Il contributo esamina la rappresentazione del potere nella produzione romanzesca di Ferrante Pallavicino (1615-1644), con particolare attenzione a La Taliclea (1636), L'ambasciatore invidiato (1639) e Il principe ermafrodito (1640). Attraverso l'analisi dei principali dispositivi diegetici, lo studio mostra come Pallavicino traduca in forma romanzesca una riflessione sistematica sulla ragion di Stato, in cui il «corpo politico» appare irrimediabilmente corroso dalla brama di potere, dall'invidia e dalla menzogna. La scrittura pallaviciniana si rivela così capace di riprodurre i meccanismi del potere costringendo il lettore a misurarsi con la stessa ambiguità che governa il vivere politico.

L’esperienza romanzesca di un «ingegno fertilissimo»: uomini e poteri nel «teatro delle carte» di Ferrante Pallavicino

Di Maro Maria
2026-01-01

Abstract

Il contributo esamina la rappresentazione del potere nella produzione romanzesca di Ferrante Pallavicino (1615-1644), con particolare attenzione a La Taliclea (1636), L'ambasciatore invidiato (1639) e Il principe ermafrodito (1640). Attraverso l'analisi dei principali dispositivi diegetici, lo studio mostra come Pallavicino traduca in forma romanzesca una riflessione sistematica sulla ragion di Stato, in cui il «corpo politico» appare irrimediabilmente corroso dalla brama di potere, dall'invidia e dalla menzogna. La scrittura pallaviciniana si rivela così capace di riprodurre i meccanismi del potere costringendo il lettore a misurarsi con la stessa ambiguità che governa il vivere politico.
2026
979-12-5693-064-7
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