Il crescente ricorso ai servizi extrascolastici ha arricchito di nuove proposte i modelli di sostegno alla famiglia, ed in particolare alle donne, aprendo l’educazione a forme innovative di attività in grado di conciliare la dimensione formale dell’apprendimento con quella non formale in modo da supportare positivamente la gestione del carico familiare, soprattutto nel senso di “rinforzo educativo” dato ai figli. Le diverse istituzioni ed organizzazioni hanno raccolto la sfida della modernizzazione intensificando la propria attività ed incentivando l’affermazione delle azioni extrascolastiche attraverso la diffusione di una cultura aperta a proposte innovative che facilitino le donne nello svolgimento dei loro diversi ruoli. In questo quadro figura il progetto “Attiva- Mente” che ha avuto l’obiettivo di validare un modello di servizio extrascolastico, realizzato nel Comune di Saint-Vincent, e volto a soddisfare sia le esigenze delle donne del territorio, in termini di aiuto concreto nell’assolvimento dei loro diversi compiti quotidiani, sia le necessità di bambini e ragazzi della scuola dell’obbligo, in termini di impiego del tempo libero a disposizione. Il rapporto che lega la scuola, la famiglia e il territorio si fa oggi sempre più stretto ed è scandito da crescenti contaminazioni tra nuovi approcci e modelli educativi tradizionali. In alcuni contesti nazionali si è compreso che attivare servizi extrascolastici di questo tipo può voler dire alimentare la crescita di tale rapporto, oltre che sperimentare inedite forme di cooperazione e di convivenza che rappresentano una grande sfida per quanti lavorano nell’ambito dell’educazione. In “ambienti” educativi quali la famiglia, la scuola, i luoghi del tempo libero si giocano infatti relazioni educative e processi di inclusione e di appartenenza di grande importanza dove, come afferma Paulo Freire, “ci si può educare insieme” nella pluralità dinamica del cambiamento. Al centro dell’attenzione dei servizi extrascolastici va posta infatti la capacità di valorizzare il capitale sociale della comunità di appartenenza e di generare “beni relazionali” tali da creare nello spazio collettivo relazioni positive ed affidabili tra gli attori coinvolti e dove questi possano incontrarsi e condividere esperienze e problemi. Si tratta di un versante di lavoro di grande interesse nel contesto italiano ed europeo che pone il progetto “Attiva-Mente” all’interno di una serie di inziative dirette ad incoraggiare la creazione di reti di sostegno alla donna, lavoratrice e non, e che ha ripercussioni significative anche su altri aspetti e componenti del nucleo familiare e sull’intera collettività. L’assunto di partenza di questo lavoro muove, dunque, dalla consapevolezza che una società complessa come quella che esperiamo quotidianamente comporta di necessità l’interdipendenza tra mutamenti sociali e individuali, che si riflettono sull’organizzazione della vita personale degli individui, i quali si dividono tra impegni professionali, familiari e personali. A conferma di quanto appena detto stanno le modifiche profonde della moderna condizione femminile che corrispondono ai dati diffusi a livello nazionale. Il fatto che oggi molte donne lavorino, o che si trovino oberate da mille impegni, vincoli e ostacoli genera dei problemi che impediscono loro di vivere in maniera adeguata e di realizzare il proprio progetto esistenziale. Prestare attenzione a tali problemi significa fotografare non solo la condizione maggioritaria delle donne, ma anche quella che tende ad essere la condizione tout-court. Il cambiamento rispetto a soli pochi anni fa, quando moltissime donne svolgevano la professione di “casalinghe”, è enorme. Peraltro non è da tralasciare che forti e pressanti sono le trasformazioni che continuamente investono le famiglie e le modalità di “fare famiglia”, ciascuna delle quali si accompagna a particolari rischi e potenzialità, producendo forme di instabilità che fanno crescere il numero delle donne che, oltre che confrontarsi con i problemi del lavoro, deve far fronte a diversi carichi di cura. Ma la società sembra non aver ancora elaborato idonee strategie di fronteggiamento dei bisogni familiari e non essere ancora sufficientemente attrezzata per assecondare le donne nella conciliazione della vita familiare e di quella lavorativa. E se non possiamo dimenticare che una politica di sostegno alle donne e alla famiglia vada pensata necessariamente in un’ottica integrata, coinvolgendo le politiche del lavoro, quelle fiscali, quelle dell’istruzione, della salute e così via, è altrettanto vero che il settore dei servizi extrascolastici, estendendo la sua azione non solo ai membri adulti della famiglia ma anche alla prima infanzia e alle fasce adolescenziali e giovanili e creando, pertanto, nuovi riferimenti educativi, rappresenta per il “mondo femminile” un modo per uscire dalla crisi di “marginalità” in cui oggi versa. L’ipotesi è quella di ricostruire una sorta di “ecosistema locale” capace di contribuire a regolare meglio i diversi “tempi di esistenza” di ciascuno, permettendo, di conseguenza, alle famiglie di imparare ad ascoltare ed interpretare con maggiore attenzione e più rispetto la “voce” delle nuove generazioni, la cui educazione viene troppo spesso demandata esclusivamente alla donna. L’acclamato mutamento della condizione femminile, verso il quale la società ha nutrito negli ultimi anni una considerevole riflessione e una “paradossale soggezione culturale”, non può non mettere in discussione la questione, a livello locale, dell’esemplarità dei servizi e della loro modellizzazione. Di tale condizione è, comunque, opportuno rilevare la rapidità, che di per sé ci dice quanto nuovo si accumuli velocemente e quante domande inedite vengano espresse ed alle quali non sempre è facile rispondere. È evidente che, affinché si possano realizzare servizi in sintonia con la rapidità dei cambiamenti ai quali una società complessa costringe, ci sia bisogno di individuare tipologie organizzative di servizi idonee a sostenere le difficoltà via via incontrate dalle famiglie. Il progetto “Attiva-Mente”, di cui si dà conto in questo volume, tenendo in debita considerazione quanto sopra esposto, ha visto la Cooperativa Lilith impegnata a fornire una risposta a precise esigenze espresse a livello locale, che si è concretizzata con la proposta di un servizio di conciliazione fra i tempi di lavoro e di cura delle donne con carico familiare e i tempi educativi della popolazione giovanile declinati in termini di obiettivi di crescita, sviluppo ed apprendimento da perseguire attraverso precise iniziative di valorizzazione della continuià educativa, facendone il punto di incontro di interessi ed attese sia familiari che sociali. Esso è stato finanziato dal Fondo europeo sulla misura E1, asse E, scheda 41E137, obiettivo 3 del POR locale accogliendo l’invito delle istituzioni locali di elaborare progetti di sostegno a favore alle donne. Promosso dall’Amministrazione comunale con l’obiettivo di sviluppare un modello di servizio extrascolastico capace di assolvere ai bisogni delle famiglie e delle donne di Saint-Vincent, e di sopportarle nel loro carico di lavoro giornaliero, ha perseguito anche l’ambiziosa aspirazione di divenire “schema ed esempio” per analoghe realtà territoriali. Ad una lettura attenta del progetto traspare chiara l’idea della Cooperativa Lilith di creare un servizio in grado di essere: un riferimento “stabile” per le famiglie ed uno spazio educativo “permanente” per i bambini. La sua finalità principale era, dunque, quella di fornire elementi atti ad identificare, precisare, realizzare, comprendere e migliorare alcune attività che potessero soddisfare prima di tutto le donne, ma che fossero anche un valido strumento educativo per i figli, utenti diretti del servizio. Le attività sono infatti state scelte con l’intento di creare una corrispondenza virtuosa tra scuola e famiglia, in modo tale che il servizio non rimanesse distante da queste due realtà ma anzi potesse potenziarne la comunicazione. Il servizio ha avuto una durata complessiva di otto mesi e la sua modellizzazione ha previsto una scansione in due tranches perfettamente speculari, di circa quattro mesi ciascuna. L’intero percorso, che ha avvuto inizio il 24 ottobre e si è concluso il 3 giugno, è stato accompagnato da un processo valutativo condotto da un Nucleo di valutazione, così come contemplato dal progetto, che, per la peculiarità delle scelte metodologiche messe in atto, ha dato la possibilità di tracciare in maniera precisa l’andamento del servizio, i suoi progressi ed i suoi esiti fornendone un’immagine nitida e precisa. L’analisi delle diverse dimensioni e dei differenti piani del servizio si è focalizzata sulle sue caratteristiche educative e strategico-organizzative, oltre che comunicative ed è stata effettuata attraverso la definizione e la somministrazione di più strumenti di indagine, capaci di coglierne lo speciale impianto e le peculiarità dinamiche. Tale somministrazione è stata preceduta da un’operazione preliminare di identificazione delle condizioni di rilevazione che rivestisse il carattere di ricognizione delle “situazioni di partenza”. Nel processo valutativo è stato utilizzato un approccio “multifocale” allo scopo di reperire informazioni a più livelli di attività, la loro coesione interna ed i legami esterni, e “multicentrato” su più soggetti, cioè rivolto sia ai fruitori diretti (bambini e ragazzi) sia a quelli indiretti (famiglie, ed in particolare le donne), oltre che a tutti coloro che hanno preso parte, direttamente o indirettamente, al servizio. Il volume documenta tale processo messo in atto dal Nucleo di valutazione nell’ambito del progetto “Attiva-Mente” e restituisce una chiara sintesi di tutto il lavoro svolto dalla Cooperativa Lilith.

The book gives an account of the evaluation process carried out within the project "Attiva-Mente", funded by the European E1 on the measure, board and card, 41E137, Objective 3 of the ROP to the invitation of local institutions to develop local projects support to women. It was promoted by the local administration with the aim of developing a service model of school able to fulfill the needs of families and women of Saint-Vincent, and bear them in their daily workload, pursuing the ambitious aspiration of become a "pattern and example" for similar territories. The project saw the Lilith cooperative committed to providing a response to specific demands from the local level, which was achieved with the proposal of a conciliation service between periods of work and care for women with family burden and timing of population education youth declined in terms of the objectives of growth, development and learning to be pursued through specific initiatives for the promotion of educational continuity, making it the meeting point of interests and expectations of both family and social. For a careful reading of the project reflected a clear idea of Lilith Cooperative to create a service that can be: a reference to "stable" for families and an educational space "permanent" for children. Its main purpose was, therefore, to provide information necessary to identify, define, create, understand and improve some activities that could satisfy the first of all women, but they were also a valuable educational tool for children, direct users of the service. The activities have been chosen with the intent to create a virtuous correspondence between school and home, so that the service will not remain far from reality, but even these two could enhance communication. The service had a total duration of eight months and its modeling has provided a precise mirror scanning in two tranches, each of about four months. The whole course was accompanied by an evaluation process conducted by an Evaluation Team, as envisaged by the project, which, due to the uniqueness of methodological choices in place, has made it possible to trace precisely the performance of the service, its progress and its provided it results a clear and precise. The analysis of different size and different levels of service focused on its educational and strategic and organizational characteristics, as well as communication and has been done through the establishment and administration of multiple research tools, able to grasp the special plant and the dynamic characteristics. Such administration was preceded by a preliminary identification of the detection conditions that clothe the character of recognition of "starting points". In the evaluation process has been used an approach "multifocal" in order to gather information at multiple levels of activity, their internal cohesion and external links, and "Multicenter" on several subjects, that is for both the direct beneficiaries (children) both indirect (families, and especially women), as well as to all those who have taken part, directly or indirectly, to the service. The book documents the process implemented by the Evaluation Unit within the project "Attiva-Mente” and gives a clear summary of all the work done by the Cooperative Lilith.

Valutare la qualità dei servizi extrascolastici. Uno studio sul progetto “Attiva-Mente” realizzato nel Comune di Saint-Vincent

NUZZACI, Antonella
2007

Abstract

Il crescente ricorso ai servizi extrascolastici ha arricchito di nuove proposte i modelli di sostegno alla famiglia, ed in particolare alle donne, aprendo l’educazione a forme innovative di attività in grado di conciliare la dimensione formale dell’apprendimento con quella non formale in modo da supportare positivamente la gestione del carico familiare, soprattutto nel senso di “rinforzo educativo” dato ai figli. Le diverse istituzioni ed organizzazioni hanno raccolto la sfida della modernizzazione intensificando la propria attività ed incentivando l’affermazione delle azioni extrascolastiche attraverso la diffusione di una cultura aperta a proposte innovative che facilitino le donne nello svolgimento dei loro diversi ruoli. In questo quadro figura il progetto “Attiva- Mente” che ha avuto l’obiettivo di validare un modello di servizio extrascolastico, realizzato nel Comune di Saint-Vincent, e volto a soddisfare sia le esigenze delle donne del territorio, in termini di aiuto concreto nell’assolvimento dei loro diversi compiti quotidiani, sia le necessità di bambini e ragazzi della scuola dell’obbligo, in termini di impiego del tempo libero a disposizione. Il rapporto che lega la scuola, la famiglia e il territorio si fa oggi sempre più stretto ed è scandito da crescenti contaminazioni tra nuovi approcci e modelli educativi tradizionali. In alcuni contesti nazionali si è compreso che attivare servizi extrascolastici di questo tipo può voler dire alimentare la crescita di tale rapporto, oltre che sperimentare inedite forme di cooperazione e di convivenza che rappresentano una grande sfida per quanti lavorano nell’ambito dell’educazione. In “ambienti” educativi quali la famiglia, la scuola, i luoghi del tempo libero si giocano infatti relazioni educative e processi di inclusione e di appartenenza di grande importanza dove, come afferma Paulo Freire, “ci si può educare insieme” nella pluralità dinamica del cambiamento. Al centro dell’attenzione dei servizi extrascolastici va posta infatti la capacità di valorizzare il capitale sociale della comunità di appartenenza e di generare “beni relazionali” tali da creare nello spazio collettivo relazioni positive ed affidabili tra gli attori coinvolti e dove questi possano incontrarsi e condividere esperienze e problemi. Si tratta di un versante di lavoro di grande interesse nel contesto italiano ed europeo che pone il progetto “Attiva-Mente” all’interno di una serie di inziative dirette ad incoraggiare la creazione di reti di sostegno alla donna, lavoratrice e non, e che ha ripercussioni significative anche su altri aspetti e componenti del nucleo familiare e sull’intera collettività. L’assunto di partenza di questo lavoro muove, dunque, dalla consapevolezza che una società complessa come quella che esperiamo quotidianamente comporta di necessità l’interdipendenza tra mutamenti sociali e individuali, che si riflettono sull’organizzazione della vita personale degli individui, i quali si dividono tra impegni professionali, familiari e personali. A conferma di quanto appena detto stanno le modifiche profonde della moderna condizione femminile che corrispondono ai dati diffusi a livello nazionale. Il fatto che oggi molte donne lavorino, o che si trovino oberate da mille impegni, vincoli e ostacoli genera dei problemi che impediscono loro di vivere in maniera adeguata e di realizzare il proprio progetto esistenziale. Prestare attenzione a tali problemi significa fotografare non solo la condizione maggioritaria delle donne, ma anche quella che tende ad essere la condizione tout-court. Il cambiamento rispetto a soli pochi anni fa, quando moltissime donne svolgevano la professione di “casalinghe”, è enorme. Peraltro non è da tralasciare che forti e pressanti sono le trasformazioni che continuamente investono le famiglie e le modalità di “fare famiglia”, ciascuna delle quali si accompagna a particolari rischi e potenzialità, producendo forme di instabilità che fanno crescere il numero delle donne che, oltre che confrontarsi con i problemi del lavoro, deve far fronte a diversi carichi di cura. Ma la società sembra non aver ancora elaborato idonee strategie di fronteggiamento dei bisogni familiari e non essere ancora sufficientemente attrezzata per assecondare le donne nella conciliazione della vita familiare e di quella lavorativa. E se non possiamo dimenticare che una politica di sostegno alle donne e alla famiglia vada pensata necessariamente in un’ottica integrata, coinvolgendo le politiche del lavoro, quelle fiscali, quelle dell’istruzione, della salute e così via, è altrettanto vero che il settore dei servizi extrascolastici, estendendo la sua azione non solo ai membri adulti della famiglia ma anche alla prima infanzia e alle fasce adolescenziali e giovanili e creando, pertanto, nuovi riferimenti educativi, rappresenta per il “mondo femminile” un modo per uscire dalla crisi di “marginalità” in cui oggi versa. L’ipotesi è quella di ricostruire una sorta di “ecosistema locale” capace di contribuire a regolare meglio i diversi “tempi di esistenza” di ciascuno, permettendo, di conseguenza, alle famiglie di imparare ad ascoltare ed interpretare con maggiore attenzione e più rispetto la “voce” delle nuove generazioni, la cui educazione viene troppo spesso demandata esclusivamente alla donna. L’acclamato mutamento della condizione femminile, verso il quale la società ha nutrito negli ultimi anni una considerevole riflessione e una “paradossale soggezione culturale”, non può non mettere in discussione la questione, a livello locale, dell’esemplarità dei servizi e della loro modellizzazione. Di tale condizione è, comunque, opportuno rilevare la rapidità, che di per sé ci dice quanto nuovo si accumuli velocemente e quante domande inedite vengano espresse ed alle quali non sempre è facile rispondere. È evidente che, affinché si possano realizzare servizi in sintonia con la rapidità dei cambiamenti ai quali una società complessa costringe, ci sia bisogno di individuare tipologie organizzative di servizi idonee a sostenere le difficoltà via via incontrate dalle famiglie. Il progetto “Attiva-Mente”, di cui si dà conto in questo volume, tenendo in debita considerazione quanto sopra esposto, ha visto la Cooperativa Lilith impegnata a fornire una risposta a precise esigenze espresse a livello locale, che si è concretizzata con la proposta di un servizio di conciliazione fra i tempi di lavoro e di cura delle donne con carico familiare e i tempi educativi della popolazione giovanile declinati in termini di obiettivi di crescita, sviluppo ed apprendimento da perseguire attraverso precise iniziative di valorizzazione della continuià educativa, facendone il punto di incontro di interessi ed attese sia familiari che sociali. Esso è stato finanziato dal Fondo europeo sulla misura E1, asse E, scheda 41E137, obiettivo 3 del POR locale accogliendo l’invito delle istituzioni locali di elaborare progetti di sostegno a favore alle donne. Promosso dall’Amministrazione comunale con l’obiettivo di sviluppare un modello di servizio extrascolastico capace di assolvere ai bisogni delle famiglie e delle donne di Saint-Vincent, e di sopportarle nel loro carico di lavoro giornaliero, ha perseguito anche l’ambiziosa aspirazione di divenire “schema ed esempio” per analoghe realtà territoriali. Ad una lettura attenta del progetto traspare chiara l’idea della Cooperativa Lilith di creare un servizio in grado di essere: un riferimento “stabile” per le famiglie ed uno spazio educativo “permanente” per i bambini. La sua finalità principale era, dunque, quella di fornire elementi atti ad identificare, precisare, realizzare, comprendere e migliorare alcune attività che potessero soddisfare prima di tutto le donne, ma che fossero anche un valido strumento educativo per i figli, utenti diretti del servizio. Le attività sono infatti state scelte con l’intento di creare una corrispondenza virtuosa tra scuola e famiglia, in modo tale che il servizio non rimanesse distante da queste due realtà ma anzi potesse potenziarne la comunicazione. Il servizio ha avuto una durata complessiva di otto mesi e la sua modellizzazione ha previsto una scansione in due tranches perfettamente speculari, di circa quattro mesi ciascuna. L’intero percorso, che ha avvuto inizio il 24 ottobre e si è concluso il 3 giugno, è stato accompagnato da un processo valutativo condotto da un Nucleo di valutazione, così come contemplato dal progetto, che, per la peculiarità delle scelte metodologiche messe in atto, ha dato la possibilità di tracciare in maniera precisa l’andamento del servizio, i suoi progressi ed i suoi esiti fornendone un’immagine nitida e precisa. L’analisi delle diverse dimensioni e dei differenti piani del servizio si è focalizzata sulle sue caratteristiche educative e strategico-organizzative, oltre che comunicative ed è stata effettuata attraverso la definizione e la somministrazione di più strumenti di indagine, capaci di coglierne lo speciale impianto e le peculiarità dinamiche. Tale somministrazione è stata preceduta da un’operazione preliminare di identificazione delle condizioni di rilevazione che rivestisse il carattere di ricognizione delle “situazioni di partenza”. Nel processo valutativo è stato utilizzato un approccio “multifocale” allo scopo di reperire informazioni a più livelli di attività, la loro coesione interna ed i legami esterni, e “multicentrato” su più soggetti, cioè rivolto sia ai fruitori diretti (bambini e ragazzi) sia a quelli indiretti (famiglie, ed in particolare le donne), oltre che a tutti coloro che hanno preso parte, direttamente o indirettamente, al servizio. Il volume documenta tale processo messo in atto dal Nucleo di valutazione nell’ambito del progetto “Attiva-Mente” e restituisce una chiara sintesi di tutto il lavoro svolto dalla Cooperativa Lilith.
978-88-7890-834-5
The book gives an account of the evaluation process carried out within the project "Attiva-Mente", funded by the European E1 on the measure, board and card, 41E137, Objective 3 of the ROP to the invitation of local institutions to develop local projects support to women. It was promoted by the local administration with the aim of developing a service model of school able to fulfill the needs of families and women of Saint-Vincent, and bear them in their daily workload, pursuing the ambitious aspiration of become a "pattern and example" for similar territories. The project saw the Lilith cooperative committed to providing a response to specific demands from the local level, which was achieved with the proposal of a conciliation service between periods of work and care for women with family burden and timing of population education youth declined in terms of the objectives of growth, development and learning to be pursued through specific initiatives for the promotion of educational continuity, making it the meeting point of interests and expectations of both family and social. For a careful reading of the project reflected a clear idea of Lilith Cooperative to create a service that can be: a reference to "stable" for families and an educational space "permanent" for children. Its main purpose was, therefore, to provide information necessary to identify, define, create, understand and improve some activities that could satisfy the first of all women, but they were also a valuable educational tool for children, direct users of the service. The activities have been chosen with the intent to create a virtuous correspondence between school and home, so that the service will not remain far from reality, but even these two could enhance communication. The service had a total duration of eight months and its modeling has provided a precise mirror scanning in two tranches, each of about four months. The whole course was accompanied by an evaluation process conducted by an Evaluation Team, as envisaged by the project, which, due to the uniqueness of methodological choices in place, has made it possible to trace precisely the performance of the service, its progress and its provided it results a clear and precise. The analysis of different size and different levels of service focused on its educational and strategic and organizational characteristics, as well as communication and has been done through the establishment and administration of multiple research tools, able to grasp the special plant and the dynamic characteristics. Such administration was preceded by a preliminary identification of the detection conditions that clothe the character of recognition of "starting points". In the evaluation process has been used an approach "multifocal" in order to gather information at multiple levels of activity, their internal cohesion and external links, and "Multicenter" on several subjects, that is for both the direct beneficiaries (children) both indirect (families, and especially women), as well as to all those who have taken part, directly or indirectly, to the service. The book documents the process implemented by the Evaluation Unit within the project "Attiva-Mente” and gives a clear summary of all the work done by the Cooperative Lilith.
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