Il saggio analizza l’Ascanio errante (Firenze, Landini, 1640) di Barbera Tigliamochi degli Albizi, poema eroico in trentuno canti dedicato a Vittoria della Rovere, mettendo in luce le modalità di riscrittura della materia virgiliana. Attraverso l’analisi di tre episodi (Polidoro, Polifemo e Circe, Didone) si osserva come l’autrice sviluppi la narrazione attraverso il confronto con tradizioni e modelli diversi, da Omero e Ovidio a Dante, Tasso e Gelli, fino alla tradizione del lamento scenico. Ne emerge una pratica compositiva fondata sulla combinazione di materiali eterogenei, che Tigliamochi riordina e rifunzionalizza all’interno del poema adattandoli alle diverse esigenze della narrazione epica.
Scrivere epica nel Seicento. L’Ascanio errante di Barbera Tigliamochi degli Albizi
Di Maro Maria
2026-01-01
Abstract
Il saggio analizza l’Ascanio errante (Firenze, Landini, 1640) di Barbera Tigliamochi degli Albizi, poema eroico in trentuno canti dedicato a Vittoria della Rovere, mettendo in luce le modalità di riscrittura della materia virgiliana. Attraverso l’analisi di tre episodi (Polidoro, Polifemo e Circe, Didone) si osserva come l’autrice sviluppi la narrazione attraverso il confronto con tradizioni e modelli diversi, da Omero e Ovidio a Dante, Tasso e Gelli, fino alla tradizione del lamento scenico. Ne emerge una pratica compositiva fondata sulla combinazione di materiali eterogenei, che Tigliamochi riordina e rifunzionalizza all’interno del poema adattandoli alle diverse esigenze della narrazione epica.Pubblicazioni consigliate
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