Da diversi anni, l’analisi dell’universo giovanile rappresenta per i ricercatori una sfida stimolante: ci si trova di fronte, infatti, ad un mondo complesso e multiforme, difficile da comprendere, capace però di fornire agli studiosi spunti originali per leggere la realtà odierna. Come è ormai evidente, nella società dell’incertezza (Bauman), sono soprattutto i giovani a sperimentare un sentimento di spaesamento, di homelessness (Berger, Berger, Kellner), accompagnato spesso dalla perdita di riferimenti e ancoraggi sociali stabili; secondo M. Livolsi, siamo di fronte a Sé “splittati” in tanti piccoli Sé, fluidi e ricchi di contraddizioni, che trasformano l’identità in un insieme di ruoli momentanei da fondere e mescolare insieme, frammenti di personalità di cui negoziare costantemente le esigenze. Per Z. Bauman, infatti, gli individui non si pongono il problema dell’identità finché il loro destino rimane un destino di appartenenza, fino a quando, cioè, sono in grado di inserire la propria biografia all’interno di grandi narrazioni collettive. Ma se tale meccanismo si inceppa, allora le identità si frammentano e si moltiplicano, acquisendo però nel contempo la capacità di trarre da una siffatta pluralizzazione dei mondi vitali inattese chance esistenziali ed un ampio margine di reversibilità nella costruzione delle biografie individuali. In una simile prospettiva, la necessità di recuperare risorse adeguate da investire nel processo di costruzione di un sé adulto porta soprattutto i giovani ad attribuire anche alla sfera dei consumi una valenza inedita, fondante, fino a spingerli a considerare la fruizione di merci e prodotti specifici come un nuovo criterio di riconoscibilità sociale; ciò che intendiamo dire è che le pratiche di consumo oggettivano – nel vero senso della parola – valori, concetti astratti e categorie di pensiero, fornendo ai più giovani le competenze da spendere nelle dinamiche di maturazione e di interazione quotidiana. Il consumo, come osserva E. Di Nallo, appare sempre più comunicazione, espressione di sé, modalità privilegiata del rapporto con il mondo. Gli oggetti e i comportamenti di consumo si trasformano, in questa accezione, in strumenti per rendere intelligibili e socialmente visibili le identità che i giovani sperimentano, gli stili di vita in cui di volta in volta si riconoscono.

Giovani generazioni: consumi multipli per identità complesse

ROBERTI, GERALDINA
2009-01-01

Abstract

Da diversi anni, l’analisi dell’universo giovanile rappresenta per i ricercatori una sfida stimolante: ci si trova di fronte, infatti, ad un mondo complesso e multiforme, difficile da comprendere, capace però di fornire agli studiosi spunti originali per leggere la realtà odierna. Come è ormai evidente, nella società dell’incertezza (Bauman), sono soprattutto i giovani a sperimentare un sentimento di spaesamento, di homelessness (Berger, Berger, Kellner), accompagnato spesso dalla perdita di riferimenti e ancoraggi sociali stabili; secondo M. Livolsi, siamo di fronte a Sé “splittati” in tanti piccoli Sé, fluidi e ricchi di contraddizioni, che trasformano l’identità in un insieme di ruoli momentanei da fondere e mescolare insieme, frammenti di personalità di cui negoziare costantemente le esigenze. Per Z. Bauman, infatti, gli individui non si pongono il problema dell’identità finché il loro destino rimane un destino di appartenenza, fino a quando, cioè, sono in grado di inserire la propria biografia all’interno di grandi narrazioni collettive. Ma se tale meccanismo si inceppa, allora le identità si frammentano e si moltiplicano, acquisendo però nel contempo la capacità di trarre da una siffatta pluralizzazione dei mondi vitali inattese chance esistenziali ed un ampio margine di reversibilità nella costruzione delle biografie individuali. In una simile prospettiva, la necessità di recuperare risorse adeguate da investire nel processo di costruzione di un sé adulto porta soprattutto i giovani ad attribuire anche alla sfera dei consumi una valenza inedita, fondante, fino a spingerli a considerare la fruizione di merci e prodotti specifici come un nuovo criterio di riconoscibilità sociale; ciò che intendiamo dire è che le pratiche di consumo oggettivano – nel vero senso della parola – valori, concetti astratti e categorie di pensiero, fornendo ai più giovani le competenze da spendere nelle dinamiche di maturazione e di interazione quotidiana. Il consumo, come osserva E. Di Nallo, appare sempre più comunicazione, espressione di sé, modalità privilegiata del rapporto con il mondo. Gli oggetti e i comportamenti di consumo si trasformano, in questa accezione, in strumenti per rendere intelligibili e socialmente visibili le identità che i giovani sperimentano, gli stili di vita in cui di volta in volta si riconoscono.
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