“Nuovi elementi” nell’intervento di recupero edilizio: tendenze, tecniche costruttive e casi di studio. Introduzione Le modalità operative da mettere in atto in sede di recupero edilizio devono svilupparsi nell’ottica di salvaguardare le peculiarità dei sistemi costruttivi e dei modi di costruire propri del contesto ove si interviene. In questa direzione, la messa a confronto tra le trasformazioni da attuare e il sistema dei valori, consente non solo di correlare gli interventi compatibili e appropriati alle nuove esigenze dell’abitare, ma anche di richiedere l’innalzamento degli originari livelli prestazionali. Le tematiche che emergono attorno a questo argomento non mirano quindi soltanto a definire gli interventi compatibili per il rinnovo degli elementi costruttivi dell’edificato esistente, ma sono indirizzate anche verso il controllo dei requisiti del sistema ambientale, del sistema spaziale e di quello tecnologico. Sotto questo aspetto quindi, l’intervento di recupero può essere guidato sia verso il ripristino della qualità perduta, mediante la conoscenza della qualità residua degli elementi costruttivi e i livelli di prestazione che essi sono in grado di fornire, sia verso la definizione della qualità da reintegrare mediante l’inserimento di “nuovi elementi” , al fine di ottenere livelli prestazionali tali da soddisfare le esigenze dell’utente ed in grado di rispondere alle attuali normative. Le ipotesi di intervento compatibili che, all’interno del campo delle applicazioni, vanno dalla “massima conservazione” alla “massima trasformabilità” e spaziano rispettivamente tra i “valori da conservare” e la “irrecuperabilità degli elementi”, vanno necessariamente correlate ad un processo di verifica riferito alla compatibilità funzionale e costruttiva in rapporto ai valori da salvaguardare. Definita quindi una metodologia finalizzata alla messa in luce delle modalità da attuare per la gestione di un processo di compatibilità e di verifica rispetto ai valori del costruito storico minore, emerge la necessità di individuare criteri progettuali da ritenere compatibili rispetto l’inserimento di “nuovi elementi” all’interno dello spazio costruito. Infatti la riconferma o meno, in sede di progetto, delle originarie destinazioni d’uso compatibili con l’impianto spaziale, costruttivo e tipologico, che porta spesso a inserire all’interno del sistema esistente, una serie di nuovi spazi funzionali a supporto degli interventi conservativi, rende necessaria un’approfondita riflessione sul come intervenire tra “tradizione” e “modernità” e tra “conservazione” e “trasformazione”.

"Nuovi elementi" nell’intervento di recupero edilizio: tendenze, tecniche costruttive e casi di studio

DI GIOVANNI, GIANNI
2007-01-01

Abstract

“Nuovi elementi” nell’intervento di recupero edilizio: tendenze, tecniche costruttive e casi di studio. Introduzione Le modalità operative da mettere in atto in sede di recupero edilizio devono svilupparsi nell’ottica di salvaguardare le peculiarità dei sistemi costruttivi e dei modi di costruire propri del contesto ove si interviene. In questa direzione, la messa a confronto tra le trasformazioni da attuare e il sistema dei valori, consente non solo di correlare gli interventi compatibili e appropriati alle nuove esigenze dell’abitare, ma anche di richiedere l’innalzamento degli originari livelli prestazionali. Le tematiche che emergono attorno a questo argomento non mirano quindi soltanto a definire gli interventi compatibili per il rinnovo degli elementi costruttivi dell’edificato esistente, ma sono indirizzate anche verso il controllo dei requisiti del sistema ambientale, del sistema spaziale e di quello tecnologico. Sotto questo aspetto quindi, l’intervento di recupero può essere guidato sia verso il ripristino della qualità perduta, mediante la conoscenza della qualità residua degli elementi costruttivi e i livelli di prestazione che essi sono in grado di fornire, sia verso la definizione della qualità da reintegrare mediante l’inserimento di “nuovi elementi” , al fine di ottenere livelli prestazionali tali da soddisfare le esigenze dell’utente ed in grado di rispondere alle attuali normative. Le ipotesi di intervento compatibili che, all’interno del campo delle applicazioni, vanno dalla “massima conservazione” alla “massima trasformabilità” e spaziano rispettivamente tra i “valori da conservare” e la “irrecuperabilità degli elementi”, vanno necessariamente correlate ad un processo di verifica riferito alla compatibilità funzionale e costruttiva in rapporto ai valori da salvaguardare. Definita quindi una metodologia finalizzata alla messa in luce delle modalità da attuare per la gestione di un processo di compatibilità e di verifica rispetto ai valori del costruito storico minore, emerge la necessità di individuare criteri progettuali da ritenere compatibili rispetto l’inserimento di “nuovi elementi” all’interno dello spazio costruito. Infatti la riconferma o meno, in sede di progetto, delle originarie destinazioni d’uso compatibili con l’impianto spaziale, costruttivo e tipologico, che porta spesso a inserire all’interno del sistema esistente, una serie di nuovi spazi funzionali a supporto degli interventi conservativi, rende necessaria un’approfondita riflessione sul come intervenire tra “tradizione” e “modernità” e tra “conservazione” e “trasformazione”.
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