La regione dell’angolo è sede di fratture in circa il 20%-25% dei traumi mandibolari. A renderla vulnerabile concorrono la riflessione della struttura ossea a tale livello e la presenza nel suo contesto del terzo molare, spesso incluso. Scopo del lavoro è stato quello di analizzare la casistica correlando i quadri fratturativi con le caratteristiche della patologia eruttiva di M3. Sono stati considerati 60 casi di fratture dell’angolo mandibolare trattate presso la U.O.C. a Direzione Universitaria di Chirurgia Maxillo-Facciale - L’Aquila. Si trattava di 43 soggetti di sesso maschile e 17 di sesso femminile, di età compresa tra 19 e 58 anni. Nella serie consecutiva considerata le fratture dell’angolo hanno inciso per il 28% dei casi di fratture mandibolari osservate (nel 72% dei casi erano uniche) e risultavano conseguenti ad incidenti stradali (42 casi), colluttazioni (9 casi), incidenti sul lavoro (6), traumi sportivi (3). La frattura risultava al limite distale di M3 in 36 casi (60%), limite mesiale in 12 (20%), mesodentale con frattura radicolare in 12 (20%). M3 Tipo A in 15 casi (25%), Tipo B in 27 (45%) e Tipo C in 18 (30%). M3 Classe I in 33 casi (55%), Classe II in 21 casi (35%), Classe III in 6 casi (10%). M3 normoangolato in 18 casi (30%), distoangolato in 6 (10%), mesioangolato in 36 (60%), orizzontale in 3 (5%). Fratture sfavorevoli 48 (80%), favorevoli 12 (20%). Dislocazione del moncone distale in 37 casi (46,2%). Dall’analisi della casistica si registra come nelle fratture dell’angolo mandibolare sia stata rilevata la più alta incidenza di M3 Mesioangolati - Tipo B-Classe 1, corrispondenti ad un Position Score tra 1 e 2. In tutti i casi il trattamento della frattura (riduzione e contenzione intrafocale) ha previsto l’avulsione di M3.

Fratture dell’angolo mandibolare e terzo molare inferiore

CUTILLI, Tommaso
2007-01-01

Abstract

La regione dell’angolo è sede di fratture in circa il 20%-25% dei traumi mandibolari. A renderla vulnerabile concorrono la riflessione della struttura ossea a tale livello e la presenza nel suo contesto del terzo molare, spesso incluso. Scopo del lavoro è stato quello di analizzare la casistica correlando i quadri fratturativi con le caratteristiche della patologia eruttiva di M3. Sono stati considerati 60 casi di fratture dell’angolo mandibolare trattate presso la U.O.C. a Direzione Universitaria di Chirurgia Maxillo-Facciale - L’Aquila. Si trattava di 43 soggetti di sesso maschile e 17 di sesso femminile, di età compresa tra 19 e 58 anni. Nella serie consecutiva considerata le fratture dell’angolo hanno inciso per il 28% dei casi di fratture mandibolari osservate (nel 72% dei casi erano uniche) e risultavano conseguenti ad incidenti stradali (42 casi), colluttazioni (9 casi), incidenti sul lavoro (6), traumi sportivi (3). La frattura risultava al limite distale di M3 in 36 casi (60%), limite mesiale in 12 (20%), mesodentale con frattura radicolare in 12 (20%). M3 Tipo A in 15 casi (25%), Tipo B in 27 (45%) e Tipo C in 18 (30%). M3 Classe I in 33 casi (55%), Classe II in 21 casi (35%), Classe III in 6 casi (10%). M3 normoangolato in 18 casi (30%), distoangolato in 6 (10%), mesioangolato in 36 (60%), orizzontale in 3 (5%). Fratture sfavorevoli 48 (80%), favorevoli 12 (20%). Dislocazione del moncone distale in 37 casi (46,2%). Dall’analisi della casistica si registra come nelle fratture dell’angolo mandibolare sia stata rilevata la più alta incidenza di M3 Mesioangolati - Tipo B-Classe 1, corrispondenti ad un Position Score tra 1 e 2. In tutti i casi il trattamento della frattura (riduzione e contenzione intrafocale) ha previsto l’avulsione di M3.
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