Nel secondo Novecento italiano il dibattito architettonico nazionale e la cultura tecnologica del progetto individuano nei processi d'industrializzazione dell'edilizia una possibile soluzione alle problematiche emerse dalla Ricostruzione. All'inizio degli anni Sessanta la discussione teorica si traduce in una prima significativa sperimentazione: l'occasione è data dagli indirizzi governativi che, volendo garantire una valida risposta alla crescente domanda di aule, sostengono il ricorso alle tecniche di prefabbricazione per la realizzazione di nuove scuole. Tra i sistemi costruttivi a disposizione, quelli che si basano sulla prefabbricazione leggera, e sull'impiego dell'acciaio, incontrano un esteso favore. La prerogativa del contenimento dei tempi di costruzione provoca però inevitabili ripercussioni sulle realizzazioni delle nuove scuole, limitando le libertà espressive; a ciò conseguono prassi costruttive che risultano schiacciate sulla ripetizione di modelli proposti dalle industrie. Nello stesso periodo, alcuni architetti non accettano queste modalità operative e sperimentano possibili alternative alle soluzioni ordinarie. Maurizio Sacripanti, ad esempio, nella costruzione di una scuola a Molfetta, accoglie le logiche della produzione industriale ma le reinterpreta, al fine di sfruttarne le potenzialità a favore dell'architettura e del progetto. In altri interventi, come nella piacentina scuola per l'infanzia di Giuseppe Vaccaro o nella scuola elementare a Campobasso di Enrico Mandolesi, i progettisti operano al di fuori delle logiche interne alla prefabbricazione leggera, a rivendicare un completo controllo sul progetto e l'originalità del disegno dei componenti edilizi. Queste esperienze rappresentano il tentativo di superare il carattere omologante della standardizzazione, ponendo in essere strategie che intervengono sia all'interno che all'esterno del modus operandi della prefabbricazione leggera. Il contributo intende ripercorrere queste vicende, con l'obiettivo di individuare le prassi costruttive per l'edilizia scolastica, delineare le sperimentazioni che da esse si discostano e definire le ragioni che hanno indotto in seguito le politiche di settore a mutare indirizzi programmatici, abbandonando percorsi di ricerca che risultavano invece ben avviati.

Dentro e fuori la prefabbricazione leggera. Prassi costruttiva e sperimentazione nell'edilizia per la scuola

R. Morganti;A. Tosone;D. Di Donato
2014-01-01

Abstract

Nel secondo Novecento italiano il dibattito architettonico nazionale e la cultura tecnologica del progetto individuano nei processi d'industrializzazione dell'edilizia una possibile soluzione alle problematiche emerse dalla Ricostruzione. All'inizio degli anni Sessanta la discussione teorica si traduce in una prima significativa sperimentazione: l'occasione è data dagli indirizzi governativi che, volendo garantire una valida risposta alla crescente domanda di aule, sostengono il ricorso alle tecniche di prefabbricazione per la realizzazione di nuove scuole. Tra i sistemi costruttivi a disposizione, quelli che si basano sulla prefabbricazione leggera, e sull'impiego dell'acciaio, incontrano un esteso favore. La prerogativa del contenimento dei tempi di costruzione provoca però inevitabili ripercussioni sulle realizzazioni delle nuove scuole, limitando le libertà espressive; a ciò conseguono prassi costruttive che risultano schiacciate sulla ripetizione di modelli proposti dalle industrie. Nello stesso periodo, alcuni architetti non accettano queste modalità operative e sperimentano possibili alternative alle soluzioni ordinarie. Maurizio Sacripanti, ad esempio, nella costruzione di una scuola a Molfetta, accoglie le logiche della produzione industriale ma le reinterpreta, al fine di sfruttarne le potenzialità a favore dell'architettura e del progetto. In altri interventi, come nella piacentina scuola per l'infanzia di Giuseppe Vaccaro o nella scuola elementare a Campobasso di Enrico Mandolesi, i progettisti operano al di fuori delle logiche interne alla prefabbricazione leggera, a rivendicare un completo controllo sul progetto e l'originalità del disegno dei componenti edilizi. Queste esperienze rappresentano il tentativo di superare il carattere omologante della standardizzazione, ponendo in essere strategie che intervengono sia all'interno che all'esterno del modus operandi della prefabbricazione leggera. Il contributo intende ripercorrere queste vicende, con l'obiettivo di individuare le prassi costruttive per l'edilizia scolastica, delineare le sperimentazioni che da esse si discostano e definire le ragioni che hanno indotto in seguito le politiche di settore a mutare indirizzi programmatici, abbandonando percorsi di ricerca che risultavano invece ben avviati.
978-88-87479-80-5
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