Il saggio contiene uno studio, basato su corpora sincronici e diacronici, dell’uso di cosiddetti “imperativi raddoppiati” in italiano. Gli imperativi raddoppiati sono esempi di quelli che Leo Spitzer, in due diversi lavori (SPITZER 1918, 1951-52), ha identificato e descritto due «usi metaforici» dell’imperativo, che ha denominato «impératif descriptif» e «impératif gérondial». I tipi attestati in italiano possono essere classificati in tre categorie. Un primo gruppo, complessivamente il più frequente, costituito da gratta gratta, stringi stringi e scava scava, ha valore ipotetico. Un secondo gruppo, costituito da gira gira e dalle sue varianti, tra le quali spicca gira e rigira che è il tipo più frequente in assoluto nel corpus di Repubblica, ha valore concessivo. Il terzo gruppo è costituito da un certo numero di tipi a bassa frequenza, spesso hapax, che hanno per lo più il valore di antecedente di una consecutiva (i valori che Spitzer classifica come causali e modali). In questo gruppo spiccano per frequenza solo le due varianti dai e dai e batti e ribatti. Il saggio propone di considerare queste costruzioni dell’italiano come un tipo di converbi, dopo averne esaminato le caratteristiche alla luce di recenti studi sui converbi (HASPELMATH 1995, NEDJALKOV 1995, KÖNIG 1995). La costruzione a “imperativo raddoppiato” permette di creare all’occorrenza converbi dal soggetto implicito e libero, con valore inizialmente narrativo. Alcuni dei tipi creati tramite questa costruzione hanno subito un processo di grammaticalizzazione, che presenta forti paralleli con i fenomeni di grammaticalizzazione di costruzioni discussi da BYBEE 2006. I tipi più frequenti nell’ambito di una generale costruzione con “imperativi raddoppiati” si sono svincolati dal valore sostanzialmente narrativo-descrittivo della costruzione, acquisendo, tramite la convenzionalizzazione di implicature presenti frequentemente nei loro contesti di occorrenza più tipici, valori semantici più specializzati (ipotetico, concessivo, antecedente di consecutiva).

Imperativi raddoppiati nell’italiano contemporaneo: un tipo di converbi,

THORNTON, ANNA MARIA
2009-01-01

Abstract

Il saggio contiene uno studio, basato su corpora sincronici e diacronici, dell’uso di cosiddetti “imperativi raddoppiati” in italiano. Gli imperativi raddoppiati sono esempi di quelli che Leo Spitzer, in due diversi lavori (SPITZER 1918, 1951-52), ha identificato e descritto due «usi metaforici» dell’imperativo, che ha denominato «impératif descriptif» e «impératif gérondial». I tipi attestati in italiano possono essere classificati in tre categorie. Un primo gruppo, complessivamente il più frequente, costituito da gratta gratta, stringi stringi e scava scava, ha valore ipotetico. Un secondo gruppo, costituito da gira gira e dalle sue varianti, tra le quali spicca gira e rigira che è il tipo più frequente in assoluto nel corpus di Repubblica, ha valore concessivo. Il terzo gruppo è costituito da un certo numero di tipi a bassa frequenza, spesso hapax, che hanno per lo più il valore di antecedente di una consecutiva (i valori che Spitzer classifica come causali e modali). In questo gruppo spiccano per frequenza solo le due varianti dai e dai e batti e ribatti. Il saggio propone di considerare queste costruzioni dell’italiano come un tipo di converbi, dopo averne esaminato le caratteristiche alla luce di recenti studi sui converbi (HASPELMATH 1995, NEDJALKOV 1995, KÖNIG 1995). La costruzione a “imperativo raddoppiato” permette di creare all’occorrenza converbi dal soggetto implicito e libero, con valore inizialmente narrativo. Alcuni dei tipi creati tramite questa costruzione hanno subito un processo di grammaticalizzazione, che presenta forti paralleli con i fenomeni di grammaticalizzazione di costruzioni discussi da BYBEE 2006. I tipi più frequenti nell’ambito di una generale costruzione con “imperativi raddoppiati” si sono svincolati dal valore sostanzialmente narrativo-descrittivo della costruzione, acquisendo, tramite la convenzionalizzazione di implicature presenti frequentemente nei loro contesti di occorrenza più tipici, valori semantici più specializzati (ipotetico, concessivo, antecedente di consecutiva).
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