tentativo di conciliare la sicurezza statica e l’adeguamento tecnologico e prestazionale con «il rispetto del manufatto nella sua interezza architettonica, tecnologica , strutturale e funzionale», una possibile linea-guida parte certamente dall’insegnamento di quei maestri sensibili alle problematiche del costruito storico, attraverso la proposizione o riproposizione di tecniche di consolidamento e di presidi antisismici propri della tradizione, in particolare di quella locale, o che con essa si pongono in continuità. In tal senso un approfondimento sui presidi antisismici adottati nella tradizione costruttiva in funzione dei tipi edilizi e delle loro modalità aggregative è stato condotto in alcuni piccoli centri dell’Abruzzo montano, in cui l’uso diffuso di speroni, scarpe, archi di contrasto, giunti tecnici di disconnessione all’interno del tessuto (rue), rivelano una particolare attenzione della concezione costruttiva agli effetti del sisma. Se la validità attuale dei presidi tradizionali, sotto il profilo tecnico mai smentita, anche in associazione con soluzioni tecniche innovative, può avere obiezioni di carattere economico, la strada da seguire va nella direzione della verifica di compatibilità con il sistema delle risorse, dei processi produttivi e delle caratteristiche fisiche del contesto insediativo, che si ponga come volano occupazionale attraverso la creazione di una rete di piccole imprese specializzate.

Il miglioramento antisismico

BELLICOSO, ALESSANDRA
2007-01-01

Abstract

Il presente contributo si colloca nell’ambito degli esiti della ricerca PRIN 2004 “Tutela e valorizzazione dell’edilizia di base nei contesti storici dell’Abruzzo: caratteri tecniche e tipologia”, responsabile scientifico Prof. L. Zordan, all’interno del programma nazionale “Tutela e valorizzazione dell’edilizia di base e dell’architettura regionale: caratteri tecniche e tipologia”, coordinatore scientifico Prof. C. Aymerich. Riconosciuta l’appetività del patrimonio edilizio dei centri storici, anche minori, e maturata l’idea della opportunità di una sua riutilizzazione, è divenuto centrale nel dibattito della cultura tecnologica l’interrogativo sul “come fare”, ossia la definizione delle caratteristiche e delle qualità di un progetto dell’”esistente”. La strada percorribile appare quella della “conservazione attiva” o della “trasformazione controllata”, accettando che, il nodo fondamentale per la risoluzione del problema dell’intervento sui tessuti edilizi consolidati va ricondotto alla ricerca di un rapporto equilibrato tra la conservazione dei valori storici, architettonici, ambientali, ma anche materici e costruttivi, e l’adeguamento tecnologico connesso a nuove richieste esigenziali. La ricerca di “regole” per l’intervento sul patrimonio edilizio storico, prefigura tra le tematiche centrali rispetto al progetto dell’esistente quella relativa al recupero ed al requisito di miglioramento sismico degli edifici. Le norme in materia di sicurezza strutturale e in particolare quelle relative all’adeguamento antisismico delle strutture antiche hanno, infatti, spesso determinato l’intromissione, nell’apparecchiatura costruttiva dell’edilizia storica di base, di elementi strutturali invasivi ed estranei alla concezione costruttiva muraria. Per di più, soprattutto nell’edilizia minore, tali interventi hanno sovente acquisito un carattere sporadico e localizzato, estraneo a una logica progettuale generale, bensì coniugato con il soddisfacimento di esigenze funzionali, distributive ed impiantistiche, prima ancora che statiche e spesso tra loro contrastanti, che di volta in volta si sono presentate. La messa in sicurezza dei tessuti storicamente consolidati ha trovato e trova nel frazionamento della proprietà delle unità edilizie di base un ostacolo spesso insormontabile all’attuazione di interventi estesi, in una logica di sistema, alle cosiddette “unità di tessuto”, ovvero alle aggregazioni di organismi in rapporto di continuità fisica e strutturale, che in funzione dei processi di crescita e trasformazione del tessuto stesso, acquisiscono il carattere di un unico macro-organismo. Va inoltre considerato che, se è vero che l’edilizia storica in particolare nei centri minori nasce in regime di autocostruzione, è pur vero che oggi questo tipo di edilizia è mantenuta o trasformata spesso ancora in regime di autocostruzione ed anche laddove la norma non è cogente l’autocostruttore mutua da essa, divenuta pratica corrente, i modi di intervenire. I recenti eventi sismici di Umbria e Marche hanno ancora una volta fornito l’occasione, drammatica, per quell’osservazione razionale degli effetti di matrice galileiana, che ha caratterizzato il fare dei costruttori dell’edilizia storica, e lo spunto per una riflessione, da parte degli esperti, sull’efficacia di alcune soluzioni di intervento più o meno esplicitamente suggerite o accettate dalle normative antisismiche e correntemente utilizzate a tutt’oggi. Il giudizio, ormai condiviso, che l’intervento “pesante” si è rivelato in molti casi controproducente non ha ancora intaccato, nella prassi corrente, l’applicazione routinaria alla costruzione muraria storica di tecnologie correntemente utilizzate nella costruzione del “nuovo” e disponibili sul mercato a prezzi appetibili per gli utenti. Il settore della produzione, specificamente rivolto al campo del recupero e con particolare riferimento al ripristino e al miglioramento delle caratteristiche meccaniche dei diversi elementi di fabbrica, riflettendo le diverse tendenze di approccio al progetto dell’esistente, se da un lato tende a recuperare materiali e prodotti propri della tradizione del costruire, dall’altro spinge verso materiali innovativi, soprattutto provenienti dal settore chimico. D’altro canto la letteratura e la manualistica tecnica, relativa agli interventi di prevenzione sismica, forniscono oggi un amplissimo ventaglio di soluzioni tecniche, in cui si pongono sullo stesso piano, spesso in maniera acritica e indifferenziata, tecniche tradizionali e soluzioni fortemente innovative o altamente invasive. Un progetto “dentro le regole” richiede quindi di definire la matrice delle soluzioni possibili, in una valutazione di compatibilità riferita non soltanto ai valori da salvaguardare (ambientali, storici, architettonici e costruttivi) e ai livelli di trasformabilità, ma anche e soprattutto al contesto economico-operativo delle specifiche realtà, in modo da generare prassi operative diffuse e non meri esercizi teorici. Nel tentativo di conciliare la sicurezza statica e l’adeguamento tecnologico e prestazionale con «il rispetto del manufatto nella sua interezza architettonica, tecnologica , strutturale e funzionale», una possibile linea-guida parte certamente dall’insegnamento di quei maestri sensibili alle problematiche del costruito storico, attraverso la proposizione o riproposizione di tecniche di consolidamento e di presidi antisismici propri della tradizione, in particolare di quella locale, o che con essa si pongono in continuità. In tal senso un approfondimento sui presidi antisismici adottati nella tradizione costruttiva in funzione dei tipi edilizi e delle loro modalità aggregative è stato condotto in alcuni piccoli centri dell’Abruzzo montano, in cui l’uso diffuso di speroni, scarpe, archi di contrasto, giunti tecnici di disconnessione all’interno del tessuto (rue), rivelano una particolare attenzione della concezione costruttiva agli effetti del sisma. Se la validità attuale dei presidi tradizionali, sotto il profilo tecnico mai smentita, anche in associazione con soluzioni tecniche innovative, può avere obiezioni di carattere economico, la strada da seguire va nella direzione della verifica di compatibilità con il sistema delle risorse, dei processi produttivi e delle caratteristiche fisiche del contesto insediativo, che si ponga come volano occupazionale attraverso la creazione di una rete di piccole imprese specializzate.
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