Dopo un cinquantennio in cui l’imperativo è stato quello di rendere la valutazione più equa oggi si chiede di andare oltre e di colmare il divario tra i risultati in uscita degli allievi e il raggiungimento di elevati livelli di padronanza. Rendere le pratiche di valutazione più “giuste” è diventata una responsabilità assunta dal sistema dell’istruzione, il quale da tempo ha assimilato l’idea che tutti gli allievi debbano essere aiutati a perseguire prestazioni adeguate, corrispondenti a traguardi vitali dell’esistenza. Per tale ragione se diversi allievi o gruppi di allievi mostrano di possedere in ingresso esperienze, caratteristiche e abilità differenti, anche in termini di varietà e variabilità culturale, è opportuno poter contare, per elaborare proposte culturali adeguate, su interventi opportunamente calibrati e su prove di apprendimento ben costruite e rigorose, che tengano conto delle variabili socio-culturali, linguistiche ecc., poiché qualunque strumento di rilevazione venga elaborato non può che essere espressione della cultura nella quale viene sviluppato. Pertanto, misurare un’abilità di un bambino straniero non tenendo conto dei sistemi simbolici come la lingua, le immagini ecc. rischia talvolta di inficiare il carattere stesso della valutazione. E per fare ciò il problema è soprattutto quello di capire come allineare la progettazione in contesti di elevata varietà e variabilità socio-culturale a pratiche di valutazione valide e affidabili, ma soprattutto efficaci e coerenti sula piano del funzionamento del sistema di azione didattico. Il rapporto tra valutazione e interculturalità nell’azione didattica offre la possibilità di rendere tangibile il concetto di equità, il quale, da sempre soggetto ad interpretazioni diverse, diventa necessario per chiarire in che modo si possa quantificare e qualificare i risultati della formazione in contesti ad elevata variabilità culturale e riuscire ad allineare le funzioni metodologiche dell’insegnamento (progettazione, valutazione, comunicazione, relazione ecc.) all’azione didattica. Il contributo dà conto di tale riflessione.

Progettazione della valutazione e intercultura

A. Nuzzaci
2020-01-01

Abstract

Dopo un cinquantennio in cui l’imperativo è stato quello di rendere la valutazione più equa oggi si chiede di andare oltre e di colmare il divario tra i risultati in uscita degli allievi e il raggiungimento di elevati livelli di padronanza. Rendere le pratiche di valutazione più “giuste” è diventata una responsabilità assunta dal sistema dell’istruzione, il quale da tempo ha assimilato l’idea che tutti gli allievi debbano essere aiutati a perseguire prestazioni adeguate, corrispondenti a traguardi vitali dell’esistenza. Per tale ragione se diversi allievi o gruppi di allievi mostrano di possedere in ingresso esperienze, caratteristiche e abilità differenti, anche in termini di varietà e variabilità culturale, è opportuno poter contare, per elaborare proposte culturali adeguate, su interventi opportunamente calibrati e su prove di apprendimento ben costruite e rigorose, che tengano conto delle variabili socio-culturali, linguistiche ecc., poiché qualunque strumento di rilevazione venga elaborato non può che essere espressione della cultura nella quale viene sviluppato. Pertanto, misurare un’abilità di un bambino straniero non tenendo conto dei sistemi simbolici come la lingua, le immagini ecc. rischia talvolta di inficiare il carattere stesso della valutazione. E per fare ciò il problema è soprattutto quello di capire come allineare la progettazione in contesti di elevata varietà e variabilità socio-culturale a pratiche di valutazione valide e affidabili, ma soprattutto efficaci e coerenti sula piano del funzionamento del sistema di azione didattico. Il rapporto tra valutazione e interculturalità nell’azione didattica offre la possibilità di rendere tangibile il concetto di equità, il quale, da sempre soggetto ad interpretazioni diverse, diventa necessario per chiarire in che modo si possa quantificare e qualificare i risultati della formazione in contesti ad elevata variabilità culturale e riuscire ad allineare le funzioni metodologiche dell’insegnamento (progettazione, valutazione, comunicazione, relazione ecc.) all’azione didattica. Il contributo dà conto di tale riflessione.
978-88-67355-44-0
978-88-6735-55-01
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